Beffa condono, diventa ordine del giorno
Dalle promesse elettorali alla retromarcia parlamentare: la vicenda della sanatoria si chiude con un atto senza effetti concreti. Per l’isola sfuma l’ennesima occasione su una questione che pesa da anni su famiglie

La beffa è servita. E per molti isolani assume i contorni del più amaro regalo di Natale. Dopo settimane di attese, dichiarazioni, rassicurazioni e soprattutto dopo aver agitato il tema come una clava elettorale durante la recente campagna per le regionali campane, il condono edilizio finisce nel modo peggiore possibile: l’emendamento annunciato viene declassato a semplice ordine del giorno. Tradotto in termini politici e pratici: una scatola vuota, priva di effetti concreti, senza alcun obbligo per il Governo. Ad annunciare la decisione è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, a margine dei lavori sulla manovra economica in Commissione Bilancio. Una scelta maturata dopo lo scontro durissimo con le opposizioni, che hanno fatto muro contro la riformulazione dell’emendamento destinato a riaprire i termini del cosiddetto “condono tombale” del 2003. Il risultato è il solito compromesso all’italiana: per evitare lo stallo dei lavori e arrivare all’approvazione della legge di bilancio entro fine anno, si è scelto il percorso più morbido, quello che non scontenta formalmente nessuno ma che, nei fatti, non risolve nulla.
ANCHE A ISCHIA PROMESSE E ILLUSIONI
Per Ischia, però, questa non è una vicenda come le altre. Qui il tema del condono edilizio non è materia astratta da dibattito parlamentare, ma una ferita aperta che riguarda migliaia di famiglie, interi nuclei abitativi, situazioni sospese da decenni. Dopo il sisma del 2017 e la frana del 2022, la questione della regolarizzazione edilizia è stata più volte indicata come passaggio necessario per consentire ricostruzioni, messe in sicurezza, accesso ai contributi e, soprattutto, per restituire serenità a chi vive da anni nell’incertezza. Durante la campagna elettorale regionale, il centrodestra – e in particolare Fratelli d’Italia – aveva fatto del tema un cavallo di battaglia. Promesse, impegni, parole spese davanti ai cittadini e agli amministratori locali, anche isolani, che avevano chiesto a gran voce una soluzione chiara e definitiva. Tra i nomi più esposti su questo fronte c’era quello di Edmondo Cirielli, che in più occasioni aveva assicurato attenzione e interventi concreti per i territori colpiti da emergenze e storici contenziosi urbanistici come Ischia. Oggi, alla luce dei fatti, quelle promesse suonano come un’illusione. Perché trasformare un emendamento in un ordine del giorno significa ammettere che la volontà politica di andare fino in fondo non c’era, o quantomeno non era così solida come si voleva far credere.
UN ORDINE DEL GIORNO CHE NON CAMBIA NULLA
Dal punto di vista tecnico, l’ordine del giorno è un atto di indirizzo politico. Può impegnare il Governo “a valutare”, “a considerare”, “a promuovere” determinate iniziative, ma non ha forza di legge, non produce effetti immediati e non garantisce alcun risultato concreto. L’Esecutivo può accoglierlo, respingerlo o accettarlo come semplice raccomandazione. E anche quando viene approvato, non esistono strumenti reali per costringere il Governo a darvi seguito. È per questo che le opposizioni – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle – parlano apertamente di vittoria politica. A loro modo hanno ragione: la maggioranza guidata da Giorgia Meloni aveva i numeri per imporre una scelta diversa, per assumersi la responsabilità politica di un provvedimento divisivo ma coerente con quanto promesso. Non lo ha fatto. E non è la prima volta che, su temi delicati, al centrodestra “viene il braccino”, per usare un’espressione cara al linguaggio sportivo.
IL CONTRACCOLPO POLITICO E SOCIALE
Le conseguenze, soprattutto a Ischia, rischiano di essere pesanti. Non solo sul piano pratico, ma anche su quello politico ed elettorale. Amministratori locali che si erano spesi pubblicamente, cittadini che avevano riposto speranze concrete, famiglie che aspettano da anni una soluzione: tutti ora si sentono, legittimamente, presi in giro. Va detto con onestà: probabilmente anche l’emendamento così come era stato studiato, senza correttivi sostanziali, avrebbe portato benefici limitati a una realtà complessa come quella ischitana. Ma chiudere la partita in questo modo, senza nemmeno tentare fino in fondo, appare come una resa senza combattere. Una mazzata che molti isolani e campani in generale non meritavano.
NATALE AMARO PER L’ISOLA
Resta l’amarezza. Resta la sensazione di essere stati usati come argomento da campagna elettorale e poi rapidamente dimenticati quando il confronto si è fatto duro nei palazzi romani. Il resto, come si dice, è aria fritta: dichiarazioni, spiegazioni tecniche, rimpalli di responsabilità. Per Ischia questo Natale non sarà buono. Sarà un Natale segnato dall’ennesima promessa mancata e dalla consapevolezza che, ancora una volta, le esigenze di un territorio fragile e complesso sono state sacrificate sull’altare degli equilibri politici nazionali. La beffa del condono è servita. E difficilmente verrà dimenticata.








