LE OPINIONI

IL COMMENTO La bellezza non salverà il mondo

La famosa frase “La bellezza salverà il mondo” è tratta dal romanzo L’Idiota di Fedor Dostoevskij, ed è pronunciata dal principe Miskin, archetipo del bello ideale e della bontà assoluta,ma piuttosto ingenuo. L’autore non si riferiva tanto alla bellezza esteriore, artistica,paesaggistica, quanto alla bellezza interiore, spirituale, morale, come forza capace di redimere l’umanità. Una sua frase emblematica è “La compassione è la legge fondamentale e forse l’unica legge dell’esistenza di tutto il genere umano”. Di Dostoevskij si dice che è un autore ancora oggi estremamente attuale, per la drammaticità dei suoi dialoghi, degli approfondimenti, per l’esame psicologico dei personaggi oscillanti tra nichilismo, razionalismo e spiritualità. Però una cosa è certa: che, alla luce degli sconvolgenti fatti mondiali odierni, la sua carica profetica si è rilevata fallace. La compassione, da lui elevata a unica legge dell’esistenza umana, esiste oggi solo in uomini illuminati da fede autenticamente cristiana o votati a forme di volontariato altruistico o di socialismo dal volto umano. Per il resto c’è soltanto individualismo sfrenato, cinismo calcolatore, disprezzo del cosiddetto “ buonismo” che, nel lessico dell’autocrazia, del sovranismo e del razzismo, diventa una qualità negativa. Ditemi: cosa c’è rimasto di bellezza negli uomini che governano gli Stati del mondo, secondo canoni personali, interessi economici egoistici e in violazione di qualunque diritto internazionale e di ogni organismo sovranazionale? Uomini che invadono paesi sovrani (siano essi regimi totalitari o aperti al sistema democratico). Che sganciano bombe, lanciano missili, droni , non importa se anziché colpire obiettivi militari, infrastrutture, colpiscono ospedali, scuole, malati, bambini, anziani civili.

Alcuni nostri concittadini isolani hanno visitato città iraniane (prima di questa invasione); abbiamo giovani ischitani nell’apparato amministrativo diplomatico italiano in Iran. Sono state postate foto (per esempio da Lello Montuori) di tesori artistici, palazzi bellissimi, templi iraniani, che saranno distrutti, come ormai accade senza tregua in paesi illegalmente invasi. Chi salva la loro bellezza? E se non si salva (oltre a migliaia di vite umane) la bellezza artistica, paesaggistica, dei luoghi invasi e se viene annichilita la bellezza interiore di iraniani che pur non condividendo il terrore dei propri governanti, di certo non sono disposti ad accettare che il proprio paese venga subissato di missili e bombe e venga depredato delle proprie ricchezze naturali. Certo, l’oppressione interna della libertà, li spinge, in un primo momento, a gioire dell’uccisione di capi aguzzini, ma poi saranno spinti a svegliarsi da palingenesi illusorie e chimerica importazione di democrazia dall’esterno. Se non si salvano bellezza esteriore e bellezza interiore di questi popoli che ambiscono alla libertà quanto all’indipendenza, come possono tali bellezze – a loro volta – salvare il mondo? Per tornare a Dostoevskij, di cui si sa tanto, ma forse non tutti sanno che Fedor, nato a Mosca da una famiglia aristocratica decaduta e impoverita, fu mandato a studiare a San Pietroburgo, indovinate un po’ che cosa: ingegneria militare. Proprio quella che progetta sistemi sempre più moderni e sofisticati per annientare nemici reali o presunti, fino al punto – oggi – di non avere nemmeno più bisogno di truppe di terra, se non in casi particolari o strumentalizzando truppe di etnie che hanno buoni motivi per vendicarsi, come i curdi nel caso dell’Iran. Vedo che il resto del mondo è giustamente attonito di fronte a queste nefandezze e tuttavia non ho la sensazione che stia facendo tesoro di queste terribili esperienze, che toccano nel profondo paesi e popoli non vicinissimi a noi ma nemmeno tanto lontani da noi. Alla vista di cotanti errori ed orrori internazionali, dovremmo amarci di più, dovrebbe aumentare il nostro tasso di coesione occidentale, europeo, nazionale, regionale, isolano, familiare. E invece no! Prevale l’individualismo, l’egoismo, l’edonismo, il presente anziché il futuro. Secoli di pensiero, filosofia, storia vengono dissipati in un nichilismo paralizzante.

Noi viviamo in un’isola meravigliosa, che ha ricevuto doni ineguagliabili da Natura e Storia. I Greci hanno battezzato Pithekussai e ci hanno lasciato un imprinting umanistico che non possiamo dissipare. I nostri avi, contadini e pescatori ,ci hanno lasciato in eredità il senso del lavoro, dell’impegno e dell’amore (a volte anche il timore) per la terra (che a volte trema) e per il mare (che a volte distrugge con furia). Che cosa ci è rimasto di tutto questo? Il turismo, l’accoglienza di tutti, provenienti da qualsiasi paese del mondo (anche i Reza Pahlavi, Scià di Persia, odierno Iran) ci aveva contraddistinti. E’ ancora così? O l’avidità, la corsa alla ricchezza (ammesso che sia ancora così) hanno provocato un’inarrestabile mutazione antropologica? Per avere una risposta al quesito, segnalo tre libri (con tesi diverse e contrapposte) usciti di recente e che dovremmo tutti leggere. Il primo è “Alice nel paese delle idee” di Roger-Pol Droit, filosofo e scrittore francese. Sotto forma di romanzo, fa viaggiare una bambina desiderosa, in un mondo di catastrofi ambientali e di guerre multipolari, di conoscere la storia della filosofia e i principi cardine che governano il mondo e l’umanità. Curiosi personaggi che l’accompagnano, le mostrano certezze e contraddizioni del pensiero nei secoli, dagli antichi greci alla modernità. Traggo, per brevità, da esso solo la seguente frase pronunciata dall’imperatore filosofo romano Marco Aurelio (quello del tondo del nostro porto): “Le cose non toccano l’anima, ma stanno immobili all’esterno, mentre i turbamenti vengono soltanto dall’opinione che si forma all’interno (Pensieri a se stessi)”.

Claudio Cerasa

Dunque ciò che importa è il modo in cui elaboriamo, nel nostro intimo, anche le vicende più brutali della storia. E’ il nostro atteggiamento di fronte agli accadimenti ciò che importa. Questo è un tipo di risposta, che possiamo considerare mediana tra due opposti: lo scetticismo e l’ottimismo. All’ottimismo si iscrive il giornalista Claudio Cerasa, che ha scritto di recente il saggio “L’antidoto”, s’intende a contrasto del catastrofismo e disfattismo. Per quanto riguarda l’Italia cita una serie di dati statistici: i delitti diminuiscono, la sicurezza migliora, la povertà diminuisce, a dimostrazione che la realtà è migliore di come abitualmente si dipinge. Infine, c’è il libro “La vita anteriore” del linguista Raffaele Simone, che possiamo ascrivere allo scetticismo. In esso viene retroattivamente raccontata un’epoca giovanile in cui abbiamo vissuto bene, in una società più semplice, più amabile, più ricca di valori, più speranzosa del futuro. Parliamo della generazione del secondo dopoguerra, quando noi ragazzi incominciammo a giocare prima con un pallone di pezza, per poi passare al Superflex e quindi al pallone di cuoio, che dapprima pesava enormemente e ti raggelava le orecchie quando le colpiva. Quando nei corridoi delle scuole elementari sentivi un forte odore di creolina, allora in uso per disinfettare e disinfestare i bagni. Quando portavamo il sussidiario e i quaderni, rigorosamente neri, nella cartella di cartone. Quando esistevano ancora cartoline, lettere, francobolli, da conservare e collezionare. Un libro che si legge con gli occhi, ma anche col cuore e soprattutto con tutti i sensi, compreso l’olfatto. Conclude Simone: “E’ cambiato assolutamente tutto!”. Ma aggiunge lo scrittore Paolo Di Paolo, a commento del libro,: “Della vita anteriore si può ritrovare l’essenza; qualcosa più di un profumo, l’aura. Respirarla, per chi c’era significa restituire qualcosa di sé a se stesso. Per chi non c’era, il libro funziona da atlante magico di un mondo che sembra immaginato o sognato. Eppure è stato, fino all’altro ieri, il mondo”.

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Un commento

  1. Alle persone sensibili la contrarietà per il mancato rispetto del diritto internazionale per l’attacco all’Iran, che causa morti e distruzione del patrimonio storico persiano, potrebbe apparire condivisibile, tuttavia è altrettanto certo chi ha una figlia, coetanea di Mahsa Amini, curda di Saqqez, massacrata dalla cosiddetta “polizia morale” per non indossare correttamente il velo, e di tante altre donne torturate perché non rispettano le leggi repressive prescritte dalla dittatura islamica, non può che sperare che questa guerra finisca con la fine del regime attuale.
    Monumenti e palazzi si possono restaurare, e se non fosse possibile farlo, sostituirli con altri, di pari valore…

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