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BLACK MASS – L’ULTIMO GANGSTER , la recensione

Gianluca CastagnaIschia – Quella di Johnny Depp in “Black mass – L’ultimo gangster” è una presenza a dir poco totalizzante. Abbandonate le guasconerie per ragazzi nel mar dei Caraibi, l’attore americano è tornato a fare sul serio. Misurandosi con un gangster in piena regola che ha dominato la malavita americana per oltre 15 anni: James “Whitey” Bulger.
Sono strade che non portano da nessuna parte, quelle del crimine. Segmenti di un labirinto nel quale c’è sempre qualcuno che scappa e qualcun altro che insegue. A meno che i due non si siano messi d’accordo. Soprattutto quando, fin da piccoli, si giocava a guardia e ladro nel parco e ora per le strade di Southie Boston, senza capire bene chi è la guardia e chi il ladro.
Perché anche chi sceglie “la legge”, e più in alto vuole salire nella scalata immorale al potere, ai soldi, alla fama, prima o poi si troverà a cadere nel vuoto come pretende il destino degli ambiziosi luciferini.

Johnny-Depp-in-Black-MassSe c’è qualcosa di demoniaco, di vampiresco, in questo algido gangster movie diretto da Scott Cooper, quello è proprio Johnny Depp. Malavitoso irlandese sepolto dal make up, lentine per occhi di ghiaccio e sguardo perennemente assortito, sorta di demonio dalla mente insondabile. Un autentico Nosferatu della decomposizione come vuole ogni drammaturgia dedicata alle parabole criminali. Fatto sta che nelle strade umide di Boston (meravigliosamente fotografate da Masanobu Takanyagi), un killer più psicotico che efferato stringe il patto con l’amico d’infanzia oggi nell’Fbi. Entrambi facciamo carriera, convengono. Tu mi lasci prosperare nella malavita, io ti passo qualche informazione sulla gang rivale. Quella italiana. La fatale ingenuità dell’agente John Connelly (interpretato da Joel Edgerton) sembra perfetta per il patto col diavolo e per assecondare una tipica fissazione yankee: sconfiggere i nemici di oggi nutrendo quelli di domani.

“Black Mass” racconta soprattutto questa zona grigia, dove malavita e istituzioni vanno a braccetto, entrambe spinte da un desiderio conservazionista e razzista, oltre che innervate da una bramosia smisurata di potere. E così, mentre Jimmy Bulger mette le mani su tutto ciò che di illecito c’è in città, Connelly diventa la superstar dell’Fbi, con abiti da sartoria e capelli cotonati quanto basta per intercettare la curiosità dei media a caccia di (finti) giustizieri. Come richiede il genere, protagonisti e comprimari (i compari dell’uno e dell’altro, le donne infelici, i traditori, il fratello senatore, la mamma irlandese rompicoglioni quanto quella italiana) si muovono in un microcosmo naturalmente intessuto di violenza, di assoluta mancanza di solidarietà e di rapporti non mediati che dal denaro e dal potere.
Non c’è romanticismo, o epica, o realismo nelle immagini premeditate di Cooper e infatti il film soffre di questa freddezza, di monotonia emotiva, senza furori o impeti di sguardo. Il figlio di Bulger muore per una banale infezione (la madre, Dakota Johnson, staccherà la spina), il matrimonio di Connelly va a rotoli senza troppe scene madri, i regolamenti di conto sono quasi tutti fuori campo. Colpi secchi e precisi anche quando si tratta di spezzare il collo a una giovanissima prostituta e subito dopo andare a farsi una dormita.

blackmassdeppedgertonsouthbostonbackgroundverygood-628x348La fase discendente è inevitabile perché il giochetto è durato troppo a lungo. Tutti perdono qualcosa quando, nei vicoli ciechi o in pieno sole, non hanno già tirato le cuoia. Depp, con la pelata sempre più ampia, è troppo debitore del Brando nel “Padrino” per essere davvero convincente. Comprendiamo l’ammirazione, ma simili tentativi rischiano di naufragare – nel migliore dei casi – in un Nicholson imbolsito e fuori forma.
Traditori spuntano come sciacalli attorno al cadavere ancora vivo di un criminale che fece tremare l’America. Perfino la nave cui affida le armi per finanziare l’IRA fallisce beffardamente la sua consegna. Quando anche le nefandezze di Connelly verranno smascherate, a Bulger non resterà che la fuga e la vita nell’ombra, forse protetta dal fratello senatore a cui costerà la carriera. L’ultimo gangster  resterà intrappolato nella notte dell’incognito fino all’arresto finale, vecchissimo e di bianco vestito come un innocuo pensionato a Santa Monica.
Cast di livello, ma nessun guizzo di regia a (poter) salvare il romanzo criminale.

 

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