POLITICAPRIMO PIANO

Borrelli: «No a differenze politiche sul dolore della gente»

Nostra intervista al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra che parla del decreto Ischia e di quanto successo a Casamicciola. Tra somme messe a disposizione, la necessità di coinvolgere gli amministratori locali e la speranza che ci sia unanimità nelle decisioni

Inevitabilmente si parla delle somme stanziate dopo quello che è accaduto il 26 novembre. C’è chi ritiene tali risorse un primo positivo passo da parte dello Stato centrale, chi invece pensa che siano del tutto insufficienti. Qual è la sua idea in merito?

«Sicuramente l’interessamento del governo è un fatto giusto e vero. La domanda che mi faccio è: perché spalmare 40 milioni di euro in quattro anni, invece di darli subito? In secondo luogo ho fatto espungere dal provvedimento la previsione di 42 milioni di euro per gli eventi catastrofici del 2021 che però non riguardavano in alcun modo l’isola d’Ischia. Anche in questo caso rimane un mistero come tale previsione sia entrata nel provvedimento. Dunque, nonostante la buona volontà, c’è una forte discrasia tra i 40 milioni di euro e i 400 chiesti da Legnini, cioè parliamo di molto meno rispetto a quanto richiesto. Di fatto stiamo andando a discutere in aula un provvedimento che per Ischia nel 2023 vale 10 milioni di euro».

«Le risorse che si delineano per l’isola sono insufficienti. Credo che bisognerebbe ascoltare le cifre invocate dal Commissario e dai sindaci»

Un certo Giulio Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina. Forse il governo ha cominciato col “freno a mano” visto che in carica c’è un commissario di area politica avversa?

Il commissario Giovanni Legnini

«Non credo, visto che lo hanno confermato loro stessi, con l’avallo della Regione. Piuttosto mi chiedo i sindaci cosa pensano di queste misure, anche perché il governo deve comunque avere un minimo di dialogo con gli enti locali e la regione prima di decidere l’entità di una misura. Non credo a intenti punitivi verso il commissario, visto che, ripeto, il governo ha potuto decidere dopo aver sentito il parere degli altri enti, altrimenti non avrebbero proprio fatto nemmeno il decreto. Piuttosto, forse si sono accorti di non avere le risorse necessarie, oppure che erano presenti contrappesi molto rilevanti per non dare a Ischia lo stesso riconoscimento che hanno ottenuto altri territori».

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«Sono convinto che questo decreto vada votato all’unanimità, sul dolore delle persone non può esserci differenze politiche»

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Lei si è occupato personalmente sin dalle prime battute della tragedia di Casamicciola. A distanza di quasi due mesi, secondo Lei quanto ci vorrà per ripartire, e la messa in sicurezza tanto agognata resterà una chimera? Ha un messaggio che vuole indirizzare a una comunità casamicciolese mai come in questo momento così particolarmente provata?

«Io tornerò sull’isola. Non l’ho fatto prima semplicemente perché volevo tornarci con qualche cosa di solido. La mia idea è di venire sull’isola e di discutere una volta approvato il provvedimento. In quel momento potremo parlarne con cittadini e amministratori locali, e con il commissario, studiando cosa è andato bene e cosa meno bene: potrebbero comunque esserci cambiamenti al testo in corso d’opera. Io lo auspico: voglio essere positivo. Non credo a un atteggiamento punitivo verso l’isola, o almeno non ho avuto questa percezione. Credo che questo provvedimento vada votato all’unanimità in ogni caso, perché sul dolore delle persone non ci dovrebbero essere differenze politiche. A margine credo che vada discusso anche il tema del tentativo di costruzione della caserma forestale mai realizzata: o si impiantano nuovi pini, oppure realizziamo un edificio di pubblica utilità. In ogni caso la questione va risolta. Va lanciata una battaglia a favore della cittadinanza. Non dimentichiamo il grande peso a livello di prodotto interno lordo che l’isola vanta nel contesto regionale. Sarebbe un errore non interessarsi anche dal punto di vista delle risorse economiche destinate all’isola. L’intervento a favore dell’isola non deve diventare una sorta di reddito di cittadinanza, semplicemente perché i cittadini isolani vivono di turismo, producono tanto e pagano molte tasse, dunque devono avere una risposta forte davanti a una tragedia di questo tipo. A Casamicciola già nel 2009 era accaduta una tragica frana, e quindi un intervento massivo è assolutamente necessario».

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