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Bosco della Maddalena, si cancelli quello scempio

ISCHIA – Sono passati tanti anni, c’è stato anche un lungo processo che dovrebbe concludersi entro l’anno solare, ma uno dei più grossi scempi mai perpetrati sulla nostra isola è ancora davanti agli occhi di tutti. Uno scempio che, in un territorio in cui non si può nemmeno costruire un gradino, vide sventrata un’intera porzione di bosco. Parliamo del diastro ambientale conseguenza della costruzione della nuova Caserma del Corpo Forestale dello Stato sul bosco della Maddalena di Casamicciola Terme. E così per porre fine ad una vergogna che sembra non volerla scrivere la parole fine, ecco che l’avv. Bruno Molinaro ha notificato due diffide: la prima al comune di Casamicciola Terme, la seconda al Ministero delle Infrastutture, affinché ciascun ente, per quanto di propria competenza, si attivi per la demolizione delle opere realizzate nel Bosco della Maddalena e per l’integrale ripristino dello stato dei luoghi originario (che vuol dire non solo eliminazione delle opere abusive ma anche messa a dimora di pini in sostituzione di quelli irresponsabilmente abbattuti, con reintegrazione, per quanto possibile, del patrimonio ambientale danneggiato) omologabile alla categoria civilistica del risarcimento in forma specifica. Il noto legale lascia intendere che sussistono fondati motivi perché la demolizione ed il ripristino vengano in concreto eseguiti, in quanto, nel caso di specie, obbligata alla esecuzione dei lavori è anche l’amministrazione statale che, a differenza del comune di Casamicciola (che versa attualmente in una condizione di grave deficit finanziario), può e deve garantire la provvista finanziaria necessaria per l’intera operazione.

Una volta presentate le diffide, è giusto anche chiedersi cosa potrà accadere successivamente. Una volta notificati gli atti bisognerà attendere il termine di trenta giorni. Se gli enti intimati non dovessero fornire le giuste risposte, garantendo l’esecuzione delle opere richieste o in ogni caso esternando le ragioni dell’eventuale ritardo, i responsabili saranno denunciati per omissione di atti d’ufficio e dunque la vicenda assumerà anche una piega di natura penale. Non solo, a quel punto ci si rivolgerà anche alla magistratura amministrativa: sarà cioè proposto ricorso al Tar per l’annullamento del silenzio rifiuto e per la conseguenziale nomina del commissario ad acta, cui sarà demandato il compito di surrogare gli enti inadempienti, e naturalmente con pieni poteri sostitutivi.

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