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Botti alle processioni, l’isola si spacca tra favorevoli e contrari

In occasione delle feste patronali, quando i fuochi d’artificio rimbombano nelle strade, la diatriba tra chi li esalta e chi li vorrebbe cancellare infiamma il dibattito. Che San Giovan Giuseppe ha rilanciato

Fuochi d’artificio. Croce e delizia di un’isola devota, che pur di omaggiare il santo è pronta a far deflagrare bombe che forse solo in guerra hanno lo stesso impeto. Una tradizione che nel tempo ha creato due schieramenti, acerrimi nemici, che a ogni festa patronale, soprattutto nei mesi estivi, si scaglia una contro l’altra. C’è chi vorrebbe botti a profusione e giochi pirotecnici a illuminare le calde notti estive, botti che allontanano malelingue, maldicenze e bestemmie contro il santo che protegge la propria parrocchia, le luci colorate poi illuminano il volto di colui che è chiamato a proteggere dai tentativi di screditare l’antica usanza rumorosa, che difficilmente si può sradicare dal credo comune.

Insomma, con la celebrazione delle feste patronali, le tradizionali esplosioni pirotecniche tornano a infiammare l’opinione pubblica isolana. L’eterna diatriba divide la popolazione in due fazioni, agguerritissime. E ad alimentarla nuovamente la recente festa di San Giovan Giuseppe della Croce, patrono di Ischia, che ovviamente ha suscitato un interminabile dibattito sui social, durato per l’intero programma dei festeggiamenti: nel corso dei quali, va riconosciuto, davvero non ci siamo fatti mancare niente. Anche perché fuochi e botti di ogni natura e dimensione ci sono stati ed anche in ogni momento della giornata: non solo col favore delle tenebre ma anche nella fascia oraria mattutina. Ed in alcuni casi, va riconosciuto, si è sparato all’impazzata, quasi come se non ci fosse un domani. Ma ci sono due opposte fazioni, dicevamo. C’è chi proprio non ha intenzione di intaccare una tradizione che affonda radici lontano nei secoli. Il fuoco d’artificio, potente, assordante, che coglie di sorpresa e fa vibrare corpo e anima. Una tradizione pagana ma ormai divenuta sacra, quasi più della processione stessa, sicuramente molto più seguita e ammirata delle preghiere in chiesa.

Una vero e proprio credo popolare, a tratti più forte di quello religioso, viscerale che fa parte del dna stesso del buon meridionale, orgogliosa manifestazione d’appartenenza alla cultura del Sud. L’idea di non sparare i fuochi? Uno smacco, quasi un’offesa nei confronti del santo che secondo il credo dei più si rallegra nel vedere i suoi fedeli fare a gara a chi la spara più grossa (la bomba, non la dichiarazione estemporanea). Inoltre, sostiene il generico avvocato difensivo dei fuochi d’artificio, il botto piace ai turisti che dalle proprie parti non ha occasione di farsi travolgere da suoni così forti e assordanti, uno spettacolo che accarezza la voglia di adrenalina che passa anche attraverso giochi pirotecnici così dirompenti.

Dall’altro lato c’è la fazione che vorrebbe far sparire i fuochi d’artificio dalla faccia dell’isola. Fare in modo che l’isola verde diventi un paradiso di silenzio, scevro di ogni manifestazione festante da esprimere con i potenti fuochi d’artificio che mandano in fumo, secondo loro, letteralmente migliaia di euro che potrebbero essere sfruttati in ben altra maniera. Ma non c’è solo chi ne fa una questione di inquinamento acustico. Non manca la componente animalista che ricorda quanto possa essere stressante il dirompente rumore dei fuochi d’artificio per cani, gatti e altri animali domestici terrorizzati dalle improvvise esplosioni.

Ci sono poi i rigorosi laici, quelli che con la religione hanno molto poco a che fare e si chiedono perché mai debbano essere costretti a dover sottostare allo spettacolo di genuflessione in cui la maggioranza della popolazione si piega nei confronti di tradizioni religiose che stravolgono in maniera invasiva le abitudini cittadine. L’anti pirotecnico si appella alla necessità di essere moderni, di rinnegare tradizioni che indubbiamente vanno avanti da decenni, se non addirittura secoli. Ma c’è anche la necessità di guardare avanti, di ascoltare il senso comune che è cambiato. Si, il fuoco d’artificio può anche essere esploso, ma magari in maniera meno assordante e a suo modo spaventosa.

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Chi ha ragione? Difficile dirlo, di certo l’argomento è molto sentito, accende gli animi e scalda la discussione. Un invito al rispetto di santi e fuochi si è levato dal popolo dei difensori della tradizione, esercito aggueritissimo che erge robusti scudi per salvaguardare la tradizione e non intende cedere ai colpi di chi vuole una festa più sobria e meno rumorosa. Ma anche il partito della tranquillità vuole essere rispettato. Chi la spunterà?

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