CRONACAPRIMO PIANO

Bottiglieri, il crocierismo e il precedente “sfumato”

Parla il referente isolano di Confesercenti Assoturismo che ribadisce la bontà del progetto che mira ad alzare l’asticella della qualità turistica e rimarca la primogenitura di Casamicciola nell’operazione Four Season. Poi il ricordo degli sbarchi a Ischia Ponte e ancora…

Marco Bottiglieri, a Lacco Ameno è sbarcata Four Seasons. Quali vantaggi può portare il crocierismo di lusso alla nostra isola e che tipo di svolta può rappresentare?

«Sicuramente rappresenta una grande opportunità per l’intera isola d’Ischia. Si tratta di un segmento turistico che finora è mancato e che, invece, dovremmo cercare di sviluppare e incentivare con maggiore convinzione. L’arrivo di Four Seasons costituisce un primo banco di prova importante per capire le potenzialità di questo turismo d’élite, composto da viaggiatori con una forte capacità di spesa e con aspettative molto elevate sotto il profilo dell’accoglienza e della qualità dei servizi. Proprio per questo motivo dobbiamo farci trovare pronti. Non basta che queste navi arrivino sull’isola: bisogna essere capaci di offrire un’esperienza diversa rispetto a quella che, fino ad oggi, siamo stati abituati a proporre. Occorre investire nell’accoglienza, nell’organizzazione, nei servizi, nell’offerta culturale e nella valorizzazione del territorio, affinché questi visitatori possano vivere Ischia nel migliore dei modi e abbiano il desiderio di ritornare. È un’occasione importante che non possiamo permetterci di sprecare».

C’è stato un precedente, che non tutti ricordano. Una decina di anni fa fu già sperimentato il crocierismo di lusso sull’isola. Ci ricorda quell’esperienza e ci spiega perché, secondo lei, non ha avuto un seguito?

«Sì, circa dieci anni fa ci fu un’iniziativa molto interessante promossa dall’imprenditore isolano Fausto Silvestro. Fu lui a riuscire a portare queste navi da crociera di lusso che sostavano al largo del Castello Aragonese e, in quell’occasione, chiese a Confesercenti di collaborare al progetto. Come associazione di categoria aderimmo immediatamente, perché comprendemmo fin da subito il valore di quell’iniziativa. Organizzammo un servizio di accoglienza completamente gratuito destinato ai crocieristi che sbarcavano sull’isola. Il nostro obiettivo era quello di fornire loro tutte le informazioni sulle opportunità offerte da Ischia: i siti di interesse storico e culturale, le terme, le escursioni, le bellezze naturalistiche, i percorsi enogastronomici e tutto ciò che il territorio poteva offrire. Naturalmente ogni turista sceglieva liberamente come trascorrere la propria giornata, ma era importante che tutti avessero la percezione della ricchezza dell’offerta dell’isola. Quell’attività aveva anche un’altra finalità: far conoscere Ischia nella sua interezza affinché quei visitatori potessero poi decidere di tornare in futuro per una vacanza più lunga. Era, quindi, anche un investimento sul cosiddetto turismo di ritorno».

Perché quell’esperienza si interruppe?

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«Se ricordo bene, l’iniziativa andò avanti per circa due anni. Anzi, il secondo anno registrò risultati molto incoraggianti, con ben diciannove attracchi. Sembrava l’inizio di un percorso destinato a consolidarsi. Poi, però, intervennero due fattori che cambiarono completamente lo scenario. Il primo fu la tragedia della Costa Concordia. Dopo il naufragio vennero riviste le norme relative agli avvicinamenti e agli attracchi delle navi da crociera, con un generale irrigidimento delle procedure di sicurezza. Le grandi navi furono quindi tenute a maggiore distanza dalle coste e questo incise inevitabilmente anche sull’esperienza ischitana. Successivamente si aggiunse un’altra criticità. Con l’istituzione dell’Area Marina Protetta del Regno di Nettuno non venne prevista una corsia o un canale dedicato al transito delle navi da crociera, come invece è stato fatto in altre aree marine protette italiane. Questa mancanza ha finito per rappresentare un ulteriore ostacolo allo sviluppo del crocierismo di lusso sull’isola».

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In tanti, in questi giorni, hanno cercato di attribuirsi la paternità di questa operazione: l’attuale amministrazione di Lacco Ameno, quella precedente, ma anche Casamicciola, che documenti alla mano è stata la prima a muoversi, con l’accordo siglato a Miami lo scorso anno. Come giudica questo rincorrersi di rivendicazioni?

«Io sono sempre dell’idea che questa debba essere considerata un’opportunità per tutta l’isola d’Ischia e non per il singolo Comune o per il singolo porto. Dovremmo imparare a ragionare come sistema e non come realtà separate. Se arriva un beneficio per un Comune, inevitabilmente il vantaggio si estende a tutto il territorio isolano. Detto questo, se la memoria non mi inganna, questa vicenda nasce effettivamente da un percorso avviato dal Comune di Casamicciola Terme. Fu l’allora vicesindaco Carotenuto a cogliere questa opportunità partecipando agli incontri di Miami, dove vennero avviati e probabilmente definiti gli accordi con la compagnia di navigazione che oggi ha inserito Ischia nei propri itinerari. Per questo motivo ritengo che sarebbe stato corretto riconoscere il lavoro svolto in quella fase iniziale e, magari, completare il percorso proprio con Casamicciola. Ciò non toglie che, alla fine, il vero risultato è che tutta Ischia possa beneficiare di questa nuova opportunità. Ed è questo l’aspetto che dovrebbe prevalere su qualsiasi polemica relativa alla paternità dell’iniziativa».

Al di là dell’America’s Cup, della quale abbiamo già parlato diffusamente, quali altre iniziative potrebbero contribuire ad alzare il livello qualitativo del turismo sull’isola e generare ricadute positive per il territorio?

«Oltre agli eventi già esistenti, penso ad esempio a manifestazioni culturali come Ischia Noir o ad altre iniziative dello stesso livello, credo che la strada da seguire sia proprio quella della qualità. Manifestazioni di questo tipo portano cultura, valorizzano il territorio e attirano un pubblico diverso, più interessato ai contenuti e meno orientato esclusivamente al divertimento. Dobbiamo cambiare progressivamente la percezione che molti hanno di Ischia. Purtroppo, negli ultimi anni, alcuni episodi di cronaca hanno finito per incidere negativamente sull’immagine dell’isola. Ci sono persone che possiedono perfino una casa qui e che, talvolta, rinunciano a trascorrere le vacanze a Ischia proprio per il timore di ritrovarsi in situazioni spiacevoli che hanno avuto grande eco. Per questo motivo dobbiamo continuare a investire in eventi culturali, in iniziative di qualità e in tutto ciò che sia capace di attrarre un turismo più consapevole, rispettoso del territorio e interessato a conoscere davvero l’isola. Proprio in questa direzione stiamo lavorando a un progetto che considero particolarmente importante e che, salvo imprevisti, dovrebbe concretizzarsi il prossimo anno. Si tratta della realizzazione di una serie televisiva ambientata sull’isola d’Ischia».

Può dirci qualcosa a riguardo?

«Abbiamo già avviato contatti e raggiunto accordi preliminari con importanti canali Rai. Esiste una storia molto affascinante, legata al passato dell’isola, che potrebbe diventare il filo conduttore della fiction. Il progetto è attualmente all’attenzione dei vertici competenti e confidiamo possa andare in porto. Se dovesse concretizzarsi, non rappresenterebbe soltanto una straordinaria vetrina promozionale per Ischia a livello nazionale, ma potrebbe anche avere una distribuzione internazionale. L’auspicio è che questa fiction riesca a superare i confini italiani e ad arrivare anche sui mercati esteri, compresi quelli americani, offrendo all’isola una visibilità senza precedenti e contribuendo ad attrarre un turismo sempre più qualificato».

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