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Buio a Mezzogiorno

Il titolo l’ho mutuato da un vecchio e famoso libro dello scrittore ungherese Arthur Koestler “ Buio a mezzogiorno” del 1940, che parlava di tutt’altro. L’urgenza e l’importanza del tema che propongo questa domenica, deriva dalla lettura di alcuni  interventi saggistico-giornalistici di grande qualità.. Partiamo da Gianfranco Viesti,professore di Economia applicata presso l’Università di Bari. Avevo già letto, con interesse, il suo libro “ Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce. Falso!” nel quale dimostrava la falsità di assunti, largamente condivisi, come quello secondo cui senza Sud , l’Italia sarebbe più ricca e crescerebbe di più o l’altro assunto secondo cui le Regioni del Sud inghiottano, senza frutto, un fiume di risorse pubbliche. Tale lettura aveva rafforzato in me un forte sentimento meridionalista, istillatomi molto prima, dal mio antico professore universitario e grande meridionalista, Francesco Compagna. Ma Viesti, dopo il 2013, ha continuato le sue ricerche socio-economiche con la Fondazione Res e, a fine febbraio, sarà reso pubblico il Rapporto sul Mezzogiorno. Ma già adesso, le linee principali del Rapporto compaiono sul sito www.resricerche.it. Che cosa emerge da questo Rapporto? Che in Italia in genere, ma con forte accentuazione al Sud, s i sgonfiano gli Atenei universitari. Calano gli iscritti e calano fortemente gli investimenti. Negli ultimi 10 anni, le Università del Mezzogiorno hanno subito un calo degli iscritti, passando da 136.000 a meno di 100.000. Negli ultimi 7 anni, gli investimenti sulle Università si sono decurtati del 20%. In Italia diminuiscono gli studenti universitari, innanzi tutto quelli appartenenti a famiglie con reddito basso ed inoltre diminuiscono di più le iscrizioni al Sud rispetto al Nord. L’Italia è agli ultimi posti, tra i 28 Paesi dell’Unione Europea, per numero di laureati; ci ha sorpassati perfino la Turchia. Dal Governo Berlusconi in poi, si è solo tagliato fondi. L’attuale Governo Renzi non ha tagliato, ma nemmeno ha fatto nuovi investimenti, se si eccettua il discorso delle borse di studio. Ma il problema non è tanto quello dei finanziamenti alla ricerca e allo studio, che in parte vengono finanziati anche dall’Europa; il problema è costituito dalle spese correnti e dai servizi che, con i tagli, si abbassano inesorabilmente. Sempre l’attuale Governo ha introdotto un meccanismo premiale di finanziamento, in base a 22 complicati indicatori che, per 7 anni, cambieranno continuamente. L’effetto pratico dell’introduzione di questi criteri ha portato ad una forbice tra la riduzione di investimenti al nord ( del solo 4%) a fronte del taglio del 12% al Sud. Ma oltre al gap universitario tra Italia ed Europa e tra Nord e Sud dell’Italia, c’è – pronta a scoppiare – la bomba demografica. Il grande e preoccupante calo demografico che investe l’Italia, ma soprattutto il Sud. Nel 2005, l’Istat  stimava, per l’immediato futuro, una media di 1,6 figli per coppia al Sud e di 1,2 al Nord. Ma, nel 2014 il dato effettivo è stato di 1,39 per l’Italia e di 1,32 per il Sud. Se scorporiamo le donne immigrate da altri Paesi, europei ed extraeuropei, il precedente dato si modifica così: 1,32 al nord, 1,29 al Sud. A questo punto devo riferire  di altri interventi giornalistici illustri: quello del politologo Ernesto Galli Della Loggia, uomo non sospetto di meridionalismo, che sottolinea, con forza, il meccanismo perverso dei criteri di valutazione degli Atenei, introdotto dal Governo, chiaramente a favore del Centro Nord; l’intervento di Guido Trombetti, ex rettore della Federico II di Napoli,  nonché ex Assessore della regione Campania, che concorda con Galli della Loggia e paventa una ricostituzione del triangolo del nord Genova-Torino-Milano, non più solo industriale, ma soprattutto scientifico-culturale. Infine l’intervento del sociologo immaginifico Giuseppe De Rita, presidente del Censis che, pur condividendo l’analisi di Della Loggia e Trombetti, aggiunge una considerazione di non poco conto: fino a qualche anno fa ( è il suo ragionamento) i giovani del Mezzogiorno avevano prospettive significative nel settore del pubblico impiego di enti economici, di infrastrutture culturali e quindi erano spronati ad iscriversi alle Università meridionali, che sono caratterizzate da una formazione eminentemente umanistico-giuridica. Ora che sono scemate queste opportunità pubbliche: enti locali, uffici previdenziali, del catasto, giornali, istituti di credito, ora che le professioni ( avvocati, commercialisti, studi di architettura) sono in netto declino a seguito del declino dell’edilizia, svanisce la corsa alle Università del meridione. Insomma, ci si iscrive per lo sbocco lavorativo, non solo per una formazione astratta. Senza prospettiva e sbocchi lavorativi, si cercano strade alternative. Questo il quadro, questo il buio a Mezzogiorno! Quale luce possiamo accendere? Quella di forti investimenti infrastrutturali, ma non a spot, in maniera sistematica e massiccia, di poli scientifici, di ricerca applicata, di nodi di comunicazione e trasporti, di sistemi portuali, aeroportuali, di hub ferroviari, di servizi al turismo. Come è pensabile, ad esempio, che il Sindaco di Pompei si opponga all’Hub ferroviario che porterà i turisti dalle Grandi Stazioni direttamente agli Scavi di Pompei? Il Sindaco ha paura che i turisti scavalchino, in tal modo, il centro commerciale del paese? Stia tranquillo che se i turisti potranno arrivare in maniera agevole agli scavi, sosteranno, con altrettanto piacere, anche nei dintorni e visiteranno volentieri il Santuario di Pompei. Per quanto riguarda Ischia, facciamo parte, tra i 92 Comuni della provincia, della Città Metropolitana di Napoli. Dispiace che il Sindaco De Magistris abbia la tendenza all’isolamento. Si può non essere teneri con questo Governo e col suo leader, ma non possiamo “ derenzizzare” la Città Metropolitana  e vivere in una presunta splendida “ isolation”. Noi siamo già, in senso geografico, un’isola, non vorremmo finire all’interno di un’isola solo un po’ più grande. Ricordiamo una delle più poetiche canzoni di Pino Daniele “ Chi tene ‘u mare” ? I versi che dicono “ Chi tene ‘u mare ‘o ssaie, porta ‘na croce/ chi tene ‘u mare ‘o ssaie, nun tene niente”. Noi ischitani abbiamo l’ambizione di voler contare di più, di appartenere ad una comunità più grande, di far parte di un Mezzogiorno alla riscossa, che esca dal buio e intraveda una luce in fondo al tunnel!

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