CRONACA

Buon ferragosto alle lavoratrici e ai lavoratori dell’isola d’Ischia

Che sia questa una giornata di profonda riflessione sullo sfruttamento a cui si è sottoposti nelle aziende del turismo di tutta Italia e sulla necessità di dover riprendere la lotta di classe per rivendicare ed ottenere il pieno riconoscimento dei diritti sindacali

Oggi sabato 15 agosto in tutta Italia si festeggia il Ferragosto, la festa estiva per antonomasia, una sorta di Capodanno estivo dove le famiglie anziché riunirsi attorno ad un camino acceso, lo fanno sulle spiagge, nei resort, negli alberghi o negli agriturismo disseminati lungo lo Stivale. Una festa che vede in ferie e in vacanza milioni e milioni di italiani tranne la maggior parte dei cittadini dell’isola d’Ischia e di tutte le località a vocazione turistica e che sono impegnati a lavorare nel settore dell’ospitalità. Certo, il lavoro nobilita l’uomo perché, e mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo, gli dovrebbe garantire una sicurezza economica e consentirgli una vita dignitosa ma questa purtroppo non è certamente la condizione dei lavoratori cosiddetti stagionali come quelli isolani costretti spesso a lavorare anche otto, nove, dieci, undici o dodici ore al giorno a fronte di stipendi di fame che vanno dai 1.000 ai 1.200 euro al mese, dovendo molte volte rinunciare al godimento o al pagamento delle ferie e persino al giorno di riposo in modo particolare nei mesi di luglio ed agosto. E dopo una stagione lavorativa estenuante nel corso della quale si è costretti a trascurare se stessi, i figli e la propria famiglia, altro che festeggiare il Ferragosto, gli stagionali sono anche “invitati” a firmare la famigerata conciliazione con cui si dichiara generalmente il falso e cioè di aver lavorato il giusto e ricevuto le dovute spettanze rispetto al lavoro prestato. Il tutto con la complicità di organizzazioni sindacali e patronati padronali che dalle conciliazioni hanno anche il loro ritorno economico. Per non parlare dei mesi invernali che vedono un ulteriore e pauroso impoverimento delle famiglie dei lavoratori stagionali che mentre in passato godevano almeno dell’indennità di disoccupazione per sei mesi, dal 2015 in poi grazie alla controriforma cosiddetta del Jobs Act vergognosamente introdotta dal governo padronale e antipopolare presieduto da Matteo Renzi, oggi, e solo per due o massimo tre mesi, percepiscono la Naspi, una misera elemosina di Stato assolutamente insufficiente a poter vivere dignitosamente.

In questa situazione di sfruttamento medioevale, così come abbiamo già avuto modo di sottolineare negli anni scorsi, la cosa che rattrista di più è che sull’isola d’Ischia, per moltissimi isolani, le condizioni di lavoro sono per certi aspetti persino peggiori di quelle del 1800 se pensiamo che, ad esempio, i lavoratori dell’Illinois già dal 1º maggio del 1867 lavoravano al massimo otto ore al giorno: assurdo!

Ma facciamo un altro esempio storico. Nel 1917 l’Unione Sovietica comunista di Lenin e di Stalin era avanti anni luce rispetto all’Italia di oggi, visto che in quell’enorme Paese la giornata lavorativa era di 7 ore e di 6 ore per i lavori insalubri e pesanti. E lì non c’erano sfruttatori capitalistici che potevano permettersi di calpestare i diritti sindacali come avviene da noi, altroché! E se pensiamo che qualche anno prima di morire, nel 1953, Stalin disse che le ore di lavoro dovevano essere abbassate a 5 e questo affinché “si lavorasse tutti e meno” e tutti avessero a disposizione più tempo libero da dedicare alla famiglia, allo studio e allo svago, ci rendiamo conto di quanto a Ischia e in Italia nel 2026 siamo arretrati di secoli in tema di riconoscimento dei diritti del mondo del lavoro: che vergogna!!!

E non è sicuramente un caso che molti isolani, giovani e meno giovani spesso straordinari professionisti del settore turistico, scelgono di emigrare alla ricerca di condizioni di lavoro più umane e allo stesso tempo alberghi e strutture ricettive o della ristorazione, in piena stagione turistica sono ancora alla ricerca di personale da come si legge sui social.

Naturalmente, pure in questo caso non facciamo di tutta l’erba un fascio e sicuramente anche sull’isola d’Ischia ci sono imprenditori del turismo rispettosi dei diritti sindacali. Ma si facciano finalmente avanti e lo dichiarino pubblicamente con fierezza affinché siano anche di esempio per tutti gli altri.

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L’augurio è che la classe lavoratrice isolana, a cui rivolgiamo fraterni e sinceri auguri di buon Ferragosto, trovi la forza di dire basta allo sfruttamento disumano che è costretta a subire, alzi la testa e cominci a rivendicare i propri diritti.

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Questa giornata di festa per milioni di italiani e di lavoro disumano per tanti altri, sia un momento di profonda riflessione sullo sfruttamento a cui si è sottoposti nelle aziende del turismo di tutta Italia e sulla necessità di dover riprendere la lotta di classe per rivendicare ed ottenere il pieno riconoscimento dei diritti sindacali calpestati dai padroni con la vergognosa compiacenza dei vertici sindacali e politici della falsa sinistra venduti alle aberranti logiche dell’infame sistema economico e sociale capitalistico dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, delle disuguaglianze diffuse,  della povertà dilagante e dei diritti negati o non pienamente riconosciuti come il basilare diritto alla casa, al lavoro, alla salute e allo studio.

Abbiamo il dovere morale di farlo non tanto per noi, ma per i nostri figli e i nostri nipoti onde evitare che per trovare maggiori soddisfazioni professionali e diritti garantiti, debbano ancora continuare a scappare all’estero.

Il “Comitato di Lotta dei Lavoratori Stagionali e non dell’isola d’Ischia” che mi onoro di presiedere e personalmente come attivista comunista erede diretto dell’azione politica, sindacale e giornalistica di mio nonno Gennaro e di mio padre Domenico Savio, compianto fondatore e storico Segretario generale del PCIM-L, continueremo  a batterci affinché ovunque si possano raggiungere condizioni di lavoro dignitose. Care Lavoratrici e cari lavoratori italiani, nell’augurarVi buon Ferragosto, Vi stringo tutti in un forte, seppur virtuale, abbraccio.

*Presidente del “Comitato di Lotta per i Diritti dei Lavoratori Stagionali e non dell’isola d’Ischia”

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