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CULTURA & SOCIETA'

Buonopane ha festeggiato la solennità di San Giovanni Battista in una delle chiese più antiche dell’isola. La “Notte di San Giovanni” vissuta dai buonopanesi tra fede e vecchie credenze popolari

Don Franco Mattera parroco a Buonopane dal 4 ottobre 1977 racconta la storia della chiesa parrocchiale di Buonopane a 44 anni da stimato parroco, al servizio della sua bella comunità che nel mese di giugno è in festa per il suo santo patrono. La notte fra il 23 e il 24 giugno è da sempre considerata una notte magica, e non è un caso che proprio durante questa notte si celebrino riti propiziatori e purificatori. La magia è legata al solstizio d'estate, che segna l'inizio della nuova bella stagione che cade nel giorno più lungo dell'anno.

Ieri nella storica chiesa parrocchiale di Buonopane in festa allietata dalla tradizionale Diana pirotecnica di mezzogiorno, il parroco Don Franco Mattera ha celebrato la Santa Eucarestia con una messa solenne in omaggio e devozione a San Giovanni Battista Santo Patrono della rinomata frazione agricola del Comune di Barano d’Ischia. E’ stato l’atteso giorno della solennità del Santo a cui i Buonopanesi e non solo, sono particolarmente legati per il culto che professano e per le storie e le leggende che si accompagnano al nome di San Giovanni ed alla fatidica data del calendario 24 giugno a soli tre giorni dal solstizio d’ estate.

IL PARROCO DA 44 ANNI DON FRANCO MATTERA
IL PARROCO DA 44 ANNI DON FRANCO MATTERA

La tradizione ischitana vuole che in questi giorni ed in prticolare nel giorno di San Giovanni 24 Giugno , ieri, non si faccia il bagno in mare, perchè ci sono coltelli In mare”. La spiegazione di questo detto popolare, ce la fornisce l’avvocato Giovannino Di Meglio, storico e studioso ischitano: “Il corsaro conosciuto come Barbarossa nel 1531, fece un’incursione sulle coste isolane. Sbarcando a Forio e a Ischia mentre i paesani si apprestavano a festeggiare il Santo Giovanni. Morirono quasi 2000 persone e fatti prigionieri adulti, donne e bambini per essere venduti al mercato degli schiavi. Tutti gli anziani furono uccisi, la maggior parte in riva al mare, sgozzati da lunghi coltelli. Da qui il detto a San Giovanni niente bagno perché ci sono i coltelli a mare- Ci si può ferire o morire”.Giovanni Battista è l’ unico tra i santi del quale si celebra la nascita secondo la carne e non l’ascesa al cielo.E’ il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli, lo si può vedere in tutte le pale d’altare, dipinti, crocifissi e statue . Senza contare le grandi imprese pittoriche dei più alti nomi quali Leonardo o Raffaello che, raffigurandolo nell’epoca rinascimentale come un bambino che gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito di pelle d’animale e con un bastone in mano, in molti lo chiamano affettuosamente “San Giovannino”. 

Fonte principale sulla vita e la figura del Battista sono i Vangeli. Essi affermano che fu concepito da Elisabetta, sposa di Zaccaria, quando i due sposi erano in tarda età. In modo simile, un angelo aveva preannunciato ad Abramo la nascita di Isacco quando il patriarca era in tarda età. L’annuncio viene dato dapprima a Zaccaria e poi a Maria. La morte per decapitazione ha fatto sì che Giovanni Battista sia noto anche come “san Giovanni Decollato”. La celebrazione del martirio di Giovanni Battista o celebrazione di San Giovanni Decollato è fissata al 29 agosto sia nella Chiesa cattolica che in quella ortodossa. Secondo il Martirologo Romano tale data si riferisce al secondo ritrovamento della testa del santo, che in quel giorno fu trasportata nella chiesa di San Silvestro in Capite a Roma. Intorno alla sua figura sono cresciute numerose credenze popolari. Giovanni Battista ha un posto di rilievo anche nel calendario della Massoneria. La notte fra il 23 e il 24 giugno è da sempre considerata una notte magica, e non è un caso che proprio durante questa notte si celebrino riti propiziatori e purificatori. La magia è legata al solstizio d’estate, che segna l’inizio della nuova bella stagione e cade nel giorno più lungo dell’anno. Infatti la notte a cavallo tra il 23 ed il 24 giugno è una notte molto particolare in cui si prepara l’acqua di San Giovanni la quale, secondo la leggenda, possiede virtù curative e protettrici.

Questo antico rito è legato al solstizio d’estate. Infatti nel giorno più lungo dell’anno la natura giunge al massimo splendore ma, nonostante la forte rinascita, bisogna prestare attenzione agli eventi sfortunati come siccità, forti temporali o malattie delle piante, che rovinerebbero i raccolti. Per evitare queste situazioni nefaste si tengono dei falò propiziatori, che rappresentano il Sole. Al contempo, si prepara appunto l’acqua di San Giovanni per raccogliere la rugiada, che rappresenta la Luna. Quest’ultima porterebbe fortuna e prosperità grazie all’incredibile potenza dei fiori e sarebbe in grado di proteggere i raccolti, allontanando le calamità. Secondo la tradizione, per prepararla bisogna raccogliere una misticanza di erbe e fiori spontanei come iperico, lavanda, artemisia e malva, fiori e foglie di menta, rosmarino e salvia. Si possono trovare e raccogliere anche i fiordalisi, i papaveri, le rose o la camomilla, in base alle fioriture presenti nel proprio territorio. La raccomandazione è quella di rispettare la natura durante la raccolta delle erbe, di non raccogliere quantità eccessive di esemplari e di non estirpare le piante alla radice. Dopo il tramonto le erbe raccolte vanno messe in acqua e si lasciano all’esterno per tutta la notte, così che possano assorbire la rugiada del mattino e acquisire proprietà magiche. La mattina del 24 giugno, l’acqua di San Giovanni si utilizza per lavare mani e viso, in una sorta di rituale propiziatorio e di purificazione che porterà amore, fortuna e salute. 24 giugno: per tradizione si raccoglie l’iperico, l’Erba di San Giovanni.

L’iperico (o erba di San Giovanni) è una pianta erbacea dai caratteristici fiori gialli raccolti in corimbi. Le foglie sono ovali opposte, quelle più alte sono più piccole.. Giovanni il Battista è colui che Cristo definì il più grande fra i nati di donna e dal quale Cristo si fece battezzare in un Battesimo di sola acqua. Nelle parole dello stesso Battista, tale sacramento è diverso da quello che sarebbe stato amministrato da Gesù Cristo, un Battesimo in acqua e Spirito Santo. A San Giovanni certa tradizione contadina vuole che avviene anche la raccolta notturna delle noci per fare il nocino: liquore dal sapore inconfondibile.Don Francesco Felice Mattera (per tutti don Franco) è Parroco di San Giovanni Battista a Buonopane dal 4 ottobre 1977, 44 anni al servizio della sua bella comunità che nel mese di Giugno è in festa per il suo Patrono. Si ritiene che già nel 1210 esistesse a Buonopane una Cappella dedicata a San Giovanni Battista, fondata quasi sicuramente dai Cossa, racconta Don Franco, una nobile famiglia ischitana: essa corrisponderebbe all’attuale navata laterale della Parrocchia, con una tipica volta “a botte”.

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i Buonopane: Candiano, Ritola, Vado Michele;  una piccola digressione da fare qui riguarda l’etimologia del nome Buonopane, che nulla sembrerebbe avere in comune col pane, anzi esso deriverebbe dal greco Mur – Pan: tutto cavo (o tutte cave), ciò spiega anche la posizione del centro abitato proprio tra le due “cave” del Pallarito e di Nitrodi. Ritornando alla Cappella edificata dai Cossa, della sua presenza ne trassero benefici spirituali i molti contadini presenti all’epoca in zona, e dovevano essere abbastanza numerosi, , se nel 1268 Carlo D’Angiò condannò gli abitanti di questo territorio a pagare per colpa di 11 di loro che avevano appoggiato Corradino di Svevia nella lotta contro di lui, e tassò i buonopanesi con una tassa uguale a quella imposta ai foriani, che pure avevano appoggiato per la maggior parte Corradino di Svevia.

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Come che sia, è fuori dubbio che l’ambiente tutt’attorno la Parrocchia “sa” di Grecia, di antiche storie di contadini e allevatori di cui racconta pure Giuseppe D’Ascia nel suo “Storia dell’Isola d’Ischia” (1864): “Avanti la chiesa vi è un atrio spazioso, e molto arieggiato, ove i naturali si radunano nei dì festivi, e mentre i maturi padri si trattengono a discorrere delle fasi della luna, e fanno i loro prognostici sulle future raccolte, e sui correnti prezzi de’ vini e delle mele; i giovani discorrono di caccia, le forosette di amori, e le attempate madri del prezzo della canape, del lino, e delle tele, e dell’occupazione dei loro telai, della poca puntualità delle loro committenti, mezzane, o compratrici”. Siamo probabilmente in presenza della più antica Parrocchia del Comune di Barano, perché era già definita tale in un atto del 1524 del Notaio G.Battista Funereo, quindi è da presumere che già prima di questa data la Chiesa di San Giovanni Battista fosse Chiesa Parrocchiale; di certo sappiamo con quasi assoluta certezza che essa non era Parrocchia prima del 1300, in virtù dell’esistenza di un monastero dedicato a San Costanzo in zona Toccaneto, poi successivamente scomparso.

Un altro documento storico importante porta la data del 9 ottobre 1537, quando il Vescovo Agostino Falivene (1534 – 1548) concesse alla Chiesa di San Giovanni Battista un Patronato che servisse per arrecare un beneficio economico al luogo di culto: tale beneficio parrocchiale fu prima nelle mani della Famiglia Mellusi e nel 1700 passò alla Famiglia Cervera prima della sua estinzione nel 1800. La Chiesa di Buonopane subì dei seri danni sia dopo il terremoto del 1881 che dopo quello del 1883, fu dunque  restaurata e coperta con lamiere e supporto di legno poi eliminate e sostituite con il cemento armato nel 1961, durante i lavori effettuati fino al 1964 dall’allora Parroco don Vincenzo Mattera, quando fu realizzato anche il pavimento nuovo e coperti i due sacrari presenti sotto la Parrocchia (uno sotto la navata centrale e uno sotto quella laterale) dove venivano seppelliti i defunti fino al 1800.La cronotassi dei Parroci ha inizio nel 1617, con don Antonio Di Mauro, l’ attale parroco don Franco Mattera è per la storia il 17° Parroco di San Giovanni Battista, succeduto ne 1977 a don Vincenzo Mattera, originario di Serrara.Un’importante opera da sottolineare all’interno dell’edificio parrocchiale è senz’altro il quadro che ritrae il Battista, posto sull’altare maggiore, esso fu donato nel 1886 da Don Mattia Baldino di Fiaiano, come riporta la lapide posta presso l’altare maggiore, e secondo la Sovrintendenza esso è opera del grande pittore napoletano Massimo Stanzione; alcuni sono arrivati ad ipotizzare che tale quadro appartenga alla scuola del Caravaggio per le caratteristiche fin troppo simili a quelle dell’illustre pittore italiano, è però più probabile che Massimo Stanzione ne sia stato l’artefice, pur risentendo degli influssi del provenienti dal Caravaggio stesso.Il 15 ottobre del 2012 è stato poi installato il nuovo portone in bronzo realizzato dal giovane Pasquale Nava, benedetto dal Vescovo Pietro Lagnese  il 23 giugno 2013, esso raffigura quattro importanti momenti della vita di San Giovanni Battista: l’annuncio a Zaccaria, la nascita di Giovanni, il Battesimo di Gesù e la decapitazione di San Giovanni.

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