LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Abbi cura di me»

Premessa 1. Non c’entra con il tour “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi. Trova spazio indirettamente, invece. Il cantautore dopo 6 anni di teatro cui si lega lo stesso periodo di successi, 300 mila spettatori e la partecipazione quest’anno al Festival di Sanremo, è approdato a Sant’Angelo. Grazie all’intuizione e all’organizzazione della Divina Agency. Giuseppe Iacono “Divina” e Lisa Divina ne sono gli animatori.

Il cartellone di artisti che hanno organizzato, da Enzo Avitabile a Cristicchi, da James Senese e Napoli Centrale a Eugenio Bennato, ci permette di balzare nel futuro ricordando il passato. Proprio un bel mondo. A quando cantanti e cantautori, per diventare famosi e rilanciarsi nel mondo dello spettacolo, avevano Ischia come tappa obbligata. A quando il lavoro in squadra era un nodo costante, fondamentale da rispettare per riprodurre in modo serio e con esperienza effetti visibili. E la genialità stravagante dei due promoter si vede tutta. A cominciare dal coinvolgimento di professionisti di spessore nella comunicazione. Dal giornalista de La Repubblica Pasquale Raicaldo, al fotografo Tommaso Monti passando per Eleonora Sarracino ed Emanuele Rontino dell’agenzia The Mother Factory. Ognuno ha fatto bene la propria parte per la costruzione di uno scenario che ha avuto eco a livello nazionale. C’erano oltre 2500 partecipanti alla serata dello scorso 7 agosto. Incollati sulla sedia, spontaneamente, per assistere e applaudire lo spettacolo.

Sì, perché tra teatro, poesia e musica quello di Cristicchi è stato uno spettacolo non un semplice concerto. E tutto ha funzionato come un orologio, almeno nell’organizzazione dal cui vertice i Divina’s hanno saputo limare le sbavature. Sant’Angelo, così, non si vedeva da molto tempo. Gremito di gente, bar e ristoranti, hanno lavorato a pieno regime. In alcuni c’era la lista, l’attesa variava tra i 30 e i 50 minuti. La dimensione artistica, manco a dirlo, vi ha trovato casa. L’amministrazione di Serrara Fontana ha contribuito non poco. A iniziare dall’assessore al turismo Emilio Giuseppe Di Meglio arrivando al sindaco Caruso. Tuttavia l’intuizione migliore è stata premiata. La gestione dell’evento è stata affidata a chi questo mestiere sa come farlo. Perché non ci si può improvvisare organizzatori di eventi. Perché se c’è la frattura causata da qualche amministratore, che spesso confonde il proprio ruolo con quello di promoter, perdendo i punti cardinali e di vista le differenze tra chi ha l’obbligo di governare e chi per lavoro organizza appuntamenti in maniera preparata, a colmarla vi sono risultati illuminanti. Se ci sono le giuste condizioni per lavorare, è chiaro. All’amministrazione di Serrara Fontana andrebbero affidate alcune responsabilità.

Ci sono state lacune riguardo alla mobilità nel borgo. Ha però saputo fare un passo indietro per farne due in avanti. Ha dato attenzione alla professionalità, e mi auguro possa restare su questa strada pure in futuro. È stata umile, nel riconoscere i propri limiti in un settore difficile e complesso. È riuscita a promuovere il territorio e la felicità di ristoratori e commercianti. Premessa 2. Il discorso si amplia, aumenta ancora. Se tutti i sindaci adottassero le tre parole chiave promosse da Cristicchi, come ha fatto Serrara Fontana, qualcosa potrebbe cambiare. Se le calassero nell’attività di governo, poi, sarebbe ancora meglio. Attenzione, umiltà e felicità si trasformerebbero in obiettivi necessari e improrogabili. Lo sviluppo dell’isola non si esaurirebbe in eventi spot, finalizzati a “cantarsela e suonarsela” con premi inventati o rassegne poco utili e comunque limitati negli effetti e nel tempo in un miscuglio di clima provvisorio e scarsità di stimoli. Al contrario, sarebbe capace di sfondare i muri e disintegrare gli steccati, a cominciare da quelli amministrativi. E come canta Cristicchi, in “Abbi cura di me”: «restare in equilibrio sulla parola insieme». Si percepisce la necessità di invertire il senso. Da una condizione provvisoria, lavorare per recuperare il recuperabile e imparare a riprodurre attrazione e accoglienza. Di nuovo. Meglio di prima. Per stemperare la tensione che soffoca i 67 mila abitanti di un’isola i quali malgrado alcuni tentativi a volte riusciti grazie a una sotto specie di improvvisazione, si trova di fronte amministrazioni sorde che quando va bene riducono il pensiero a cinque anni. Un tempo di solito adottato per studiare il modo di essere rielette alle successive tornate elettorali. Ci sono palesi necessità da soddisfare per entrare in contatto con altrettanto palesi opportunità. Oggi Ischia ha perduto la capacità di attrazione dei suoi anni migliori con conseguente perdita di smalto. Per quanto formalmente ricca misura il suo declinante potere perché non ha un modello di sviluppo. Sono anni che lo ripetono in molti ma sembra interessi poco a chi governa i comuni. I bollettini di guerra corredati di numeri, da parte delle Forze dell’ordine, ci dicono quanto stiamo ininterrottamente scavando verso il fondo. Premessa 3. A ciò contribuiscono le vicende che raccontano di un turismo becero. In alcuni casi i protagonisti sono baby-teppisti.

Vuoi per l’assenza di educazione e senso civico, vuoi per l’assenza dei genitori producono danni a ristoranti e attività commerciali. I recenti video delle telecamere di sorveglianza di alcuni ristoranti a Lacco Ameno ci mostrano quanto sia viva l’emergenza e testimoniano l’attuale stato di abbandono delle cose a se stesse. Le attrici, come gli attori, sono ragazzini. Gli spezzoni rivelano che non siamo di fronte al solito branco, no di certo. Ciò che però sconcerta, e sconforta, è altro. Qualche adulto ha alzato la voce per “proteggere” i mini barbari e avrebbe richiesto l’eliminazione del video con maniere tipicamente “nostrane”. Qualche altro ha manifestato la sua apprensione genitoriale postuma, che conosciamo bene, attraverso domande semplici. “Sono bravate di ragazzini. Ma che hanno fatto di male?”, hanno ripetuto più volte. Domande simili le sentiamo spesso. Pure quando c’è una tragedia di mezzo. Nel video si vedono piccoli teppisti crescere. Gli autori con maestria raccontano per immagini della loro maleducazione e della perdita del senso civico, espatriato intanto verso un arido deserto. Altri ‘registi’ li affiancano, riprendono le scene del decadimento umano con i cellulari. Scattano foto, forniscono indicazioni su come costruire barricate con i tavoli e creare danni agli esercizi commerciali. Danno l’esempio di quanto siamo caduti in basso. Noi, con loro. Una tristezza profonda prende il posto dei loro divertimenti notturni. Non è importante sapere se siamo di fronte a baby vandali indigeni oppure no, si tratta comunque di distruttori. Un teppista è un teppista, un bullo è un bullo. A Ischia, a Napoli come a Parigi. Certi comportamenti vanno sanzionati. E di questi, siccome si tratta di minori, dovrebbero rispondere i genitori. Poiché su di loro cade la responsabilità. Se la società isolana, in particolare d’estate, non è capace di contenere e prevenire tali condotte allora la deficienza è nostra. Solo nostra. Perciò “Abbi cura di me”, diventa un monito, un avvertimento. Un augurio per risalire dal fondo, in superficie.

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