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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Al cospetto di Sua Maestà, l’Assenza» 

Ci si potrebbe costruire un discorso fluviale per niente sorprendente, sul fatto che a Ischia – l’isola intera, casomai a qualcuno venisse in mente di centrare l’attenzione solo su quel comune – sia del tutto assente la capacità di indignarsi. O meglio c’è, ma è esasperata soltanto se s’incontrano notizie bellicose, di abbattimenti, di litigi tra tizio e caio o in questo periodo di “misure” contro la pandemia per aver violato le “disposizioni” anti Covid che, diciamolo, mostrano non poche contraddizioni: il coprifuoco è una di queste. Come quella per esempio di un gruppo di persone che recatosi sul bosco della Maddalena ad arrostir salsicce e approfittare di una scampagnata all’aria aperta, è stato circondato e multato dai carabinieri per averle violate.

Ci si potrebbe costruire un discorso fluviale per niente sorprendente, sul fatto che a Ischia – l’isola intera, casomai a qualcuno venisse in mente di centrare l’attenzione solo su quel comune – sia del tutto assente la capacità di indignarsi. O meglio c’è, ma è esasperata soltanto se s’incontrano notizie bellicose, di abbattimenti, di litigi tra tizio e caio o in questo periodo di “misure” contro la pandemia per aver violato le “disposizioni” anti Covid che, diciamolo, mostrano non poche contraddizioni: il coprifuoco è una di queste. Come quella per esempio di un gruppo di persone che recatosi sul bosco della Maddalena ad arrostir salsicce e approfittare di una scampagnata all’aria aperta, è stato circondato e multato dai carabinieri per averle violate. Con questa pandemia siamo stati in grado di mettere sullo stesso piano lo spaccio di carne e quello delle sostanze illegali

Con questa pandemia siamo stati in grado di mettere sullo stesso piano lo spaccio di carne e quello delle sostanze illegali. Esiste, in fondo, diffusamente, l’assenza del “senso civico” e del “buon senso” che a propria volta fa scomparire la domanda fatale e fatidica. Quel “perché?” che non fa distinzioni tra chi è a favore o contro e sta alla base di un fatto e dovrebbe costringere all’indagine. Aggiunti ai sensi tradizionali normalmente conosciuti, ne potrebbero aumentare il numero. Di solito sull’isola in particolare restano sospesi in una specie di limbo, lasciando ad altri l’onere di sostenere il peso della responsabilità e a noi la possibilità di ingozzarci, passivamente, delle notizie attribuendo a chi volesse indagarle l’approfondimento delle ragioni che le hanno determinate.

Per contro, le deboli forze che inneggiano all’uso dei “sensi” dopo aver avviato la riflessione su vari temi attraverso scritti, commenti, articoli, interviste (sono poche quelle sensate), con lo scopo di prestare più attenzione alle cause di ciò che ci succede sotto il naso, sono dominate maggiormente dall’assenza di senso critico di chi legge o ascolta (che potrebbe addirittura essere l’ottavo) e dall’approssimazione nella lettura e nell’ascolto che pure chi “ha studiato” fatica ad abbandonare. La dominazione dell’assenza del silenzio, concede all’inverso a tutti di possedere un’opinione e di gettarla in pasto alla moltitudine, oggi in modo più semplice che ieri. E menomale, se non fosse che nella stragrande maggioranza delle volte, mancando l’argomentazione o dopo averla forzata tanto da trasformare il dibattito in una presa di posizione che non ammette contraddittorio, si occlude ogni canale con “io la penso così” convertendo quello scambio in un pantano nel quale a “soffocare” sono la ragione e il “senso” stesso che difficilmente restano a galla. Dai social non ci si può aspettare granché. Qualche volta però le sorprese di incontrare persone con un senso critico sviluppato o magari una conoscenza superiore alla nostra sono maggiori rispetto alle attese. Certo, bisogna saperli riconoscere. Persone che probabilmente nella vita “reale” non avresti mai incontrato magari lontane centinaia di chilometri o vicine di casa.

È chiaro che ci sono – anche – ragioni scientifiche pronte a sostenere il motivo per il quale tutti, o quasi, seguono una sola direzione, quella della “massa”. Come se su quel tavolo ci fosse un piatto di dolci cui è impossibile rinunciare. Anche quando si tratta del singolo bisogna fare i conti con qualcosa di più profondo come, tra le altre cose, l’alterazione della percezione. Quasi si fosse in un enorme teatro in cui, necessariamente, si deve essere presenti e dire qualunque cosa pure solo per esaudire l’esigenza del “pubblico” (di qualsiasi tipo, virtuale o fisico) che ha fame – davvero spesso non ne è cosciente – di coscienza civile. E se si altera la percezione, segregandola o limitandola dopo aver liquidato il dubbio, ciò che ne potrebbe venire è una falsificazione della coscienza civile determinando perciò un’evasione dal problema della responsabilità e dalle ragioni che hanno fissato quella dichiarazione o quel fatto. Il meglio del peggio, cioè il pessimo di questo enorme e vasto seppur piccolo teatro isolano 

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È chiaro che ci sono – anche – ragioni scientifiche pronte a sostenere il motivo per il quale tutti, o quasi, seguono una sola direzione, quella della “massa”. Come se su quel tavolo ci fosse un piatto di dolci cui è impossibile rinunciare. Anche quando si tratta del singolo bisogna fare i conti con qualcosa di più profondo come, tra le altre cose, l’alterazione della percezione. Quasi si fosse in un enorme teatro in cui, necessariamente, si deve essere presenti e dire qualunque cosa pure solo per esaudire l’esigenza del “pubblico” (di qualsiasi tipo, virtuale o fisico) che ha fame – davvero spesso non ne è cosciente – di coscienza civile. E se si altera la percezione, segregandola o limitandola dopo aver liquidato il dubbio, ciò che ne potrebbe venire è una falsificazione della coscienza civile determinando perciò un’evasione dal problema della responsabilità e dalle ragioni che hanno fissato quella dichiarazione o quel fatto. Il meglio del peggio, cioè il pessimo di questo enorme e vasto seppur piccolo teatro isolano. Società di uno spettacolo già visto, in cui si rincorrono ipotesi di progresso (con le celebrazioni al moto: “stiamo facendo”, “realizzeremo”, “rappresenteremo”) ma che dal progresso stesso, quello vero, mosso dal “voler fare seriamente le cose” – che non dovrebbe essere il famoso “tanto per” finalizzato all’illusione del movimento – sono assai lontane.

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Sia chiaro, pure ciò che dico è parte integrante dello show e anch’io, come tutti, non mi sottraggo dal rappresentare la mia parte in un teatro che si auto celebra e auto calpesta attraverso la sola esaltazione della bellezza da un lato – che sembra esser presente – e la completa assenza dall’altro della facoltà di denuncia, investendo nella riflessione la stampa locale e a seguire chi si occupa del mestiere di giornalista. La cui lente se fosse ben focalizzata nel tentativo di non lasciarla fuori fuoco per tenere in piedi alcuni equilibri, certi di tipo ideologico altri di tipo politico, ci potrebbe mostrare forse l’Italia intera, o uno dei suoi fondi. Ho letto l’intervento, domenica scorsa, di Caterina Iacono la portavoce del meetup Amici di Beppe Grillo dell’isola d’Ischia. Condivisibili, in particolare, quando analizza la situazione economica quasi catastrofica di Ischia e avverte la necessità di intercettare i fondi europei del Recovery senza perciò aspettare che “cadano” idee dall’alto. Molto meno condivisibili quando le sue osservazioni aumentano la temperatura dello stimolo alla politica e “nominano”, di fatto, il comune di Ischia “capofila”. «Vorrei chiedere, a tal punto, -dice – all’amministrazione di Ischia – che dovrebbe essere il nostro comune capofila – se stanno lavorando a delle serie proposte progettuali, soprattutto in ottica del Recovery Fund». L’uso del condizionale salva la dichiarazione dell’architetto in calcio d’angolo. Tuttavia non si può fare a meno di rilevare che una parte dell’opinione pubblica vada in direzione dell’Ischia centrismo che la fa da padrone, mentre nell’altra sopravvive la schiera di chi vorrebbe Forio, o Lacco Ameno, Barano o la vicina Serrara, nel ruolo di protagonista.

Ho letto l’intervento, domenica scorsa, di Caterina Iacono la portavoce del meetup Amici di Beppe Grillo dell’isola d’Ischia. Condivisibili, in particolare, quando analizza la situazione economica quasi catastrofica di Ischia e avverte la necessità di intercettare i fondi europei del Recovery senza perciò aspettare che “cadano” idee dall’alto. Molto meno condivisibili quando dice «Vorrei chiedere, a tal punto, all’amministrazione di Ischia – che dovrebbe essere il nostro comune capofila – se stanno lavorando a delle serie proposte progettuali, soprattutto in ottica del Recovery Fund» 

Si alimenta in questo modo, benché non sia dichiarato apertamente, una contrapposizione tra le parti dell’isola, e si evidenzia l’assenza di quel senso comune (in tale prospettiva, il nono), e si dà modo alle truppe di occupanti comunali di nutrire ambizioni teatrali e personali della loro rappresentazione politica. L’appello della Iacono allora andrebbe rivolto a “tutte” le amministrazioni. Partendo dal presupposto, però, che in ognuna sono assenti progettisti e professionisti in grado di soddisfare gli altissimi requisiti delle proposte che dovrebbero riguardare Ischia – ancora una volta, intera – e non un solo comune o confidare nella capacità del singolo di trainare gli altri. Abbiamo visto che i numerosi appelli a riprendere il Patto per lo sviluppo socio-economico dell’isola d’Ischia, proposto da Mimmo Barra, che esiste non solo per risolvere problemi tecnici di dialogo e dà modo alle amministrazioni di formare un unico tavolo di lavoro, sono state infilate (magari con dolo, volutamente) nell’assenza di interesse proprio da chi dovrebbe prenderle in carico. E a questo punto la domanda, inevitabile dopo aver scrostato il dubbio, si ripropone con tutto il suo peso “politico”. Quel “perché, se abbiamo uno strumento che può garantirci una qualche forma di ripresa del turismo, dell’economia, del lavoro, intercettando i fondi europei e regionali e stimolare il sistema isolano, nessuno ne fa cenno e lo adotta?”. Il teatro, signori e signore. E voi siete il pubblico al quale diranno di applaudire ogni volta che il singolo attore metterà in scena la sua parte, anche se recita da cani.  

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci 

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