«Caffè Scorretto» «Bandiere blu mancate e medaglie meritate»

Il fatto che tiene banco in questi giorni, è la festa di Santa Restituta. A Lacco Ameno, in seguito alla sua conclusione con il botto, si attende quella che dopo la fede probabilmente rinsaldata, si manifesterà a scoppio ritardato con retroscena secondo qualcuno abbastanza agghiaccianti. Noi invece vogliamo parlare di bandiere blu. Di quelle non conferite e nemmeno riconosciute a Ischia. L’isola verde per eccellenza e per l’invidia. Cui non resta che alzare bandiera bianca (anche per la scarsa presenza di turisti che non avendo paura della bizzarria del meteo affollano la Costiera, Napoli e Capri).
A Lacco Ameno, in seguito alla sua conclusione con il botto, si attende quella che dopo la fede probabilmente rinsaldata, si manifesterà a scoppio ritardato con retroscena secondo qualcuno abbastanza agghiaccianti
Al programma nato nel 1987, oggi aderiscono almeno 49 paesi in forma gratuita. Lo scopo del “riconoscimento” della bandiera è di promuovere nei Comuni costieri e lacustri una gestione sostenibile del territorio. La Fondation for Enviromental Education (FEE), organizzazione che ha la sua sede in Danimarca, ha l’obiettivo di diffondere e sviluppare le buone pratiche per la sostenibilità ambientale in comunione con le Nazioni Unite. Compito dell’ente no profit è valutare e verificare le acque di balneazione insieme alla gestione di quelle reflue e i servizi offerti. Seguendo questi parametri d’indagine ci viene da dire che Ischia non sia stata presa nemmeno in considerazione è normale.
A guardar bene, però, il protocollo alla base del conferimento presenta almeno tre aree e 33 requisiti da soddisfare per raggiungere e ottenere la certificazione. Nell’area “Educazione ambientale e informazione”, ad esempio, insieme alle informazioni visibili relative alla qualità delle acque balneabili, sulle spiagge devono essere condivise informazioni riguardo agli ecosistemi locali e ai siti d’interesse culturale della zona, non dimenticando di esporre una mappa della spiaggia con l’indicazione dei servizi offerti. Fin qui, con un po’ di buona volontà ci si potrebbe lavorare. Ciò che rende più difficile l’accaparrarsi del drappo blu è piuttosto la “nostra nota dolente” per eccellenza. Tra le caratteristiche da possedere comprese nell’area “Qualità delle acque”, almeno due guidano le nostre riflessioni verso l’assenza di depurazione. Il rispetto della conformità con le direttive riguardanti il trattamento delle acque reflue e il controllo della qualità di quelle di scarico, vietando di liberarsene, sembra essere un muro invalicabile. Specie se per la spiaggia il requisito si associa alla necessità di rispettare i parametri microbiologici, fisici e chimici tra cui olii e detriti galleggianti. Per tentare di renderci migliori potremmo guardare a luoghi poco lontani da noi. Sorrento è tra le 20 località campane che hanno ottenuto il riconoscimento.
Noi invece vogliamo parlare di bandiere blu. Di quelle non conferite e nemmeno riconosciute a Ischia. L’isola verde per eccellenza e per l’invidia
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Comparsa tra quelle che quest’anno hanno ottenuto la certificazione, sta cercando di implementare il depuratore (almeno lì ce n’è uno!) rendendolo più performante e al passo con i tempi. In più, come confermato dal Sindaco, l’amministrazione ha previsto un contributo per i pescatori che dovessero tornare a terra con plastica e immondizia raccolta in mare. Come ha detto il primo cittadino, e non abbiamo motivo per non credergli visti i risultati, l’amministrazione locale ha tutto l’interesse di consentire al proprio Comune l’accesso alla bandiera blu poiché è fonte e attrattore di turismo (responsabile). Siamo l’isola del tempo vuoto. In cui le chiacchiere – quelle amministrative in particolare – superano la fantasia e oltrepassano pure la modernità.
A riempirlo, questo intervallo d’inattività, talvolta ci sono fatti ed episodi che ci fanno ben sperare in un futuro – e presente – migliore. Mikela Monti e Valerio D’Ambra, entrambi studenti ventitreenni di architettura presso l’Università Federico II° di Napoli, hanno dedicato anima e corpo alla ricerca di un pezzo di cultura dell’isola e ne hanno tirato fuori un libro. Edito dalla casa editrice Graus, “Torri, Fortezze e Dimore” sta riscuotendo non poca curiosità accompagnata da un successo di pubblico durante le presentazioni. Dopo la prima svolta presso il Consiglio Comunale di Forio e la seconda alle Antiche Terme Belliazzi di Casamicciola, saranno impegnati il prossimo sabato, 24 maggio alle 18.30, sul Castello Aragonese. A raccontare la storia delle torri, delle fortezze e delle dimore che hanno resistito al tempo attraverso fotografie e un percorso narrativo che si propone come “mappa” da sfogliare per contribuirne a divulgare il contenuto. Il libro restituisce voce e memoria a quell’identità (isolana) che trascuriamo troppo spesso. Il loro lavoro andrebbe letto e apprezzato fino in fondo. Non soltanto per il rigore nella ricerca che li ha condotti a consultare documenti e materiale di epoche passate presso biblioteche, Archivio di Stato e Università. In particolare per la resistenza e per la voglia di opporsi al degrado (culturale, mentale e intellettivo) che, in caso di degrado civico e culturale, rischierebbe di diffondersi velocemente.
Siamo l’isola del tempo vuoto. In cui le chiacchiere – quelle amministrative in particolare – superano la fantasia e oltrepassano pure la modernità. A riempirlo, questo intervallo d’inattività, talvolta ci sono fatti ed episodi che ci fanno ben sperare in un futuro – e presente – migliore. Mikela Monti e Valerio D’Ambra, entrambi studenti ventitreenni di architettura presso l’Università Federico II° di Napoli, hanno dedicato anima e corpo alla ricerca di un pezzo di cultura dell’isola e ne hanno tirato fuori un libro. Edito dalla casa editrice Graus, “Torri, Fortezze e Dimore” sta riscuotendo non poca curiosità accompagnata da un successo di pubblico
Mikela e Valerio hanno acceso l’attenzione, approfondito e riportato agli occhi e alla memoria, un affresco tipico dell’architettura di Ischia. E così l’isola, attraverso l’occhio dei due giovani, da terra dal tempo vuoto come le parole usate da chi – solo in espressioni di circostanza – si propone di tutelarla, si presenta in una veste nuova e tradizionale. Le Torri – fortezze e dimore – rivedono la luce. Per fortuna. Insomma Mikela e Valerio colgono lo “spirito” – che c’è ma – abbiamo dimenticato. Meriterebbero una medaglia, insieme con altri che come loro stanno cercando di emergere e distinguersi in ogni campo. Bandiere blu a parte.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci






QUESTO NON è UN CAFFE’ SCORRETTO è UN CAFFE’ AMARO.
Francesco Masullo
Può darsi. Ma non ci interessa addolcirlo.
Perché se l’amaro resta in bocca, è per una verità che conosciamo tutti ma che fa sempre più fatica a essere detta: l’isola merita di più.
Di più delle promesse a vuoto, di più dei riconoscimenti mancati, di più del silenzio che si posa su certi temi come polvere sugli affreschi.
Il Caffè Scorretto di Graziano Petrucci – amaro, forse, ma onesto – è solo un modo per dire che non siamo disposti ad accettare l’inerzia come unica risposta.
Con “Torri, Fortezze e Dimore” io e Mikela Monti abbiamo scelto di fare qualcosa: raccontare, documentare, valorizzare.
Non per nostalgia, ma per consapevolezza.
Perché cultura, identità e cura del territorio non siano la parte dimenticata di questa storia.
E se questo significa servire un caffè amaro, allora che sia il primo di una lunga serie.
Magari, la prossima volta, accompagnato da un gesto concreto…