LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Cercansi tassisti, e di necessità virtù »

Sfatiamo un mito, anzi una favola. I tassisti non sono lavoratori stagionali. Il servizio che offre la categoria, che poi è un lavoro, non può, e non deve, limitarsi a pochi mesi concentrati solo nella stagione turistica. Il servizio pubblico da piazza va svolto tutto l’anno. E l’isola d’Ischia non ne è esclusa. Punto. Per altro verso quelli di Ischia fanno bene a protestare. Per loro, per la categoria in generale, per consentirsi di migliorare il servizio, sociale e per la collettività, e tutelarsi ma prima ancora difendere i clienti, turisti e no. Fanno bene a voler chiedere un supplemento per la chiamata o quello per i bagagli voluminosi e tutto quello che gli serve, colonnine comprese, per favorire un servizio pubblico ottimale.

Ed Enzo Ferrandino farebbe bene ad accoglierle. Sbagliano però, i tassisti. Sbagliano nel contenuto della protesta. Sbagliano, e continuano a rimanere su un binario morto, se pensano di rinchiudersi in difesa in una battaglia di retroguardia per tutelare il proprio fortino d’interessi e orticelli consolidato nel tempo e lasciare invariato lo status quo. Sbagliano se non pensano a come migliorarsi nell’accoglienza, ancora di più e meglio, anche usando la tecnologia che viaggia e si sviluppa a velocità vertiginosa. E i turisti che arrivano sull’isola (americani e inglesi e russi ma non mancano quelli di altre nazionalità) la usano con facilità e dimestichezza. Per esempio accogliere i pagamenti con carta di credito o usare App e smartphone e i vari strumenti di comunicazione moderni dovrebbero diventare una delle richieste principali. Perché l’accoglienza, specie se proiettata alla modernità, è un nodo cruciale, bisogna ricordarlo e va esercitata, sempre. Sbagliano, i tassisti, se non chiedono con forza l’abbattimento dei confini amministrativi tra comuni che gli consentirebbe di contribuire a risolvere il grosso problema del traffico e lavorare meno ore e abbattere i costi. Ecco, questo si che sarebbe uno dei punti da discutere: uscire dal bozzolo del proprio comune e allargare il servizio delle circa cinquecento licenze che gravitano sul territorio isolano per renderlo produttivo e trasformarsi, così, in un pilastro fondamentale capace di sostenere la rinascita dell’isola e del turismo. Sbagliano a voler chiedere l’abolizione di Zizì pensando che la navetta con il servizio che propone sia una diretta concorrente della categoria. Non è così. L’avversario dei tassisti è il mercato e il loro nemico non è il sindaco Ferrandino o qualche altro primo cittadino.

Il mercato con le sue dinamiche e l’evoluzione della tecnologia che in altri paesi è già ampiamente diffusa con conseguente aumento del portafoglio clienti, e del portafogli, sono i nemici e al tempo stesso gli strumenti da interpretare per adottare nuove misure di contrasto. Più intelligenti e aperte alle nuove esigenze della dimensione turistica. Fondare il ragionamento per la tutela dei propri interessi su regolamenti tariffari di altre località turistiche, tipo Ponza o Capri, pure quelli fuori scala e fuori mercato, cercando la scusa insostenibile che la tariffa adottata dal comune di Ischia e dal Sindaco Enzo Ferrandino sia intollerabile, non è una tattica. Non è neppure un fronte idoneo per una battaglia civile. Guardare altri luoghi e le tariffe che questi hanno adottato per il trasporto di servizio pubblico, significa continuare a osservare il dito e perdere di vista la Luna. Certo, si deve mostrare rispetto per chi lavora, per chi resta sotto il sole o con la pioggia a fare il proprio lavoro. E non si può evitare di ascoltare i rappresentanti sindacali perché, magari, sostengono un partito politico o un altro. È indubbio, deve esserci il rispetto per il ruolo e quest’aspetto non deve neppure entrare sul tavolo del compromesso o usato come arma politica per favorire l’esclusione. È pure vero, però, che bisogna lavorare prima di tutto per eliminare certe storture di base che confluiscono in certezze consolidate ma che non hanno più motivo di esistere poiché anti economiche. Per noi, per tutti. La prima stortura è la licenza. É divenuta una merce commerciabile. Spesso, alla cessazione del servizio da parte del tassista, invece che tornare al comune (per riassegnarla) passa da una mano all’altra. Nel rivenderla si aumentano il prezzo (di norma ciò corrisponde alla buona uscita per l’operatore) e si generano plusvalenze.

É vero che per svolgere questo lavoro bisogna affrontare costi elevati – si parla di una cifra mensile che oscilla tra i 700/800 euro mensili – ma forse, nel ragionamento, bisognerebbe consentire l’ingresso anche che certi costi (su tutti benzina, assicurazione, usura dell’autovettura) consentono, poiché necessari, il mantenimento dell’investimento per riuscire a guadagnare una cifra lorda che si può muoversi dai 1600 fino ai 3000 e i 4000 euro mensili (siamo onesti: il guadagno in nero, quello non si può calcolare). La seconda stortura è data dai confini amministrativi. È impensabile che esistano sei regolamenti in un territorio di oltre 65 mila abitanti. Se solo una parte di questi – mettiamo 2/3 mila persone – volessero spostarsi in taxi a prezzi contenuti le circa 500 licenze attive che insistono sull’isola, avrebbero difficoltà a stare ferme in attesa nelle corsie per ore interminabili, con conseguente abbattimento dei costi (sì, perché star fermi in corsia ad attendere di imbarcare qualcuno è senza dubbio un costo se non c’è guadagno). La terza stortura sono i veicoli. Qualche anno fa la Comunità Europea, rivolgendosi alla categoria dei taxi, nel caso un operatore di servizio pubblico dalla sua auto a diesel o benzina avesse voluto passare a macchine ibride (con un’autonomia di 150 km e un costo per il carburante di 20-30 euro a settimana), fornì l’occasione di accedere a un finanziamento a fondo perduto pari a 7500 euro per l’acquisto della nuova autovettura. Quando ne scrissi, era il 2016. Nello stesso anno, e sulla medesima iniziativa della CE e con la stessa finalità, si mosse la Regione Liguria. Servono innovazione e modernità. E queste passano per una modifica necessaria per consentire alla virtù imprenditoriale e perciò al servizio pubblico da piazza di diventare un motore – migliore se elettrico – per la conquista di una dimensione della mobilità sull’isola diversa da questa attuale. Spazio che può essere alimentato dal cambio della mentalità e proprio dai tassisti per entrare, tutti, in una nuova era del trasporto. Sono indispensabili all’isola i tassisti. Per la sua evoluzione strategica. Non per questo, però, non possono opporsi ai nuovi bisogni che mostra la società isolana. Proprio questo flusso di persone sta cambiando e continuerà a farlo. Non interpretare la trasformazione lasciando servizi costosi e scarsità di offerta, significa voler restare chiusi ed escludere occasioni e opportunità. E per come sta girando il mondo, non ce lo possiamo più permettere.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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Un commento

  1. Ottime proposte in un paese normale non ad Ischia e dove non ci riusciranno loro (i tassisti)a distruggersi o gli amministratori ci riusciranno le navette degli alberghi

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