ARCHIVIO 2ARCHIVIO 5

«Caffè Scorretto» «Comune e Unico. Tra “ghetto” e ghetto»

Premessa 1. L’aggettivo «comune» è contrario a ciò che è privato, individuale. E’ pertinente, di solito, a una comunità di persone socialmente organizzate. Può essere una «visione comune» oppure una «cultura comune». E’ ciò che è condiviso e condivisibile. Con l’altro aggettivo, «unico» appunto, si richiama la serie di qualità eccezionali, esclusive. Se siamo capaci di metterle assieme si può parlare di una comunità che manifesta ciò che è condiviso in modo del tutto eccezionale. Ecco che, allora, prima di parlare di fusione, benché con la riduzione dei costi e della burocrazia sul piano amministrativo e sulla relativa semplicità dei percorsi quali elementi di cui diciamo da anni si possa essere d’accordo, bisognerebbe coltivare ciò che è «condiviso e condivisibile». L’isola d’Ischia, se qualcuno non l’avesse capito. Invece di perdere il tempo nei dibattiti riguardo alle campagne espansionistiche di quel politico o di quell’altro e della mancanza di rappresentanti di spessore, bisognerebbe cominciare a coltivarla questa «visione comune». Se l’idea del Comune Unico è ancora acerba, sebbene la fusione si traduca in vantaggi indiscutibili, ciò non dovrebbe rallentare o cancellare le discussioni sull’unione dei comuni e sui benefici economici collegati all’unificazione dei servizi. Se affrontare la discussione sul Comune Unico è prematuro (in realtà su un piano squisitamente economico è già tardi ma si può e si deve rimediare), non dovrebbe esserlo invece confrontarsi sul tema dell’unificazione dei servizi, specie dinanzi a problemi che riguardano l’isola interamente. Per esempio della mancanza di un piano regolatore inter comunale, strumento attraverso cui si potrebbe risolvere il problema degli sfollati a causa del terremoto. Altro che “Legge speciale”. Anziché spendere fiumi di parole per rivendicare la propria appartenenza tra chi vuole lasciare il territorio come è e chi invece vede nella fusione una linea di demarcazione tra Medio Evo e futuro, tra i costi e i labirinti di spese spesso enormi – ad esempio per lo smaltimento dei rifiuti oppure per la TASI – bisogna cominciare a combattere problemi «comuni» che stringono l’isola nella morsa delle chiacchiere e del rumore di fondo. In sintesi, aspirare a diventare «unici». Eccezionali, appunto. Perché magari c’è chi ha voglia di risolverli questi temi e non solo perché gli piace parlarne a vanvera.

Premessa 2. Venerdì scorso 6 aprile, mi sono imbarcato sul traghetto Medmar con partenza dal porto d’Ischia alle ore 10.35. Siamo arrivati a Napoli alle 12.30. Due ore di navigazione, comprese le operazioni di ormeggio. Qualcuno potrebbe rispondere che si trattava di un traghetto. Se per andare a Roma un treno impiega poco più di un’ora, o ci vorrebbero quasi tre ore di volo se volessimo raggiungere Londra, è facile dedurre che un viaggio in traghetto risulta simile a quello che s’inizia verso Lourdes per la ricerca della speranza. Inutile, poi, introdurre l’argomento aliscafi o il rincaro del biglietto per la tariffa residente (specie per una compagnia in particolare); oppure delle sospensioni di corse, sempre di aliscafi, – denunciate da alcuni professionisti che si recano quotidianamente in terraferma a lavorare; guarda caso si tratta della stessa compagnia – in un’ora del mattino per poi vederle ripristinate un’ora e mezza dopo. Neppure si dovrebbe rimarcare della partizione degli orari che distribuiti ad minchiam non consentono ai passeggeri, residenti o non residenti o pendolari fa poca differenza, di muoversi in libertà tra l’isola e Napoli. Se pensiamo poi alla facilità che un traghetto possa perdersi nel triangolo delle Bermuda per ricomparire in terraferma due ore dopo la sua partenza, si amplifica quel senso misto di angoscia e frustrazione. Nell’epoca in cui il mondo non è più – e non potrà mai più essere – quello di venti anni fa e in cui già oggi la sfida alla connessione iper veloce tra un luogo e l’altro (non soltanto attraverso internet) sarà una tra le competizioni più urgenti dei prossimi dieci anni, due ore di traghetto o in sostituzione un’ora o poco più di aliscafo per percorrere le circa18 miglia tra Napoli e Ischia, sono una frattura temporale enorme.

Premessa 3. Date le prime due “premesse” mi pare indispensabile una seria riflessione. Forse anche più di una. Dove stiamo andando? Che cosa si sta facendo per evitare i rischi connessi specie con il turismo? C’è un sindaco capace di farci capire se la sua visione «comune», o quella dei suoi colleghi amministratori – ne abbiamo sei, magari qualcuno trova il tempo di rispondere – è una priorità e che cosa si sta evitando per raggiungere lo scopo? Il sindaco di Forio, Francesco Del Deo, disse che il dibattito sui problemi dell’isola assieme agli altri ‘primi cittadini’, era serrato. ‘Serrato’, nel suo valore di aggettivo, ha il significato di “ristretto” ma gli si affianca, nel suo valore verbale, il significato di ‘chiuso’. Si può azzardare quasi con certezza che il colloquio per gettare le fondamenta e agire, assieme, per il «bene comune» qualcuno l’ha chiuso mica da adesso, e forse non l’ha mai iniziato. Nel frattempo c’è chi tra i capi di governo locale accusa la stampa perché – quando capita – si permette di evidenziare criticità, mediocrità della classe dirigente e scompensi a volte risolvibili con semplice buon senso. L’idea, secondo alcuni, comune in questo caso, è che manda segnali sbagliati ai cittadini, fa cattiva informazione e non permette al paese di crescere. Ammettiamolo. Questo “clan” imprecisato di prime donne ha una geniale creatività. Ѐ qualcosa che va oltre, molto oltre, la comune umanità. Ѐ la voglia di affermare «il comune è mio e lo gestisco io» ma è pure il desiderio che ha lo sbaglio di non riconoscere se stesso per diventare mito.

Facebook Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close