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«Caffè Scorretto» «Cosa potete fare per il vostro paese»

Nel 1961 il Presidente degli Stati Uniti terminò il suo discorso d’insediamento con una frase: «Non chiedete cosa il vostro paese possa fare per voi, ma piuttosto cosa potete fare voi per il vostro paese». In questo passaggio, è evidente, c’è un mondo fatto di responsabilità, impegno, e la convinzione che il destino – ma noi possiamo ben limitarci al “semplice” futuro – dipende dalla volontà degli uomini perché sono loro a “formare e animare” la sostanza di un paese. Il discorso e questa frase in particolare, ha più livelli di significato e si può calare nel contesto isolano. Si può dire che le cose cambiano se te ne occupi e non serve a niente parlare e basta. Ci sono stati per esempio numerosi interventi dei sindaci nel periodo post terremoto, certi inutili e altri meno, e alcuni di loro hanno prolungato la propria presenza sulla scena mediatica, forse a volte anche fuori dai suoi contorni, perché la necessità di risolvere il problema della ricostruzione e degli sfollati era, ed è, importante. Se ci pensiamo bene questo non è il solo argomento che giustifica – e chiede- la presenza degli amministratori, più in particolare dei sindaci. Molte sono le priorità cui bisogna mettere mano e stenta a decollare un tavolo permanente, o se volete una cabina di regia amministrativa. I pochi interventi adottati in forma cooperativa tra i sei amministratori, infatti, non dimostrano l’esistenza di un vero e proprio confronto, benché alcuni dicano il contrario e ci chiedano di credergli. Voglio dire che non è faticoso convincersi che i sindaci parlino tra loro, si confrontino, si affrontino a volte ma ciò che è difficile da mandare giù è che ci sia una vera e solerte pianificazione di lungo periodo da parte degli amministratori con lo scopo di raggiungere una soluzione ai problemi che, zavorre, ci trattengono sul fondo. Se il cittadino di un comune si aspetta molto dal proprio amministratore, che diventa perciò il riferimento per chi l’ha votato ma per chi non l’ha sostenuto, va da se che la cittadinanza dell’isola nella sua totalità su certe questioni si attende un’azione specie se si tratta di questioni comuni. Se agire in certi casi equivale alla perdita di una parte del consenso, certe soluzioni devono essere condivise e prima ancora elaborate da una partecipazione collaborativa tra le amministrazioni. Questo tipo di attività può essere considerato un valore che va innanzitutto costruito e tutelato perché è con questo che si costruisce il domani di Ischia che non ha mai lavorato per se stessa ma ha sempre aspettato che lo facesse qualche altro, magari a livello di governo centrale o regionale. In ogni caso gli ostacoli sono tanti, per esempio non si è capito ancora per quale motivo ad alcuni amministratori o manca il senso dell’umorismo e dell’ironia oppure è assente il necessario senso critico che fa un po’ da specchio e da la misura se quel che si sta facendo è giusto o magari ha bisogno di una correzione. Addirittura qualche sindaco guarda ogni intervento sulla stampa al proprio comportamento come un assalto mirato al povero sprovveduto di quel momento o come l’eccessiva lamentela di qualcuno che scrive tanto per riempire le pagine del giornale. Qualche tempo fa proposi di creare un tavolo permanente e comune tra i sei primi cittadini, almeno una volta al mese per creare un nuovo modo di fare sistema e raggiungere ciò che è più urgente per il territorio. Perché se c’è chi continua ad affermare che un tavolo già esiste, cui però non seguono grossi risultati tangibili il senso di frustrazione e delusione non faranno altro che aumentare. Per altro verso le amministrazioni dovrebbero imparare a usare gli strumenti comunicativi: saper comunicare che uno step o una serie di punti anche per la propria attività sono stati raggiunti, potrebbe essere un’idea geniale.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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