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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Di chi è la colpa se Ischia non fa sistema?»

Che idea ha “Ischia” dell’isola d’Ischia tra dieci o venti anni? Se lo è chiesto anche Salvatore Lauro rispondendo ad alcune domande che gli ha posto Gianluca Castagna, in una recente intervista. È chiaro che il tema è caldo, attuale. Specie se si ha a che fare con un turismo il quale modella i propri flussi a gran velocità, in Europa come nel mondo. Mentre noi, compresi gli amministratori quali gestori di orticelli locali sempre in prima linea sul teatro della desolazione, aspettiamo alla finestra che arrivi qualcuno a salvarci. Nel peggiore dei casi, quegli stessi umanoidi credono di poter essere la soluzione di problemi che, finora, contribuiscono a generare per mancanza di visione.

Non soltanto restano sordi alle numerose critiche che denunciano l’assenza di un piano per risollevare l’economia dell’isola di Ischia ma sono anche ciechi. Partendo dal fenomeno della diffusa cementificazione, vissuta negli anni ’80 o prima, e interpretata come boom economico un po’ per tutti ma che invece ha nascosto l’aggressione al territorio, è chiaro che siamo davanti alla punta dell’iceberg. Si tratta, infatti, di un processo di degenerazione invece che di sviluppo, ben più profondo, segnalato continuamente da più parti. E oggi assume le forme definite di una questione che ci costringe a prendere provvedimenti. Non si tratta, veramente, solo di una crisi economica che non trova la sua causa nel Black Friday ma nella ristrettezza di una visione, miope e angusta. Abbiamo di fronte, in modo ben più ampio, un problema culturale che si espande grazie alla riluttanza a riconoscerlo come tale. Si fonda sulla certezza trasmessa da una generazione all’altra, ormai trapassata, secondo la quale, come affermò in una conferenza stampa di qualche tempo fa l’allora sindaco di Ischia Giosi Ferrandino, “oltre i problemi che ci attanagliano noi abbiamo il mare, il sole, le spiagge, e i turisti continueranno a venire”.

Quanti, pure negli attuali delocalizzati sei vivai isolani, ne sono ancora convinti? Probabilmente la maggior parte e a farne le spese, oggi, sono i 70 mila abitanti di Ischia. È arrivato il momento di fare un salto di qualità, in avanti. Andare oltre la retorica del sole e del mare e delle spiagge, che peraltro se non ve ne foste accorti rischiano di scomparire, diviene oggi un imperativo categorico. I circa 9 milioni di euro che arriveranno dalla Città Metropolitana, che, si badi bene, sono frutto della solita progettazione singola e individuale degli enti locali non di un’effettiva collaborazione e comunicazione tra sindaci, non risolveranno niente. È bene chiarirlo, ripeterlo fino alla nausea. Se a ciò aggiungiamo, da altro punto di vista, i 90 milioni di euro che nel 2018 sono stati buttati nel vortice delle scommesse “legali”, possiamo costruire il recinto che delimita la dimensione isolata in cui vivono pecore in attesa del macello. Insomma, a velocità costante ci stiamo infilando, pure economicamente, in quella pappagorgia simile ai bargigli del tacchino. Non basta aver preso un numero di voti imprecisati e diventare sindaco o, in alternativa, poggiare dolci natiche su morbidi scranni nei consigli comunali. C’è necessità, oltre i voti, di competenze, di studiare, di gettarsi nel problema. E se mancano le capacità, come le competenze, farsi affiancare da consulenti in grado di non fermarsi alla “strategia politica del casolare” finalizzata a lasciare invariata la voglia di essere eletti alla successiva tornata elettorale.

Un po’ l’atteggiamento che, in definitiva, persone particolarmente in vista, poiché siedono in poltrone di livello nazionale ed europeo, hanno adottato negli scorsi anni. Anche quando sono state impegnate nel governo del proprio orto botanico, in un mix di flora e fauna variegata pronti a sostenerli. Se gente così continuerà a tenere ruoli istituzionali per giocare e giovare al Monopoli di sua proprietà, dove cazzo andremo tra dieci o venti anni? Se non iniziamo a guardare la realtà, nel migliore dei casi diventeremo una colonia di qualche ricco e cazzuto imprenditore cinese o arabo. Nel peggiore, faremo la fine degli iceberg: ci scioglieremo, lentamente, travolti dal calore del nostro bel Sole e dalle orde di quel turismo proveniente dall’hinterland, più a buon mercato. Passando prima per lo status di “tacchino” però. Sempre pronto a fare la gioia di qualche allegro ospite “invisibile” (chiamatela “camorra” o “mafia” o come volete, tanto a ben fare le somme ha i suoi rami un poco dappertutto ma vi diranno che a Ischia non esiste) e solo dopo essere stati riempiti di spezie da tergo, mentre restiamo seduti, docili, su comodi ed eruditi seggioloni.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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