LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Diamo voce ai ragazzi»

Accoglienza e presenza, capacità di ascolto e partecipazione attiva dei ragazzi per trovare un equilibrio nel campo di tensione rappresentato dal disagio giovanile. Sarebbe una bella combinazione e, naturalmente, la bellezza di una storia d’integrazione. Soprattutto in questo periodo in cui la politica è spesso scollegata dal territorio e dalle sue – reali – esigenze.

Nella considerazione tuttavia che la scuola non di rado resta inascoltata dalle amministrazioni e, anche per questo, pur compiendo attività nei limiti delle proprie possibilità, a volte diviene oasi dividendosi in piccole isole nell’isola, mentre la società è amalgamata dall’indifferenza, i ragazzi (cittadini di oggi e domani) pure per mancanza di spazi di unione, si conservano in uno stato confusionale che aumenta avendo pochi esempi positivi da seguire

Anche se le dichiarazioni dei rappresentanti delle Istituzioni locali al Convegno tenuto nella sala della Diocesi di Ischia, venerdì e sabato scorso, in cui è stato presentato il progetto “La Voce dei Ragazzi”, sono da intendersi sicuramente nella direzione opposta.

Nella considerazione tuttavia che la scuola non di rado resta inascoltata dalle amministrazioni e, anche per questo, pur compiendo attività nei limiti delle proprie possibilità, a volte diviene oasi dividendosi in piccole isole nell’isola, mentre la società è amalgamata dall’indifferenza, i ragazzi (cittadini di oggi e domani) pure per mancanza di spazi di unione, si conservano in uno stato confusionale che aumenta avendo pochi esempi positivi da seguire. Ci sarebbe molto da dire del progetto sviluppato dalla dr.ssa Antonietta Verde. “La Voce dei ragazzi” si basa su un portale aperto (“lavocedeiragazzi.it” realizzato con la collaborazione del consulente digitale Giovanni Di Meglio) a vari temi non solo relativi al disagio. Si affronteranno diversi argomenti e, inoltre, attraverso una chat che garantirà l’anonimato chi cercasse un aiuto o un sostegno potrà parlare direttamente con l’equipe multidisciplinare per ricevere un suggerimento o un consiglio. Oltre alla dr.ssa Verde ci saranno psicologi e psicoterapeuti come il dr Francesco Impagliazzo e l’esperta in criminologia Cristina Rontino.

“La Voce dei ragazzi” si basa su un portale aperto (“lavocedeiragazzi.it” realizzato con la collaborazione del consulente digitale Giovanni Di Meglio) a vari temi non solo relativi al disagio. Si affronteranno diversi argomenti e, inoltre, attraverso una chat che garantirà l’anonimato chi cercasse un aiuto o un sostegno potrà parlare direttamente con l’equipe multidisciplinare per ricevere un suggerimento o un consiglio

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Presto includerà altre figure per espandere il proprio campo d’azione. Se pensiamo che nell’era digitale il disagio giovanile mette in crisi un adolescente su due e il 49,4% dei giovani tra i 18 e i 25 anni vive problemi di ansia e depressione e caliamo i numeri nell’ambiente isolano, allora c’è un po’ di lavoro da fare. Se vogliamo ricucire, ovviamente, i lembi slabbrati di una società che rischia di perdersi nel proprio isolamento (intanto che si crogiola nella convinzione di essere l’isola più bella del mondo). Uno tra gli aspetti fondanti de “La Voce dei ragazzi” è limitare questo pericolo, mitigando il rischio della distanza tra generazioni, bloccando la crescita della solitudine e del disagio psicologico.

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Non rifiutando, certo, l’ipotesi di incrementare un approccio differente alla propria interiorità per trasformare qualcosa di grezzo in una pietra preziosa nel processo fluido della crescita. Questo è stato il filo rosso che ha unito gli interventi degli psicologi e psicoterapeuti Rosaria Colella, Domenico Nardiello (dell’ASL Napoli 2) e Sara Sferratore, del filosofo Raffaele Mirelli e del professor Francesco Mattera. A riprova che il disagio giovanile è tema delicato, sicuramente, ma anche urgente, subito dopo il suo intervento su violenza di genere e relazioni tossiche, la dr.ssa Rontino è stata intercettata da alcune ragazze che le hanno confessato di vivere in situazioni di tensione. Comunque. È qui che quelle come altre storie, di cui si tende a non parlare spesso per pudore o per paura, devono farci riflettere. Almeno sul tentativo di ricostruire il dovere di ascolto come quello di rispondere alle domande che venissero poste – dai ragazzi, e non solo – per ricevere le informazioni necessarie a costruirsi una direzione o la capacità di scegliere una possibilità e desiderarne una nuova.

È qui che quelle come altre storie, di cui si tende a non parlare spesso per pudore o per paura, devono farci riflettere. Almeno sul tentativo di ricostruire il dovere di ascolto come quello di rispondere alle domande che venissero poste – dai ragazzi, e non solo – per ricevere le informazioni necessarie a costruirsi una direzione o la capacità di scegliere una possibilità e desiderarne una nuova

Se c’è chi ancora afferma che domandare è lecito ma rispondere è cortesia, non siamo d’accordo. Anzi. Ribattere, dare risposte agli interrogativi è un dovere di chi si è fatto carico tanto di una professione quanto di una funzione sociale. Che si tratti del politico, dell’insegnante, delle Istituzioni e via discorrendo, deve essere capace di portare il peso della risposta e quello della responsabilità che ne consegue. E le giovani generazioni, purtroppo pure attraverso il disagio, cercano un riscontro, una presenza in grado di svolgere tale ruolo. Se così non fosse, dovremmo dedurre che esiste, sì, un disagio giovanile ma gonfiato dal disagio degli adulti. Qui se non c’è tutto per ciò che ci riguarda come popolazione isolana, c’è davvero molto. E bisognerebbe smettere di rimandarlo solo perché non si vuole vedere o ammettere (a se stessi).

(Un ringraziamento va ad Antonello De Rosa per le fotografie)Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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