LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Disunione giustizialista» 

Leggiamo di cose che ci interessano? Forse. È chiaro che bisognerebbe soddisfare la prima, basilare, condizione: scrivere o parlare di argomenti interessanti! Certo è che una volta saputo di ciò che non funziona sull’isola rispetto ai pochi che ne seguono gli sviluppi molti ripiombano al calduccio, prede di questo groviglio isolano accogliente che è sempre più simile a un monolocale mentale arredato con materiali scadenti. E non è tutta colpa del Covid che, sì, vero, ci ha messo “un poco” del suo ma non ha poi tutta la colpa.

Nessuno ha più la forza di indignarsi oltre il dovuto e prendere una posizione di fronte alla riscoperta inutilità di questo modello economico – isolano, ma potremmo dire “italiano” – che continuiamo a rincorrere. Magari sono molti quelli che lasciano l’incombenza della critica ad altri mentre chi dovrebbe rappresentarci continua a muoversi tra giochetti d’interessi approfittando in particolare della frantumazione amministrativa. Insomma, sono poche le azioni congiunte tra i comuni e nessun gruppo di pressione a rilevarlo e, finalmente, cambiare direzione. Sì, ma per andare dove? Da quale parte? È permesso dire che c’è qualcosa che non va nel modo in cui l’isola affronta certe emergenze, oppure si rischia di incorrere nel reato di “lesa maestà” nei confronti di qualcuno? Si può dire, o si offende qualcuno, che continua la lunga scia di dubbi, questi sì, accentuati dal Covid, che occupano un posto, però, accanto a quelli che ci portiamo dietro da anni e che molti “uomini”, sulle loro gambe, hanno contribuito a consolidare? Insomma, di fronte all’indifferenza diffusa e alla certezza altrettanto estesa che “sono tutti mariuoli”, è rimasta una donna o un uomo di buona volontà a guardia dell’esame di coscienza a proposito di come ci si svincola dal dare risposte ai problemi (pensiamo a una raccolta dei rifiuti unica per l’isola con un notevole risparmio di soldi; oppure ragioniamo sull’abbattimento dei confini amministrativi a favore dei taxi, etc.) da parte di chi è chiamato ad amministrare e a prendere una posizione nell’interesse collettivo di tutti (gli isolani) e non soltanto di un singolo comune?

Il messaggio che forse un po’ tutti abbiamo contribuito a consolidare e diffondere nel tempo è che lo spezzettamento di Ischia, in comuni e in interessi, è la condizione irreversibile dalla quale, quasi fosse un imperativo categorico, non ci si deve muovere. È forse questa dimensione che ci portiamo dentro come una matrice la causa principale che non permette, a volte anche a persone avvedute, di guardare l’isola e le sue questioni insieme ai dubbi che la riguardano nella loro interezza? Basterebbe, in poche parole, che invece di sentirci ripetere «si, questo è un problema che dobbiamo risolvere in maniera comune» e poi aspettare giorni, anni, l’arrivo di una soluzione senza mai vederne una, qualcuno potesse dire anche una sola volta «posso assicurarvi che questo problema “comune” che interessa le amministrazioni lo abbiamo risolto insieme». Si, pure una volta soltanto contribuirebbe a erodere la convinzione che sono ancora in tanti a credere che il mondo non vada oltre i confini del comune in cui abita. Accanto a questa dimensione articolata dobbiamo fare i conti con un’emergenza che si potrebbe definire “sociale”: l’assenza di buoni leader, esperti e consapevoli dei propri limiti oltre che dotati di umiltà e una dose massiccia di empatia e capacità di ascolto. Possiamo dire, o si fa peccato, che “il rinnovo della classe dirigente” di quest’isola non dovrebbe passare soltanto attraverso il numero di preferenze che potrebbe vedersi assegnato un candidato alle amministrative? La competenza non si può misurare attraverso il numero di voti e prenderne tanti non significa che l’esigenza di avere persone ben preparate o sensibili alle necessità delle persone sia stata pienamente soddisfatta. Per questo nutro qualche dubbio e non sono d’accordo con Giacomo Pascale, il neo sindaco di Lacco Ameno. I leader “eletti”, e negli anni lo abbiamo visto, spesso più sono mediocri e incompetenti quando riescono ad acquisire il potere più tendono a circondarsi di persone mediocri e incompetenti contribuendo o addirittura amplificando l’ambiente nocivo dal quale la competenza, quella vera, avrà difficoltà a uscire o farsi vedere ma con molta facilità potrebbe morire soffocata li dentro.

La politica, e chi la pratica, dovrebbe perseverare oltre che essere incline alla modestia, approcciare la realtà in maniera umile, pronta ad ammettere i propri errori. A tutt’oggi, specie a Lacco Ameno, pare di assistere a uno scontro tra bande rivali che dietro il paravento del giustizialismo ad ogni costo, invocano, al contrario, la “pretesa giustizia”. Ed ecco che allora il “giustizialista” nel momento in cui richiede la “punizione” per i propri avversari politici diviene “in-giustizialista”. Il giustizialista non cerca la giustizia, semplicemente si nasconde dietro di essa per dare sfogo alle sue pulsioni aggressive e sicuro di essere dalla parte della ragione gode a vedere i colpevoli puniti (quando nei secoli passati vi erano le esecuzioni pubbliche magari era in prima fila a godersi lo spettacolo). Chi cerca veramente la giustizia ha un atteggiamento più equilibrato, vuole capire ciò che successo veramente prima di giudicare e non grida “crocifiggetelo” non appena i giornali dicono Tizio ha fatto questo, Tizio ha fatto quello. Per il giustizialista il mezzo diviene il diritto penale, il fine è politico e morale. Le tossine “giustizialiste” sono state inoculate nel tempo, e anche queste spesso e volentieri sono passate sotto svariate campagne elettorali oltre che presentate anni fa, anch’esse come “nuova classe dirigente”. E abbiamo visto, a Lacco Ameno in particolare, come il quadro non sia cambiato in questi anni se non in qualche piccola sfumatura.  

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