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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Ecco cosa (non) è l’immobilismo»

Il salernitano Gaetano Cataldo, classe 1974, rappresenta l’emblema di ciò che si può fare, se si vuole, pur avendo poche, pochissime risorse a disposizione. “Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino” – come riportano alcune sue note biografiche – è riuscito a farne una doppia esistenza. Dagli studi alberghieri e nautici ha imparato le materie da praticare e con l’esperienza e la cultura acquisita, il gusto per la giusta misura senza mai perdere di vista l’orizzonte. Incarna e traduce il “rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma e i legami, nonostante i frequenti cambi di stagione trasversali”. Dopo aver conseguito un master in food & beverage management, oggi svolge consulenze per ristoranti e cantine.

Il salernitano Gaetano Cataldo, classe 1974, rappresenta l’emblema di ciò che si può fare, se si vuole, pur avendo poche, pochissime risorse a disposizione. Nel settembre 2021 Gaetano con l’enologo di fama internazionale Roberto Cipresso, riescono a muovere un ingranaggio di rapporti e collaborazioni riuscendo a coinvolgere 26 cantine, per realizzare un blend dei migliori vini campani. In questo modo inizia a prendere forma non solo “Mosaico per Procida” ma una sinergia imprenditoriale e un gioco di squadra difficile da trovare in una Campania in cui predominano fitti individualismi

Una persona poliedrica si direbbe oggi. Con alcuni amici ha fondato l’associazione “Identità Mediterranea” alla quale è collegata una rivista on line che s’interessa di cultura mediterranea (mediterraneaonline.eu). Gaetano Cataldo è un frequentatore di Ischia. In una delle sue visite a Lacco Ameno, una sera dello scorso anno accennò a un progetto non svelandone che poche cose. In occasione di “Procida Capitale della Cultura 2022”, insieme con altri aveva pensato di realizzare una bottiglia di vino celebrativo che poi abbiamo scoperto essere a qualche mese di distanza “Mosaico per Procida”. Nel settembre 2021 Gaetano con l’enologo di fama internazionale Roberto Cipresso, incontrato per discutere delle potenzialità vitivinicole della Campania, danno vita al progetto. Di lì a poco riescono a muovere un ingranaggio di rapporti e collaborazioni riuscendo a coinvolgere 26 cantine, dopo averle selezionate secondo criteri di territorialità, sostenibilità agronomica ed enologia etica, per realizzare un blend dei migliori vini campani.

In questo modo inizia a prendere forma non solo un vino ma una sinergia imprenditoriale e un gioco di squadra difficile da trovare in una Campania in cui predominano fitti individualismi. A febbraio 2022 alla conferenza stampa fa seguito, il 29 marzo, la presentazione della bottiglia dedicata alla “Capitale della Cultura 2022” in una gremita Sala Consiliare del Comune di Procida. Il vino, in ogni singolo dettaglio, dal vetro fino all’etichetta e al disegno, è la rappresentazione di come si può fare sistema. Fondato su una piattaforma “non comune”, ossia l’aspirazione di raggiungere uno scopo “comune”, è uno dei pochi esempi che attribuisce a ognuno il proprio ruolo (dopo averglielo riconosciuto, ovviamente). L’idea pratica che ha preso “vita nel vino” simboleggia la pratica ideale attraverso cui si possono abbattere le paure e i problemi. Su tutto, mostra la differenza tra l’agire individuale e il farlo in squadra. Con una “semplice” bottiglia di vino – si fa per dire – Gaetano Cataldo e Roberto Cipresso hanno gettato le premesse per favorire il rilancio dell’economia, del tessuto economico e di tutti gli attori coinvolti. Inutile dire che nella “catena” di cooperazioni previste inizialmente, qualche azienda per scelta ci ha ripensato lasciando spazio al timore. Tuttavia l’auto selezione ha modellato ciò che a molti è apparsa come una grande “impresa” che senza aiuti pubblici prevede una tiratura di circa 6000 bottiglie che in queste settimane sono distribuite a chi ha contribuito alla realizzazione del “Mosaico”. Un esempio come questo ci ricorda che la cooperazione è possibile e va rammentato sia all’opinione pubblica quanto a chi è stato “votato” per amministrare un Comune cioè ha preso i “voti”, quasi fosse una missione. Non con la retorica delle dichiarazioni, per carità, anche se, a Ischia, quando ci sono rapporti d’interessi intrecciati con famiglie, si deve fare un grosso sforzo per definire le elezioni come irreprensibili. “Mosaico per Procida” indica che un’apertura del mondo confinato a quello dell’interesse isolano (di Procida come di Ischia) è immaginabile solo e se la visione è condivisa ed esiste la volontà di abbattere le sgradevoli caratteristiche delle nostre realtà, in particolare di Ischia. Sono mesi che si cita sul banco degli imputati l’incapacità degli amministratori locali di rendere esecutivo il Patto per lo Sviluppo – di cui il Comune di Forio è capofila – con l’accesso a un fondo di oltre 4 miliardi. Mimmo Barra era riuscito a coinvolgere anche la Federico II° con il L.U.P.T (laboratorio di urbanistica e pianificazione territoriale) per il coordinamento operativo su progetti intercomunali omogenei.

Un esempio come questo ci ricorda che la cooperazione è possibile e va rammentato sia all’opinione pubblica quanto a chi è stato “votato” per amministrare un Comune cioè ha preso i “voti”, quasi fosse una missione che un’apertura del mondo confinato a quello dell’interesse isolano (di Procida come di Ischia) è immaginabile solo e se la visione è condivisa ed esiste la volontà di abbattere le sgradevoli caratteristiche delle nostre realtà, in particolare di Ischia

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Per l’iniziale inclinazione dell’Amministrazione Ambrosino, il Patto Strategico si sarebbe potuto allargare a Procida e agli eventi della Capitale della Cultura se i sindaci di Ischia non l’avessero “snobbato” insieme alla capacità di lavorare insieme. Similmente, l’ultimo intervento è stato quello di Luigi della Monica sabato scorso, la questione del Tribunale che rischia di essere “cancellato” alla fine di quest’anno, è preda di un’atarassia sociale preoccupante. Sono in tanti a ritenerlo un tema importante, sì, ma solo per gli avvocati. La lista potrebbe continuare con sanità e trasporti, ripetendo le criticità che si prendono gioco dei confini amministrativi, mentre nei “comuni” c’è chi da l’impressione di riuscire a risollevare l’economia abbellendo aiuole e giardini. Il sindaco Francesco Del Deo, nell’intervista di domenica, ha detto che il “sistema Ischia” rischia moltissimo. Il punto che torna prepotente comprende però oltre all’indifferenza delle Amministrazioni anche il disinteresse della gente e quello più grave della politica (che è disponibile ad appoggiare risoluzioni solo se non perde potere) verso il Patto Strategico. Stessa sorte tocca alle questioni sociali ignorate da molti che includono il lavoro stagionale, sempre più limitato e le condizioni e il trattamento economico a volte sotto soglia dei dipendenti, che se sta emigrando dal suo status di precariato è solo per indossare l’abito dell’incognita nel futuro. Tutto ciò si riflette nella frammentazione dell’interesse dell’isola surrogato dalla tutela di numerosi, piccoli, interessi tanto da rendere le divisioni gigantesche e trascurate, unitamente ai problemi che si portano dietro. Forse bisogna guardare il tema da un’altra prospettiva e superare i continui allarmi che manifestano il depauperamento delle risorse.

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Dopo l’intervento del sindaco di Forio, domenica scorsa, sorge una domanda. Se, cioè, non sia giunto il momento di chiedersi che cosa alimenta la costante apatia di Sindaci e consiglieri che elencano gli interventi come se fosse la lista della spesa senza però spingersi oltre e lavorare per sostituire il modello che non è più utile al sistema isolano, sostenuti da una visione diversa. Intanto c’è chi si appella ai lacci della burocrazia evitando di affrontare discussioni sui gangli del sistema economico di Ischia. Lo stesso apparato amministrativo li legittima a trovare scuse per non concorrere tra Comuni dopo aver costruito tra loro trincee, ideologiche e mentali. Poi c’è il sonnambulismo della maggioranza dei cittadini che si lasciano scorrere ogni cosa nella mancanza d’indignazione

Fare, sì, ma bene e nella giusta direzione. Del Deo ha affermato che «abbiamo percorso sentieri sbagliati che ci hanno portato a finire fuori strada, ma se vogliamo essere sinceri e guardare in faccia alla realtà, ci sono anche altre motivazioni dietro determinate scelte aziendali. Molte aziende devono fare i conti con esposizioni bancarie alle quali non riescono più a fare fronte. E allora, per riuscire a tenersi a galla, decidono che incassare e fare movimentazione è la strada più facile per sopravvivere. Ma questo ovviamente ha portato a una guerra interna al territorio – e fratricida – che si è caratterizzata e concretizzata in un abbassamento delle tariffe. Ma questa alla fine non si è rivelata una strada virtuosa, ma credo lo sapessero già i diretti interessati. C’è un’altra spia – aggiunge Del Deo – che deve però preoccuparci, quella delle strutture alberghiere che sono tuttora all’asta: secondo le informazioni in mio possesso sul territorio isolano sarebbero circa una trentina, un numero spaventoso, che appena vent’anni fa sarebbe sembrato un qualcosa di assolutamente inimmaginabile». A questo punto una domanda. Se, cioè, non sia giunto il momento di chiedersi che cosa alimenta la costante apatia di Sindaci e consiglieri che elencano gli interventi come se fosse la lista della spesa senza però spingersi oltre e lavorare per sostituire il modello che non è più utile al sistema isolano, sostenuti da una visione diversa. Intanto c’è chi si appella ai lacci della burocrazia evitando di affrontare discussioni sui gangli del sistema economico di Ischia. Lo stesso apparato amministrativo li legittima a trovare scuse per non concorrere tra Comuni dopo aver costruito tra loro trincee, ideologiche e mentali. Poi c’è il sonnambulismo della maggioranza dei cittadini che si lasciano scorrere ogni cosa nella mancanza d’indignazione. Perché “tanto non si può risolvere” o “non si può fare”, o peggio “non cambierà mai nulla” mentre molti assumono il ruolo di commentatori seriali su facebook, indicando la strada da percorrere invece che usare energie nel pretendere dalle amministrazioni una migliore qualità e una maggiore competenza. Se non c’è movimento, è chiaro, c’è stasi. Segno che punta il dito su un’isola assuefatta alla depressione e all’assenza di reazione, a quell’immobilismo amorale con cui siamo soliti (non) affrontare le cose, abituati a trovare scuse a volte imbarazzanti su qualunque orizzonte possibile di miglioramento.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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