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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Essere estranei all’innovazione significa essere estranei alla volontà di innovare»

Che cosa significa innovare? Sinteticamente, apportare qualcosa di nuovo, mutare uno stato di cose introducendo metodi e sistemi nuovi. Da ciò l’innovazione rappresenta una novità, un mutamento o come più propriamente riporta la Treccani è una “trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica”. Si tratta di un atto e la successiva azione che richiede, però, di base, una volontà. L’Italia ha sempre avuto una sorta di reticenza, un’orticaria quasi, a questo che è un processo dinamico e in divenire. In qualsiasi campo.

Del resto, lo sappiamo, eventuali cambiamenti, nuovi modi di mutare e vivere uno stato di cose differente – da noi, in Italia – arrivano e si palesano con almeno quindici o vent’anni di ritardo rispetto ad altri paesi. E a Ischia come vanno le cose? È anche peggio. Perfino le idee, in particolare quelle che propongono di fare un salto e in genere finalizzate a farci stare meglio, sono viste con sospetto e giungono col freno a mano tirato per poi scontrarsi con la paura di darvi seguito. Ci opponiamo a qualunque modifica dello status quo e tranne che in qualche caso, dopo anni, cerchiamo di arrancare per tentare una rapida sterzata. Pensiamo all’App “Immuni” e al suo poco utilizzo; oppure al limitato uso degli E-Commerce come strumento per l’impresa, anche isolana, per estendere il numero di utenti e ampliare le vendite a un pubblico pure internazionale, che non avrebbe mai potuto avere l’occasione di acquistare un prodotto artigianale. In questo periodo grosse multinazionali, specie quelle che si sono affermate attraverso il web, fanno grossi affari. Pensiamo ad Amazon, ma si potrebbe far cenno anche a piccoli negozi artigianali olandesi o francesi che vendono scarpe e abiti su Instagram e altre piattaforme.

Nel febbraio del 2020, da un articolo del sito corrierecomunicazioni.it, (e ringrazio il dott. Andrea De Siano per la segnalazione) sono stati resi noti i dati dell’Osservatorio per l’innovazione digitale del Politecnico di Milano proprio sull’innovazione delle piccole e medie imprese. Lo studio, è stato presentato in occasione della 14^ edizione della Fiera Internazionale A&T – Automation & Testing all’Oval Lingotto di Torino, e prende in esame per il 2019 un campione di circa 1.500 imprese rappresentativo delle circa 200 mila Pmi sul territorio nazionale. Di fronte a un 90% consapevole delle opportunità che potrebbero arrivare dall’uso corretto del rinnovamento digitale, solo un quarto è in grado di competere a livello internazionale. Giorgia Sali, ricercatore senior dell’Osservatorio, parla di una “reticenza nell’allocare investimenti in digitalizzazione, da una parte è spiegata da una visione imprenditoriale che guarda più al breve che al medio lungo termine, dall’altra dalla presenza di alcuni elementi di freno, quali i costi di acquisto dei servizi digitali percepiti come troppo elevati (27%), la mancanza di competenze e di cultura digitale nell’organizzazione (24%), lo scarso supporto da parte delle istituzioni (11%). Su quest’ultimo punto, si riscontra anche una scarsa conoscenza da parte di chi guida le aziende degli incentivi messi in campo dal Governo, in particolare nel Centro e Sud Italia: si è rilevato che ad esempio il 68% degli imprenditori non è aggiornato sui voucher consulenza in innovazione promossi dal Mise”. Nel caso specifico si fa riferimento all’innovazione digitale ma è chiaro che il discorso può ampliarsi benissimo ad altri settori della vita sociale e non solo limitarlo alla “vita e al futuro” delle piccole e medie imprese. Si tratta di un modo di ragionare, interpretare, tradurre, che risulta assente. “Manca la reale volontà di innovare – continua la dottoressa Sali – da parte degli imprenditori italiani. Le previsioni di investimento in processi digitali nel 2020 parlano di stagnazione e in alcuni casi anche di contrazione rispetto all’anno appena trascorso, confermando una visione di sviluppo in ottica 4.0 ancora troppo timida”.

È evidente che per svecchiare servono investimenti, lo si deduce anche dalle dichiarazioni di Luciano Malgaroli, CEO della Fiera A&T: “Occorre aprirsi alle nuove tecnologie, investire in formazione, sdoganarsi da visioni soggettive di breve periodo e scegliere sistemi innovativi abilitanti di medio lungo”. Se pensiamo che un paio di anni fa, nell’ambito dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, mediante l’uso di una piattaforma dedicata ci ha provato l’ingegner Giuseppe Arturo con il sito www.lavoroischia.it ma con scarsi risultati, per la gran parte determinati proprio dalla riluttanza ad investire degli imprenditori locali, abbiamo di fatto una cartina tornasole di come sull’isola ci si opponga ad ogni piccola trasformazione, per esempio incrociare le esigenze di manodopera del mondo dell’impresa locale, per lo più turistica, con la necessità di una formazione costante per il personale e la ricerca di un lavoro seguendo standard professionali elevati (rispetto a quelli usati di solito). Tuttavia non tutto è perduto, non ancora. Almeno così sembrerebbe. In collaborazione con l’associazione Tifeo ha preso vita il progetto “Destinazione Ischia”, che mira alla promozione turistica dell’isola. I fondatori sono alcuni imprenditori, tra cui il già Senatore Salvatore Lauro. La finalità? Poderosa, considerando che il “competitor” è direttamente Amazon ed altre piattaforme che hanno risultati già consolidati nel tempo. Come si legge dal comunicato “Si tratta della costruzione di un “marketplace” isolano, ospitato dalla piattaforma Ischia.it, per sostenere le attività commerciali isolane, composto di botteghe e negozi che consegneranno direttamente a domicilio, altrimenti costretti a fare i conti con il rischio concreto di un fallimento”. Se a distanza di pochi giorni dal Natale gli imprenditori, in questo tempo di crisi economica, si sono dati una mossa per replicare alla distrazione di acquisti che molto probabilmente potrebbero compiersi su Amazon, va da se che l’idea va sostenuta, ci mancherebbe, ma il richiamo “all’orgoglio ischitano” e la “semplice” voglia di piazzare prodotti sul mercato, potrebbero non essere sufficienti. Per stimolare gli acquisti c’è bisogno di costituire una massa critica, “fare e lavorare in squadra”, oltre ad adottare strategie, capire come innovare, con quali tecnologie e attraverso quali competenze. Una penuria di – riflessioni e – doti di cui Ischia continua a soffrire.

Pagina FB Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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