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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Fate presto»

Il buono di quest’isola fatto di scatti fotografici alle sue bellezze, ai tramonti, ai simboli che non hanno saputo adeguarsi al mondo perché non c’è stato finora chi abbia potuto contribuirvi, si scontra col brutto della realtà e l’imbarazzante dimensione di fronte alla quale cerchiamo di sfuggire facendo finta di non vederlo. Luisa Pilato, insieme con atri volontari si occupa della Caritas Diocesana portando aiuto a chi ne ha più bisogno, ha reso un dato che dovrebbe farci prima riflettere e poi lavorare per il “bene”. Non soltanto di chi soffre ma per corrispondenza diretta per l’isola e il sistema, a un tempo sociale ed economico, ancora incapace di reagire.

Sarebbero oltre 2 mila le famiglie che a causa del Covid si stanno rivolgendo ai volontari per soddisfare le esigenze di prima necessità. Persone che chiedono non solo un pasto ma anche aiuti per pagare bollette di luce, acqua, gas e telefono, affitti di casa, sostegni di qualunque tipo, ci mostrano che la sacca di povertà si sta allargando col rischio altissimo di trasformarsi in un’emergenza cui non potremo più sottrarci. Siamo davanti ad una criticità senza precedenti dalla quale, se non iniziamo a intervenire con ritrovata consapevolezza, sarà difficile uscire. E il modo migliore per cercare una soluzione non è fare finta di niente o mettere la testa e i piedi sotto la sabbia (di cui Ischia è piena). Il percorso di riflessione su cui dobbiamo addentrarci non può riguardare solo la distribuzione di “buoni spesa” nell’illusione che sia una misura sufficiente per contrastare il dato numerico, falla che è in peggioramento. Da anni sono molti gli osservatori, spesso inascoltati, che rilevano quanto sia divenuto urgente occuparsi e mettere mano al sistema, di quanto sia inadatto ai nuovi mercati, di quanto sia sempre più necessario l’abbandono dello schema che per anni ci ha fatto vivere nella contrapposizione del periodo di lavoro (estivo, per lo più) a quello della “disoccupazione” durante l’inverno e di come si avverta, oggi più di ieri, che la trasformazione del modello economico è un tema che va affrontato non escludendo l’inserimento dell’economia “circolare”.

È da almeno un decennio, ma in particolare da quando al posto dell’indennità di disoccupazione è subentrata la Naspi, che questa considerazione è stata snobbata volutamente dagli isolani, rei di non voler ripensare la questione economica di Ischia e poco inclini al ragionamento se il modello sul quale abbiamo eretto le fondamenta economiche è ancora in grado di rispondere a dinamiche condizionate da livelli che vanno oltre il locale. Colpevoli, nessuno escluso, del “vabbè, ma si è sempre fatto così”, tanto da evidenziare implicitamente che promuovere un mutamento, dalla singola attività commerciale per poi allargarsi a “sistema”, non avrebbe mai avuto modo di diventare oggetto di attenzione, né da parte del tessuto imprenditoriale e neppure da quello politico. Mentre quest’ultimo continua a restare “chiuso” nei propri limiti amministrativi, con la conseguenza che vari attori o personaggi a suon d’interviste e dichiarazioni seguitano a ignorare che il lavoro, il terzo settore, il turismo e, più in generale, l’economia dell’intera isola come della sua gestione non si possono confinare nelle singole giurisdizioni, evitandosi in questo modo l’onere di assumere nuove posizioni e responsabilità, vi sono per contrappeso ancora pochi imprenditori avveduti che toccano a volte indirettamente e marginalmente il bisogno di creare una dimensione alternativa, parlando di destagionalizzare il lavoro come della necessità di allungarne il periodo e restringere quello dell’inattività, Covid e campagna vaccini permettendo. Che bisogna passare da una gestione antiquata di Ischia a una capace di mitigare le ricadute economiche (negative) sulla struttura sociale, pure attraverso il ruolo della politica ancora cieca davanti a certe questioni. E che non basteranno buoni pasto e misure parziali per risolvere un problema che rischia di scoppiarci in faccia, è qualcosa di cui bisogna prendere coscienza. Ed è qui che si contrappongono almeno due tipi d’isola. Quella “ferma” che guarda attraverso gli occhi dei propri rappresentanti, in ogni comune, all’ordinario, al rifacimento di marciapiedi e aiuole, alla gestione “localizzata” d’interventi di manutenzione della cosa pubblica dopo aver raggiunto finanziamenti ministeriali (quasi spesso annunciati con la formula di rito “senza alcun aggravio per l’ente”). E l’altra dinamica, che si muove e non aspetta, che chiede di interessarsi anche dei così detti “temi comuni” in cui includere i trasporti e la mobilità, i dibattiti su piani traffico e sull’ottimizzazione delle Polizie municipali mediante l’unione dei servizi e della gestione di una Sanità pubblica tramite l’ampliamento dell’ospedale come di una raccolta condivisa dei rifiuti e della capacità, una volta trasformata, di poter incidere positivamente sulle casse comunali e nelle tasche dei cittadini.

Un dibattito “sovra comunale” che si basa sulla costruzione di un “sistema turismo” ecosostenibile, che sappia creare per gli ospiti non la semplice vacanza ma l’esperienza. Non fermandosi al semplice confronto ma cercando la soluzione per realizzare una buona volta un “mondo” di conseguenze, capace di opporsi alla devastazione economica che bussa alla porta nell’indifferenza generale. Qualche mese fa, il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale, si è detto favorevole per organizzare gli “Stati Generali” della politica sull’isola. Una proposta che è rimasta ancorata nel porto delle idee ma che, al contrario, sarebbe più che mai indovinata in questo momento per ripensare a una ripartenza. In cui oltre il limite del parlarsi addosso, potrebbe venirne un programma di attività condivise – tra amministrazioni- per abbandonare la mansueta passività dei lupi politici in quell’isola “ferma”, ma agnelli indecisi se proiettati nel flusso di quel movimento dinamico che impone doti particolari, e individuare i “comportamenti da evitare” opponendovi quelli da compiere. Affinché l’arte della politica torni a essere capacità di reazione per raggiungere un tornaconto sociale più che soltanto ed esclusivamente individuale.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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Grazie per le sue analisi e delle possibili soluzioni dei problemi dell’isola di Ischia

Graziano Petrucci

La ringrazio.
Tuttavia restano purtroppo analisi, con qualche suggerimento, senza alcun seguito da parte del decisore politico cui spetterebbe l’onere di prendere atto che c’è qualcosa che non funziona. Ciò che mi sorprende però, forse neppure più di tanto, è la limitata coscienza della opinione pubblica che da modo, per conseguenza, al decisore di non occuparsi dei propri doveri se non in modo parziale

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