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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Fedez, Speranza e Caritas. Nello sconcerto del Primo maggio, ci siamo anche noi» 

Non sono Fedez. Non canto e non ho i milioni di follower che ha lui. Non ho tatuaggi e neppure la Lamborghini. Non ho neppure una moglie che, rispetto a lui un po’ fumino, d’altra parte è stratega dell’imprenditoria e al netto di chi le è a favore o contro si è inventata un lavoro dopo esser riuscita a interpretare il mondo che sta cambiando (arrivando inoltre a sedere nei consigli di amministrazione di varie aziende). La polemica nutrita dopo il discorso di “Federico” sull’ipotesi di censura, durante la telefonata con un pezzo di “Tele Kabul” – in cui ha partecipato la vice direttrice di Rai 3 – poi pubblicata in rete, ha coinvolto quasi immediatamente l’attenzione del popolo stivato nelle pieghe, o nelle piaghe, del web.

Non sono Fedez. Non canto e non ho i milioni di follower che ha lui. Non ho tatuaggi e neppure la Lamborghini. Non ho neppure una moglie che, rispetto a lui un po’ fumino, d’altra parte è stratega dell’imprenditoria e al netto di chi le è a favore o contro si è inventata un lavoro dopo esser riuscita a interpretare il mondo che sta cambiando (arrivando inoltre a sedere nei consigli di amministrazione di varie aziende). La polemica nutrita dopo il discorso di “Federico” sull’ipotesi di censura, durante la telefonata con un pezzo di “Tele Kabul” – in cui ha partecipato la vice direttrice di Rai 3 – poi pubblicata in rete, ha coinvolto quasi immediatamente l’attenzione del popolo stivato nelle pieghe, o nelle piaghe, del web. L’internet italiota è impazzito ed ha provocato un’ondata in cui i temi principali di questi giorni, il Covid e i vaccini, sono passati nelle ultime posizioni 

L’internet italiota è impazzito ed ha provocato un’ondata in cui i temi principali di questi giorni, il Covid e i vaccini, sono passati nelle ultime posizioni. Eppure Federico, dal palco di quel vuoto simulacro che è diventato il “Primo maggio”, è riuscito forse a resuscitarne la memoria ed ha espresso il proprio pensiero. Ha messo in scena la ribellione, per dare alla libertà di opinione e di espressione il modo di esser “libere”. E dopo aver coniugato i diritti civili (il cui dibattito, in Italia, latita da anni lasciando vuoti gli spazi delle agende tanto della destra quanto della sinistra, posto che ancora esista tale dualità), e le parole omofobe, forti, di certi leghisti che richiamano una parte di “destra”, forse per natura contro i gay e il mondo LGBT, insieme alla moglie ha detto «non siamo né di destra né di sinistra, siamo avanti».

Con ciò smarcandosi a priori da eventuali colorazioni con cui di norma lo schema mentale italiano deve gettarsi per capire di che cosa si sta parlando. Peccato che da quel palco non abbia detto di lavoro, di multinazionali come Amazon (di cui è testimonial) che sfruttano persone ai limiti dello schiavismo con i turni massacranti dell’algoritmo, dei rider che a 2 euro l’ora percorrono pure 80 chilometri ogni giorno o di quei giornalisti che non appartenendo ai “gradi elevati della «Kasta»” sono sotto pagati; o degli artisti, del mondo dello spettacolo e della cultura ancora in attesa di un orizzonte o di una prospettiva. Intanto – pure – la sinistra oltre che assente su questi argomenti resta molliccia e borghese di fronte al machismo esasperato della controparte. Infatti, non sta messa meglio rispetto alla (ipotesi attuale di) destra. Nello scontro “provocato” ha prevalso la percezione di trovarsi tra I Simpson e Black Mirror. Un mondo surreale, in cui ai piedi di Federico si sono alternati pure capi e segretari di partito (su tutti Letta, Conte e Di Maio e non è mancato neppure Salvini che si è detto disponibile a incontrarlo). I quali dopo aver dimenticato che la politica è da mezzo secolo che lottizza la tivvù di Stato – il giornalista Oscar Giannino per averlo affermato fu querelato e condannato a pagare 140 mila euro di risarcimento danni (tant’è che gli hanno pignorato tutti i beni) – attraverso post mielosi e colmi di solidarietà, si sono aggrappati al sentiero luminoso di Fedez per attrarre parte della Via Lattea di follower.

Nello scontro “provocato” ha prevalso la percezione di trovarsi tra I Simpson e Black Mirror. Un mondo surreale, in cui ai piedi di Federico si sono alternati pure capi e segretari di partito (su tutti Letta, Conte e Di Maio e non è mancato neppure Salvini che si è detto disponibile a incontrarlo). I quali dopo aver dimenticato che la politica è da mezzo secolo che lottizza la tivvù di Stato – il giornalista Oscar Giannino per averlo affermato fu querelato e condannato a pagare 140 mila euro di risarcimento danni (tant’è che gli hanno pignorato tutti i beni) – attraverso post mielosi e colmi di solidarietà, si sono aggrappati al sentiero luminoso di Fedez per attrarre parte della Via Lattea di follower. Hanno cercato di dividere nella massa l’atomo dell’intenzione di voto e la ricerca di attenzione di quegli elettori (specie nella fascia tra i 14 e i 30 anni) a certi temi delicati, attori assenti dal palcoscenico della politica italiana. Dall’altro si è svelata proprio la mancanza di tutto l’arco costituzionale

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Hanno cercato di dividere nella massa l’atomo dell’intenzione di voto e la ricerca di attenzione di quegli elettori (specie nella fascia tra i 14 e i 30 anni) a certi temi delicati, attori assenti dal palcoscenico della politica italiana. Dall’altro si è svelata proprio la mancanza di tutto l’arco costituzionale, creando – come ha detto il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco – una “polemica pelosa e ipocrita” capace di oscurare anche il problema della presenza di un’eventuale Loggia di Potere che controllerebbe la Magistratura. In particolare al Pd, ancora alla ricerca di un leader, restano probabilmente “Fedez, Speranza e Caritas”, in un cocktail tra virtù teologali e l’attualità, e le Sardine. Finalmente, però, ha trovato qualcuno in grado di dire qualcosa di sinistra, e mentre la destra è alla ricerca di una sua identità nel frattempo s’impegna a infiammare la violenza verbale e nella sua sfumatura estrema quella fisica.

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A noi, sull’isola, che cosa resta di tutto questo? Quasi certamente la Caritas. Nei giorni scorsi ha comunicato il numero elevato, in aumento, di quelli che si rivolgono presso il banco alimentare. Sono oltre 12 mila le persone in cerca di aiuto. Un numero impressionante se ci pensiamo (ci pensiamo?) che annuncia una crisi – isolana- neanche troppo distante. Crisi che non potrà attenuarsi con soli due o tre mesi di lavoro, nell’ipotesi che si riesca a ripartire al più presto col turismo. Ci resta la miopia della politica nostrana che pensa di aver risolto il problema con la “semplice” distribuzione di bonus alimentari e che, senza uno straccio di strategia o di capacità previsionale, resta incapace di creare risposte e soluzioni nel caso il futuro si prospettasse negativo. Ci resta la sua cecità, nel capire come intercettare fondi per dare iniezioni di liquidità alla gente attraverso progetti e lavoro, e la sua sordità tanto è incapace di ascoltare le istanze e gli appelli che arrivano dagli osservatori. Ci resta l’ottusità di quasi tutto il tessuto imprenditoriale e produttivo isolano che si ostina a inseguire un modello fallace, improduttivo di effetti positivi e moltiplicatori se non per i soliti pochi, cui si aggiunge la furibonda ristrettezza di fronte ai suggerimenti, ai consigli che forse il modello finora usato andrebbe rivisto anche in chiave collaborativa.

A noi, sull’isola, che cosa resta di tutto questo? Quasi certamente la Caritas. Nei giorni scorsi ha comunicato il numero elevato, in aumento, di quelli che si rivolgono presso il banco alimentare. Sono oltre 12 mila le persone in cerca di aiuto. Un numero impressionante se ci pensiamo (ci pensiamo?) che annuncia una crisi – isolana- neanche troppo distante. Crisi che non potrà attenuarsi con soli due o tre mesi di lavoro, nell’ipotesi che si riesca a ripartire al più presto col turismo. Ci resta la miopia della politica nostrana che pensa di aver risolto il problema con la “semplice” distribuzione di bonus alimentari e che, senza uno straccio di strategia o di capacità previsionale, resta incapace di creare risposte e soluzioni nel caso il futuro si prospettasse negativo 

Ci restano le discussioni “inutili” sul brand isolano che resterebbe vuoto se non accompagnato dalla sostanza (specie quella di servizi al pari col numero di stelle di ogni singolo hotel). Ci resta la presunzione, che a volte sfocia in ignoranza, per la quale nutriamo la convinzione che basterà un po’ di sole, un vaccino, sciorinare la narrativa del “Covid Free” per attrarre turisti a sbafo al tavolo ischitano, mentre oltre al tavolo mancano pure le sedie. Ci resta la Speranza, forse, il suo uso in pillole. Una specie di farmaco che dovrebbe diffondersi, come stanno cercando di realizzare nell’esperimento tra l’Associazione InSophia di Raffaele Mirelli (patron del Festival Internazionale di Filosofia) e il club Lions. Speranza che, sul medio e lungo periodo, rischia però di esaurirsi e di essere insufficiente se non si accompagnerà un piano straordinario di attività e di collaborazione comune per la ripresa, a livello locale e non solo per il turismo. E se la speranza sarà l’ultima a morire, potremmo sempre chiamare Fedez dopo aver sborsato 25 mila euro per il suo aiuto e chiedergli un post su facebook, magari invitarlo insieme alla Ferragni per sentirci anche solo un poco allo stesso livello della Galleria degli Uffizi e prenderci il posto, meritato, sul palco della nostra indifferenza. 

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci 

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