LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Fenomenologia ischitana»

Siamo fenomeni, inutile negarlo. Mentre il mondo è in guerra contro un nemico invisibile, le terapie intensive e il Servizio Sanitario Nazionale rischiano il collasso insieme agli ospedali a causa del rischio dei possibili troppi ingressi; mentre girano video e audio da parte di medici anestesisti e rianimatori di mezza Italia che avvisano delle conseguenze irreversibili e delle scelte che saranno costretti a fare su chi salvare una volta finiti in ospedale a causa della crisi respiratoria, tragica conseguenza che si troverebbe ad affrontare un contagiato dal virus COVID-19 e in barba a qualsiasi ordinanza volta a limitare gli assembramenti, la folla, il caos, noi che facciamo?

Facile la risposta, tanto a dirsi quanto a farsi. Ci facciamo solleticare dalla giornata di Sole e ci dirigiamo in massa a Citara e Ischia Ponte per un caffè e una chiacchiera, e magari per contribuire a non seppellire l’economia dell’isola. Secondo i dati della Protezione civile, al 9 marzo in Italia, i contagiati da coronavirus sono 7985, domenica erano 1598 in meno. I guariti, invece, sono 724. Raggiunge quota 9172, tra morti e guariti, il numero di persone contagiate dall’inizio dell’epidemia e di queste sono decedute in 463 (se si aggiungono i decessi in Campania, si raggiunge il numero di 466). In Campania il numero dei contagiati totali è arrivato a 120, ossia 19 in più (Napoli 55; Caserta 32; Salerno 17; Benevento 4; Avellino 3).

L’epopea dell’esercito della domenica e delle belle giornate rischia di diventare una disfatta, per se e per gli altri, perché ancora non abbiamo compreso che, purtroppo, ci troviamo in uno stato di gravità precaria che rischia di saltare e i comportamenti di ognuno possono fare la differenza. E considerando che il coronavirus può propagarsi anche da soggetti asintomatici, ossia che non hanno sintomi evidenti, in caso di assembramenti, la differenza può muoversi verso un segno negativo che mostra l’alto rischio di restare permanente a causa di uno spirito di strafottenza inaudita il quale, a onore del vero, è esso stesso il terrore. Una mancanza del senso di responsabilità e comunità, da parte degli isolani, cui però ci si affida nella speranza che siano in grado di adottare semplici norme e comportamenti costruttivi.

E poiché la speranza è l’ultima a morire, speriamo che non accada nulla. Certo, speriamo. Perché se è proprio la speranza, l’ultima a lasciarci le penne, tosta guerriera capace di resistere a qualunque attacco invisibile, a morire per primo sarà sicuramente qualche altro. E la sfacciataggine diffusa, la stessa che si è palesata nell’esodo e nell’assalto alla stazione di Milano per montare sull’ultimo treno e tornare al sud, sarà quello il comune denominatore in grado di mostrare il peggio del peggio di un popolo che si crede furbo e se ne sbatte di tutto. Se gli uccelli volano, e molti sono senza zucchero, è proprio vero che noi, per rispetto alle tradizioni, continuiamo a essere dei bravi coglioni.

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