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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Galline, su. Alla riscossa!»

Mimmo Barra nel suo editoriale “Ischia Covid Free? Non basta, per ripartire servono organizzazione e pianificazione” ha messo il dito in una piaga che, in molti tra la gente, politica (se ancora ne esiste una sull’isola) e amministratori compresi, fanno finta di non vedere pur sentendone la puzza. Barra alimenta il dubbio che, probabilmente, come affermava Cartesio, è l’unico modo per creare e costruire conoscenza. Forse è l’unico metodo per procedere alla conquista della verità. Il già Commissario dell’Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida, attuale componente dell’Agenzia Regionale del Turismo, è l’artefice di quel Patto per lo Sviluppo Socio Economico dell’isola d’Ischia mai realizzato dalle amministrazioni che lo avevano accolto e deliberato nel 2015.

Mimmo Barra nel suo editoriale “Ischia Covid Free? Non basta, per ripartire servono organizzazione e pianificazione” ha messo il dito in una piaga che, in molti tra la gente, politica (se ancora ne esiste una sull’isola) e amministratori compresi, fanno finta di non vedere pur sentendone la puzza. Barra alimenta il dubbio che, probabilmente, come affermava Cartesio, è l’unico modo per creare e costruire conoscenza. Forse è l’unico metodo per procedere alla conquista della verità. Il già Commissario dell’Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida, attuale componente dell’Agenzia Regionale del Turismo, è l’artefice di quel Patto per lo Sviluppo Socio Economico dell’isola d’Ischia mai realizzato dalle amministrazioni che lo avevano accolto e deliberato nel 2015. Un Patto Strategico che individua nella sinergia (tra amministrazioni) e nella progettazione per area omogenea (in questo caso, tutta l’isola), il valore aggiunto e favorirebbe l’accesso al ciclo di fondi POR 2021/2027 della Regione Campania

Un Patto Strategico che individua nella sinergia (tra amministrazioni) e nella progettazione per area omogenea (in questo caso, tutta l’isola), il valore aggiunto e favorirebbe l’accesso al ciclo di fondi POR 2021/2027 della Regione Campania, senza soluzione di continuità con il ciclo 2015/2020. Mentre sul social tira più una foto di gattini e tramonti che non argomenti un poco più seri, diviene perciò utile e indispensabile ripetere una cosa.

Che parlare di “Ischia Covid Free” senza porre attenzione – come dice Barra – a due aspetti e momenti fondamentali, e cioè organizzazione e pianificazione, evitando di gettarsi con questi presupposti come un treno sulle somme in programmazione cui si aggiungeranno quelli del PNRR, il rischio d’implosione del sistema “Ischia” è vicino e se non si corre ai ripari, avrà effetti devastanti per i 70 mila abitanti. Altro che “Covid Free”. L’entusiasmo diffuso, frutto di un messaggio sbagliato adottato anche dalla gran parte dei giornali nazionali, ossia che al vaccinarsi corrisponde una libertà ritrovata, espone al pericolo di farci perdere di vista le cose importanti. Giusto per riflettere, bisognerebbe chiedersi, e qualcuno potrebbe girare la domanda agli amministratori locali, oltre che doveroso anche obbligatorio, quale libertà potrebbe mai esserci in un sistema come quello isolano che “(soprav)vive” di turismo solo in particolari e ridotti mesi dell’anno, senza soldi. Un’indagine Ipsos del gennaio scorso, sottolinea che la preoccupazione maggiore degli italiani (circa il 78%) nei mesi e anni che verranno non è la salute ma l’economia e la possibilità di perdere il posto di lavoro.

Un’indagine Ipsos del gennaio scorso, sottolinea che la preoccupazione maggiore degli italiani (circa il 78%) nei mesi e anni che verranno non è la salute ma l’economia e la possibilità di perdere il posto di lavoro. Poiché salute ed economia sono per forza collegate, potremmo anche dire che vanno a braccetto, basta provare a fare un piccolo sforzo d’immaginazione su cosa potrebbe accadere a Ischia se il poco lavoro che regge si riducesse ancora di più e se nessuno prenderà su di se la briga di parlare tanto di politica economica quanto di fasce deboli come degli aiuti possibili. Perciò diventa necessario, oltre che improrogabile, pensare non solo al presente suonando le trombette per richiamare i turisti da ogni dove, ma anche al futuro immediato come a quello prossimo

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Poiché salute ed economia sono per forza collegate, potremmo anche dire che vanno a braccetto, basta provare a fare un piccolo sforzo d’immaginazione su cosa potrebbe accadere a Ischia se il poco lavoro che regge si riducesse ancora di più e se nessuno prenderà su di se la briga di parlare tanto di politica economica quanto di fasce deboli come degli aiuti possibili. Perciò diventa necessario, oltre che improrogabile, pensare non solo al presente suonando le trombette per richiamare i turisti da ogni dove, ma anche al futuro immediato come a quello prossimo.

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Il dr Barra apre una fessura – come ha fatto l’avvocato e imprenditore Nicola De Siano la scorsa settimana – nella testa di quanti restano indifferenti a questo tipo di argomento, cercando di inoculare un suggerimento sulla strada da percorrere se davvero si vuole stimolare tanto la crescita quanto lo sviluppo dell’isola d’Ischia. “Cose” che non possono essere il frutto solo di “manutenzione ordinaria nei comuni” ma che, al contrario, andrebbero calate in un cammino di rilancio strategico, non solo previsto ma portato a esecuzione nel più breve tempo. Troppo spesso si tende a dimenticare che le parole sono come i soldi: se si spendono male, il rischio di non averne per pagare il conto o, comunque, quando è importante diventa alto. “Ischia Covid Free”, insomma, resta un insieme di parole accozzate fra loro, idonee a sfruttare un momento ma rappresentano un contenitore vuoto e se i sindaci continueranno di questo passo, tenderà a restare tale. Se la Banca d’Italia, in un approfondimento contenuto nella Relazione annuale 2020, sottolinea che “una maggiore cooperazione si associa in media a una redditività più elevata”, il motivo per cui ciò non avviene tra i sei comuni è triste e rappresenta una puntualità sconcertante sull’incapacità che cammina sulle gambe di (alcuni) uomini. Non uno, o due, neppure tre o sei – fatto salvo il Commissario di Governo a Serrara Fontana –, nessuno che durante i propri comizi “social” abbia speso, adesso come in passato, una parola sulla necessità di rilancio di un’isola e del suo modo di fare turismo (delle stelle agli alberghi, vogliamo parlarne? E dei servizi che andrebbero migliorati, chi ne parla?), della tutela del lavoro come della possibilità di aumentare le occasioni sia per gli stagionali, categoria quasi in rianimazione, sia per quelli che hanno la fortuna di esser impiegati 12 mesi l’anno.

Tutta questa esibizione, di un “fare” di qua e un “fare” di là che s’intravede sul social a supporto della comunicazione che si è scoperta importante, per lo più da parte dei primi cittadini, come se tutto fosse nuovamente in movimento dopo il periodo d’isolamento forzato, appare come una successione di tentativi per tenere in piedi qualcosa che sta per morire. O che forse per la gioia di “investitori” che arrivano dalla terraferma (non ci sono soltanto quelli che salvano le aziende, pure “gli altri” che ne hanno bisogno per farci lavanderie!) è già morto

Tutta questa esibizione, di un “fare” di qua e un “fare” di là che s’intravede sul social a supporto della comunicazione che si è scoperta importante, per lo più da parte dei primi cittadini, come se tutto fosse nuovamente in movimento dopo il periodo d’isolamento forzato, appare come una successione di tentativi per tenere in piedi qualcosa che sta per morire. O che forse per la gioia di “investitori” che arrivano dalla terraferma (non ci sono soltanto quelli che salvano le aziende, pure “gli altri” che ne hanno bisogno per farci lavanderie!) è già morto, col risultato di ridurre, parecchio, le prospettive riguardo a una ripresa reale. Tutti parlano di politica, tranne i sindaci che ormai hanno preso la piega di mostrare i propri risultati personali, ma il dato vero è che nessuno la pratica. Nessuno tra le decine di assessori o consiglieri che ultimamente si sia lanciato in arringhe per affrontare le ipotesi di orizzonti possibili o per non perderli (se non hanno il nulla osta del “capo” dell’amministrazione, il silenzio religioso è garantito), nessuno che sia capace di muovere una critica alla propria amministrazione o a quelle vicino per stimolare il dibattito. C’è ragione di credere, in fin dei conti, che l’encefalogramma collettivo sia piatto e dietro agli annunci che una politica c’è, è attiva e presente un pollaio che ospita galline. Alcune intente a beccare il mangime di un regime (isolano) senza sostanza, altre affascinate dalla comunicazione del proprio paladino, in un giorno perpetuo che dura un anno ma che è sempre lo stesso da anni, pronte a restare imbambolate sotto il flusso del neon della libertà ritrovata, spaparanzate sul burrone prossimo venturo.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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