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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Giù la mascherina»

Premessa 1. Di questi tempi, forse, sarebbe il caso di alzarla. Indossarla, ancora meglio. Che cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi? Forse già a cominciare dal prossimo 15 o 20 aprile, auguriamoci comunque al più presto, le misure che ci costringono a restare a casa potrebbero essere ridotte e contingentate. Ridotte, perché questa reclusione forzata, unico modo per evitare il diffondersi del virus e trasformare anche l’isola da polveriera a una Chernobyl in mezzo al mare, nelle prossime settimane potrebbe essere attenuata.

Rimarrà la distanza di sicurezza, questo è certo, ma torneremo nuovamente in strada o al lavoro. Ridotti, per conseguenza, saranno anche i comportamenti cui eravamo abituati. Non ci saranno più, almeno nel breve periodo, abbracci o strette di mano, i saluti avverranno soltanto da lontano e la distanza di almeno un metro rimarrà un elemento fondamentale da rispettare per qualunque tipo di attività: dai ristoranti ai bar fino al trasporto pubblico come nelle normali attività quotidiane. Ciò per consentire una rapida diffusione della capacità di attenzione, per la società e per gli individui, di cui abbiamo perso la percezione e sotto stimati gli effetti. La situazione giace su una certa gravità, lo stiamo vedendo in questi giorni, perciò la guardia nessuno può permettersi di abbassarla. Contingentate, perché è molto probabile che la riapertura delle attività commerciali come l’uscita dalla propria abitazione seguirà criteri applicati gradualmente in base all’utilità sociale e all’età e forse pure in riguardo al quadro clinico. Ciò per consentire una ripresa della normalità, per tutte le fasce sociali, in forma lenta e graduale. Un periodo di riabilitazione, insomma, in conformità a una serie regolata di comportamenti ed uscire in maniera progressiva dall’emergenza in piena sicurezza e attenuare i rischi esistenti, per tutti.

Premessa 2. Il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, non perde occasione di affermare un concetto, e fa bene: meglio attenuare le polemiche, visto pure il periodo poco adatto. Smorzare le controversie, però, significa non abbandonare la critica che, a questo punto, si può estendere al territorio isolano nella sua completezza e, quindi, alle sue amministrazioni. È chiaro che un tale momento ci metterà di fronte a una serie di cambiamenti, sia sociali e sia economici e bisogna pensarci, adesso. La proposta da parte dell’associazione Progetto Ischia, circa la costituzione di una cabina di regia per far fronte a questa emergenza – proposta inserita tra i 12 punti che costituiscono il documento inviato via posta certificata a ogni comune la scorsa settimana – si può estendere anche oltre lo specifico periodo critico. Coinvolgere professionisti, analisti in grado di leggere e intrepretare i fenomeni e i flussi (turistici ed economici, ma non solo), stabilire una comunicazione integrata attraverso un ufficio stampa “unico”, rendere complici in un tavolo i rappresentanti delle categorie come quelli che rappresentano la tela del tessuto economico dell’isola d’Ischia, sono temi che devono diventare, anch’essi, un’urgenza necessaria.

L’economia isolana, e il sistema che la compone, ha bisogno di essere rivista. Non è possibile tollerare una semplice operazione di maquillage che potrebbe ripresentarsi nella stessa forma di prima. Un sindaco, oltre ad affermare di essere una sorta di “mini imperatore”, ha il dovere di scegliere, da domani in poi, basandosi su più informazioni che, al momento, non fanno parte del suo bagaglio. Questo il motivo, principale, per il quale una coesione è importante ma, poiché non basta, deve anche muoversi in senso costruttivo. E bisogna pensarci, ora che l’emergenza, data la costrizione forzata, ci consente una riflessione non di poca importanza. Il sistema Italia, e per venire a noi quello isolano che ci interessa da vicino, deve fare i conti con le conseguenze di una crisi che ha già eroso, purtroppo, anche il turismo. Effetti nell’occupazione, nell’economia e nella società isolana, sono visibili e stanno dando i primi segnali di un cambio di paradigma che si realizzerà in modo pieno e incontrollato se l’isola e chi la governa non muoverà “le natiche” per darsi da fare. Studiare, nuove possibili relazioni con il turismo ma più in generale il collegamento con il luogo. C’è necessità perciò, e dopo l’aspetto sanitario bisogna davvero occuparsene, di iniziare a sviluppare una nuova consapevolezza. Costruire una dimensione più etica oltre che funzionale e dare all’isola verde una nuova possibilità di rinascere. C’è bisogno, insomma, di un nuovo Rinascimento. In cui, rompere con il Medio evo isolano e maturare una nuova visione del mondo, e di se stessi. Già questo potrebbe limitare quella brutta pratica dell’ognuno per se, cui si lanciano gli attuali amministratori, che continua a caratterizzare – a parte poche parentesi di collaborazione – questa emergenza.

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