LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «I contadini della politica»

Dopo il periodo d’isolamento forzato ora torniamo tutti a essere la maestra, lo scienziato, il politico, il meccanico, l’idraulico, l’imprenditore, il negoziante e altri mondi, oltre che mestieri, legati a una libertà ritrovata, mai persa del tutto benché limitata. Il rischio molto alto in questa nuova dimensione apparentemente ricominciata, e alcuni comportamenti lo dimostrano, è la tendenza a tornare sugli stessi modelli che ci fanno sentire al sicuro e spesso, al contrario, ostacolano qualunque cambiamento nell’illusione di aver modificato qualcosa. Nell’allucinazione che le cose si trasformeranno da sole, senza il bisogno di pensare a una riprogrammazione.

Forse è vero, muteranno. Necessariamente. Magari saranno costrette a farlo ma, è opinione diffusa, in senso involutivo. Lo stiamo vedendo con il problema del lavoro per gli stagionali che rischia di essere ridotto nel migliore dei casi, annullato nei peggiori. Tuttavia è da questa libertà “work in progress”, o almeno nella capacità di prevederla per renderla migliore, che sgorgano, naturali, proposte che si palesano come un’infezione positiva e intenzionale. Le quali hanno bisogno dell’intuizione e della capacità di saperle cogliere per incidere sulla nostra stessa libertà recintata dal mare, per renderla più libera. Dal produttore al consumatore. Così potrebbe sintetizzarsi nella sua immediatezza l’idea che ha avanzato nei giorni scorsi il presidente del circolo Pd di Ischia, Lello Pilato. Ovviamente non ha fatto riferimento solo alla possibilità di riprendere terreni incolti o abbandonati, e sono tanti, a cominciare da un censimento da parte delle sei amministrazioni. Nei suoi interventi sui media ci sono inviti a creare un’economia di circolo in grado di valorizzare il territorio e i servizi; ci sono sollecitazioni alla gente e alla politica “locale” cui, nello specifico, è rivolto l’invito a muoversi per uscire dal pollaio, per andare oltre l’orto personale.

Ci sono, inoltre, prospettive di rilancio tanto del turismo quanto della tradizione culturale isolana che passano per l’alleanza tra agricoltura, ristorazione e strutture alberghiere da cui avviare un “processo gastronomico di prossimità e di qualità che possa valorizzare e incoraggiare il lavoro della terra con il recupero delle migliaia di ettari di terreni abbandonati, di talché i ristoratori potranno nobilitare le nostre variegate unicità, i cittadini nutrirsi di cibo buono, pulito e al giusto prezzo” e per dare ai turisti un motivo in più per scegliere Ischia e riscoprire la simbiosi tra natura, buon cibo e ospitalità. Non è solo un rilancio in cui i “ristoratori che utilizzeranno prodotti genuini e sostenibili e che acquisteranno direttamente a chilometri zero, innescherebbero un circolo virtuoso in grado di alimentare i consumi con le meraviglie del posto provenienti dalla nostra terra e sicuramente più a buon mercato”; non si tratterebbe soltanto di ridare vita ai terreni abbandonati. Significherebbe, più profondamente, la ripresa delle radici comuni e dell’occasione di gestire pianificazioni a lungo termine, ruolo che almeno la nostra politica ha perso per limitarsi all’ordinaria amministrazione. Sono anni che in tanti invitano i rappresentanti locali ad appropriarsi del “mestiere” ma al contrario, sono proprio loro che continuano a rimanere sordi di fronte a proposte innovative, presuntuosi oltre che arroccati a propria difesa e dell’amministrazione per il potere individuale; ciechi sui flussi in cui si sta incardinando il mondo e la sua economia. In Italia l’obiettivo vitale si è trasformato in mantra: risparmiare e stare bene stanno modellando un nuovo scenario. Ciò passa anche per l’agricoltura di prossimità, in cui la vendita di prodotti a km 0, oggi assume la qualità di snodo imprescindibile per un futuro diverso. Sono 6 gli italiani su 10 – secondo i dati Istat – che s’impegnano a coltivare l’orto e il numero ogni anno cresce del 6%.

Aumenta pure la quantità degli orti in affitto, il che richiama le proposte presentate negli anni passati da alcuni professionisti, a Barano – tra i tanti Mario Goffredo e Davide Iacono – per la ripresa di terreni per farne orti, appunto. Se da noi le richieste sono mortificate dagli amministratori, la tendenza nazionale invece va nella direzione opposta, ossia di un aumento degli appezzamenti pubblici in cui coltivare e raccogliere i prodotti della terra dando luogo a fattorie didattiche: sono oltre 2.500 in tutto lo stivale. Se alcune Regioni stanno implementando un nuovo modello, in Emilia Romagna si trova circa il 37% degli orti pubblici a livello nazionale, anche le città non perdono l’occasione di ampliare la superficie da dedicare all’orticoltura. A Roma i terreni destinati alla coltivazione a uso di prossimità, negli ultimi 5 anni sono aumentati del 36,4%. Lello Pilato, in sostanza, con la sua proposta, ci sta invitando a essere più attenti e reattivi. La stessa cosa la suggerisce alla collettività isolana, a chi avesse intenzione di realizzare un progetto di ripresa pure con l’aiuto dell’euro parlamentare Giosi Ferrandino. Attraverso la sua proposta, il presidente del circolo del Pd a Ischia, va oltre la schematizzazione semplicemente ideologica o di partito, suggerendo un modello di rilancio, tramite la presa delle radici culturali isolane per muoversi alla ricerca di un nuovo equilibrio. E lo fa, al contempo, consigliando gli amministratori di smetterla di gestire la politica locale come un orto da zappare, idoneo solo a coltivare vanità personali. E dedicarsi, finalmente, alla cura della propria “terra”.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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