LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «I volti da guerra civile, solo annunciata»

Ciò che si rileva da alcuni messaggi calati dalle colonne dei giornali locali, ha solo il compito di annunciare che è arrivato il momento di cambiare qualcosa, evidente aspetto di un’isola che invece non ne ha alcuna intenzione e neppure il coraggio di procedere in avanti. Incapace, com’è, di scollarsi dalle sabbie mobili in cui ci siamo adagiati da almeno trent’anni a oggi di fronte agli stessi meccanismi.

In cui ognuno per il suo, bene o male, è riuscito a tutelare il proprio orticello e adesso, bene o male, continua a farlo. Spesso sono stati i sindaci – e magari lo sono ancora!- le maschere più evidenti, parti consapevoli di una superiorità sbandierata (amministrare un paese non significa certo che se ne posseggano le competenze). Dalla lista odierna non mancherebbero però gli imprenditori alcuni di fama e altri che ne hanno fame, e così s’integrerebbe la schiera di protagonisti che dai balconi gettano in pasto alla gente l’incomprensibilità di progetti senza visione, quando ci sono, o balzi super mega galattici nel futuro in cui lanciare la società isolana che soffre, più di ieri, lo scollamento tra politica e mondo imprenditoriale. Abbiamo imprenditori lungimiranti, penso a Marco Bottiglieri, ma se il ruolo della politica è costruire un ostacolo, allora c’è un problema.

La lungimiranza col tempo non esprimendosi rischia l’involuzione al pari della politica. Ci sono amministratori che trovano riparo dietro lo scudo della legalità o quelli che “per fare le cose bisogna tenere in conto la burocrazia e ci vogliono tempo e soldi”, ragione valida per non realizzarle. E il presente a ben guardare non fa sconti o differenze. Conferma la pratica insulsa che intanto liscia l’orgoglio delle star televisive, sindaci compresi, e lascia trasparire ciò che è in realtà: l’inazione al posto dell’azione – questa va solo manifestata a parole -, diventa solido veicolo per raccogliere un “bene, bravo, bis!” o un “continua così amico, siamo con te” e, come si dice, tutti felici e contenti. Ciò fornisce allo spirito da pavone la capacità di aumentare la sua ampiezza e far male a tutti noi. Anzi, la rende zoppa e ci riesce benissimo. L’accorgersi, per buona pace di qualcuno, che cosa c’è sullo sfondo di certi discorsi o comunicazioni o progetti che risalgono quasi a vent’anni fa, non ci salva dalla condanna di essere pronti a votare le stesse facce cariche di fuffa e sindrome dell’apparizione ai fedeli elettori a tutti i costi se dovessero presentarsi nelle successive tornate elettorali e saremo pronti a ricaderci. Per fare un esempio diverso tira più l’elenco di attività in cui è stata investita una parte della tassa di soggiorno nei comuni.

Magari senza programmazione, che il desiderio di trasformare il modello di turismo, o quello della mobilità e dei trasporti con una visione d’insieme, insieme e sul lungo periodo. Certo bisognerebbe prima accorgersi che c’è qualcosa che non funziona. Giovanni Lombardi dell’ATEC (associazione trasportatori e commercianti) ha chiesto ai sei sindaci la nomina di un portavoce unico concordato per intrattenere rapporti con gli uffici regionali che hanno competenza nel settore dei trasporti. Da mesi, Lombardi, non riceve alcun segnale da parte delle amministrazioni (e a quanto è dato sapere neppure dai sindaci), segno che non tutti vedono le urgenze come tali, e per alcuni non lo sono per niente. Con un rapido gettito di soldi insomma – i visitatori che pagano l’imposta di soggiorno alla fine creano questo circuito – si può accedere alla lista di desideri e belle cose da ottenere subito. Feste di paese e bruschette in quantità si trovano spalmate su un tappeto rosso, mentre altre più difficili, dispendiose in termini di risorse e programmazione ma che ci darebbero grossi vantaggi economici, e che richiedono particolari competenze, possono e devono attendere. Per questo Lombardi attende, e aspetterà ancora. Ecco la politica che fa da tappo alla propulsione di risorse umane ed economiche come alle collaborazioni vantaggiose per tutti. Esiste un’estetica dell’impegno che resiste, ed è proprio questa a opporsi alla sostanza di cui avremmo bisogno. Se molti ritengono che è più semplice vestire di legalità gli avvisi pubblici che hanno un secondo fine, per esempio come si presume sia avvenuto a Forio per gli eventi pasquali dopo la lettera di ”protesta” di uno dei partecipanti, qualche dubbio legittimo ne viene. Nel lungo curriculum di chi ha partecipato, coesistono ruoli di organizzatore e concerti in terraferma, ma “scartato” dal “posto” di direttore artistico poiché si è preferito il curriculum di “discutibile livello artistico” di Gaetano Maschio. Va da se il dubbio che il gettito della tassa di soggiorno debba restare nell’ambito del controllo dell’amministrazione secondo una pratica consolidata e legale. Pratica che a sua volta tiene le redini di chi lo gestisce. Ciò potrebbe essere uno dei motivi per cui diventa lecito, quasi indispensabile, sacrificare la competenza di chi interviene in certi avvisi pubblici, residente in altre parti d’Italia, di fronte al “cantore” e al candore di una forianità d’altri tempi. E diventa normale il passaggio, la metamorfosi di chi ha partecipato alla “gara” in qualcosa d’inutile, in ingenui bambinoni e spettatori passivi. Che nulla possono di fronte all’affossamento delle proprie competenze da parte della commissione foriana che li avrebbe valutati. Ciò, infatti, parrebbe desumersi dal tenore fastidioso della missiva da parte di chi ha inviato alla stampa locale la lettera colma di rabbia e delusione causata da una scelta discutibile. E noi “comuni mortali” che ruolo abbiamo in tutto questo? Beh, che ruolo pensiamo di avere se ci caschiamo sempre?   

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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