LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Il centro del morbo»

L’impressione, abbastanza diffusa, è che alla gran parte degli isolani non interessi sapere davvero della realtà in cui sono immersi e vivono, e neppure gli interessi essere “in-formati”. Al contrario, l’unica passione è diffondere con superficialità semplice il sentimento che tutto va bene (tradotto per chi avverte un clima di pesantezza: si tiene a galla!) e discettare sul numero dei turisti – che magari aumenta dopo il periodo di letargo invernale- ma senza capirci una bene amata mazza di flussi e conseguenze poiché il ragionamento richiederebbe uno sforzo oltre la media. Per molti il turismo è facile da spiegare e neanche c’è bisogno di complicati ragionamenti: se le camere sono piene, va tutto bene e se non va bene, è perché è mancato il Sole. Il vortice involutivo a circuito chiuso è quello solito e si ripete ogni anno. Prevale, su tutto, la voglia di condividere fotografie mozzafiato senza il rischio di rimanere soffocati dal bello.

Panoramiche per favore, se dall’alto è meglio. O commentare di “alberghi primi in classifica”, come se quella struttura fosse la propria allo stesso modo di come ci si sente allenatori quando si riversano parole a vanvera a favore della squadra del cuore. Che cosa non si fa per alimentare “l’orgoglio ischitano” dietro di cui diviene rassicurante nascondersi e omettere di osservare per scattare una fotografia di ciò che accade, di ciò che non funziona dopo anni di sciatteria e incuria ma che con un poco d’intelligenza potrebbe funzionare meglio. Domina la voglia di scansare qualunque discussione sui ‘numeri’ (anche perché poi bisognerebbe tradurli nei fatti). Le cifre delle auto per esempio, o sugli introiti che arrivano dalla tassa di soggiorno in ogni comune e di come sono impiegati. O delle cifre che si riferiscono agli investimenti del pubblico nell’interesse del “bene comune”. Perché fa più comodo perdersi nella questione se un sindaco feudatario è stato più bravo di un altro (magari a trovare fondi ma solo perché ha conoscenze che contano, non perché si è avvalso di una task force di professionisti con lo scopo di partecipare a bandi regionali o europei!). Perché rende più comoda la posizione di ritrovarsi a magnificare la figura dell’imprenditore che cavalca la politica da oltre venti anni, legato da un lato mani e piedi dal conflitto d’interessi, ma libero, dall’altro, di fare quello che vuole (per se) mentre la gran parte dei suoi compaesani è completamente cieca. All’isolano medio piace invece alimentare la competizione degradante pure dal punto di vista amministrativo. La considera alla stregua di uno sport nazionale adatto per ingrossarsi il petto e pavoneggiarsi dopo aver liberato la mente dalle dinamiche che impongono di chiedersi “come sono o saranno spesi e a chi o quale società andranno quei soldi?”. Ci piace credere, magari non a tutti, alle storie di una sanità che funziona. Per questo motivo sono molti quelli che restano tranquilli nel caldo della propria certezza di fronte alle dichiarazioni “positive” (se “vere” o presunte sono un dettaglio) e ai giornali che le esaltano. Nessuno però si chiede se saranno attendibili pure sul lungo periodo. Nel frattempo al Rizzoli, si dice, arriverà un piccolo esercito d’infermieri per farci credere che tutto va bene, che funziona finalmente. Mentre sparuta rimarrà la ‘presenza’ di medici e ridotto l’ambito della libertà di chi c’è, compresa quella di critica e di parola. Va tutto bene, non c’è nessun problema.

Non c’è da preoccuparsi neppure di fronte ai trasferimenti a Napoli, perché è chiaro che qui mancano mezzi e strumenti per occuparsi dei casi gravi. Pensare che, quando si tratta di trasferimento in terraferma, quel paziente potrebbe non arrivarci ci apre la porta dell’ansia ed è meglio crogiolarsi nell’idea che a Napoli ci è arrivato per opera e virtù di una porta spazio temporale, come nei migliori film di fantascienza. Fantasticheria idonea a farci piombare nella certezza che per il viaggio non ha dovuto affrontare nessun protocollo di emergenza e nel tempo di percorrenza, trattandosi di volo in elicottero o via mare, almeno non si rischia la vita. Pure se nei mesi precedenti è accaduto l’esatto opposto. Va tutto bene, dicono. Sì, va tutto bene ci mancherebbe. Ci crediamo. Con la stessa disinvoltura con cui abbiamo fiducia nelle favole. Probabilmente a pochi interessa che la spesa pro capite in Italia secondo la Commissione Europea, nel 2017, era inferiore del 15% rispetto alla media UE e il fabbisogno dell’intera macchina sanitaria italiana si è attestato a 114, 435 miliardi di euro nel 2019, un miliardo in più di quello stimato per l’anno precedente e con il solo impiego del 6,6% del PIL. A pochi interessa sapere che la politica dei tagli e dei bilanci tenuti per i capelli non è compatibile con gli standard della sanità pubblica e, perciò, il futuro sembra cedere il passo alla sanità privata. Proprio come sta accadendo in Piemonte con la privatizzazione dei Pronto Soccorso. Poi toccherà ai settori di traumatologia, ortopedia e cardiologia. Non interessa sapere che la spesa per la sanità “pubblica” è in crescita e secondo le stime del Rapporto GIMBE – la Fondazione che si occupa di ricerca sanitaria – per riallineare il SSN a standard degli altri paesi europei e offrire ai cittadini italiani un servizio di qualità, equo e universalistico sarà necessaria nel 2025 una spesa sanitaria di € 230 miliardi. Ancora a quei pochi interessa conoscere della sanità in Campania. Seppur in forma propagandistica l’annuncio della sua uscita dal commissariamento durato 10 anni, non dice che oggi è sottoposta a tagli alla spesa a causa di un deficit pari a 9 miliardi. Anche con i conti in ordine LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) sono rimasti sotto la soglia dell’adempienza e per i pochi investimenti e, insieme al blocco del turn-over, la “nostra” Regione è ultima in Europa. E tutto ciò a cascata, interessa anche noi, ci coinvolge da vicino, quando si affronta l’argomento “Rizzoli” che ha ricevuto in donazione dalla Fondazione Leonessa, condotta dalla notevole Elena, macchinari per svolgere il “suo” servizio di sanità pubblica. Intanto il resto del tessuto imprenditoriale ischitano resta a guardare e rimane scollegato dalla possibilità di contribuire allo stesso modo dei Leonessa. Certo, non è obbligatorio. Tanto c’è chi lo fa, perché spendersi ulteriormente. Si vuole solo parlare di ‘bene comune’ per l’isola. Parlare, e basta. A stento leggere con chiara lucidità di ciò che accade. Quello che poi qualcuno cerca di evidenziare anche inimicandosi il politico di turno o il ras del quartierino. La naturale facoltà di svincolarsi da qualunque dibattito su sostanza e metodo per tutelarlo davvero questo ‘bene comune’, se lo è ancora, è la propensione dell’isolano. Arroccato sulla linea di una cultura arrogante, provinciale, isolata, perbenista e ignorante. Prodotta dalla sbornia di un turismo che, nel frattempo, cambia insieme al mondo mentre l’isola che non se n’è ancora accorta si rotola nel fango alla ricerca di cibo per diventare sempre più grassa, pronta per essere macellata.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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