LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Il Ferragosto a Villa Luisina ossia come Ischia torna a respirare»

Sul belvedere di Zaro, a Forio, c’è una villa che porta il nome della padrona di casa. Non è un vezzo da cartolina, per niente. Si chiama Villa Luisina. Perché Luisina ci vive, e ci vive con quel garbo che lei ha nel sangue. Suo marito, Gianni Donzelli, è un uomo che di mestiere fa l’imprenditore e di passione ricopre il ruolo di vicepresidente dell’Acen Napoli. Quella stessa Acen che il 24 luglio, non a caso, aveva già dato prova di saper organizzare un evento con la cura maniacale che si riserva alle cose per cui, dopo, si prova ammirazione. Ecco, chi sa fare le cose bene in pubblico — si sa — le sa fare altrettanto bene, se non meglio, a casa propria. Per il Ferragosto, i coniugi Donzelli hanno aperto il giardino di Villa Luisina incastrata tra i boschi: “prendete ogni speranza ‘o voi ch’entrate”. Duecentocinquanta invitati, che non sono tanti se si pensa al bacino di potenziali amici che un uomo come Gianni potrebbe convocare, ma che sono pochi — giusti — se si guarda come sono stati scelti.

Sul belvedere di Zaro, a Forio, c’è una villa che porta il nome della padrona di casa. Non è un vezzo da cartolina, per niente. Si chiama Villa Luisina. Perché Luisina ci vive, e ci vive con quel garbo che lei ha nel sangue. Suo marito, Gianni Donzelli, è un uomo che di mestiere fa l’imprenditore e di passione ricopre il ruolo di vicepresidente dell’Acen Napoli. Quella stessa Acen che il 24 luglio, non a caso, aveva già dato prova di saper organizzare un evento con la cura maniacale che si riserva alle cose per cui, dopo, si prova ammirazione

Non c’era l’effetto discoteca, nemmeno quella tristezza da buffet “all inclusive” dove l’ospite è un numero con un piattino di plastica in mano. C’era, invece, quella cura per i dettagli e quella mondanità che Ischia sapeva fare una volta, quando nelle ville nascoste tra gli ulivi si respirava quella leggerezza che non aveva bisogno di essere annunciata – oppure ostentata – sui social.

Una leggerezza che si è perduta, come tante belle cose che il tempo sperpera e che Gianni e Luisina sono tra i pochi, oggi, a saper ancora ricreare. Ad accogliere gli ospiti, hostess in divisa azzurro Napoli. Un omaggio alla passione calcistica del padrone di casa, sì, ma anche un modo per dire che quella serata aveva un’anima: quella colorata di chi fa dell’autoironia uno dei cavalli di battaglia per conquistare sorrisi. La musica, poi, non urlava. All’inizio la voce di Sonia e la chitarra di Matteo Di Meglio, hanno creato quel sottofondo che non invade; poi la Purple Project Band, ha preso il giardino senza strapparlo alla quiete. E il cibo — perché senza cibo non si può parlare di festa — disposto in angoli come in una piazza accogliente. Lo chef Raffaele Angelino aveva allestito fritture, crocchette, alici, pizzette, mozzarella e prosciutto, panini alla brace, scarpariello e pasta e fagioli. Nessun tavolo assegnato, nessun rigido protocollo. Solo la libertà di muoversi, di fermarsi a parlare con Lina Sastri o con Stefano Masciarelli, con i campioni della pallanuoto Pino e Franco Porzio, con l’europarlamentare Michele Schiano e la consigliera regionale Ira Fele, è stata l’unica disciplina.

Nessun tavolo assegnato, nessun rigido protocollo. Solo la libertà di muoversi, di fermarsi a parlare con Lina Sastri o con Stefano Masciarelli, con i campioni della pallanuoto Pino e Franco Porzio, con l’europarlamentare Michele Schiano e la consigliera regionale Ira Fele, è stata l’unica disciplina

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Giornalisti come Antonio Sasso e Marco Azzi, e poi ancora avvocati, notai e imprenditori sono stati affiancati da giovani, tanti giovani, guidati da Sergio Donzelli che ha trasformato la piscina in pista da ballo senza che nessuno si accorgesse del passaggio dall’aperitivo alla notte. A mezzanotte, sul belvedere affacciati dal balcone di Villa Luisina, la baia di San Francesco si è accesa. Fuochi d’artificio che non erano quelli tipici da sagra paesana — per carità, a volte anche quelli sono apprezzabili — erano programmati per riflettersi sull’acqua come in un teatro naturale. Poi con le graffette bollenti, la musica è andata avanti. Perché quando le cose sono fatte bene, non hai voglia di andartene. Ti senti a casa, pure se non è la tua.

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La festa dei Donzelli è una di quelle serate che ti ricordi non perché ci sia stato qualcosa di strabiliante, ma perché tutto era al posto giusto. E questo, a Ischia, in questi tempi moderni e medievali, non è poco. Perché se non si fosse capito, Ischia ha un problema. O meglio, ha un’immagine che qualcuno non ha evitato che le si appiccicasse addosso come la colla: quella dell’isola da turismo commerciale, da ombrellone a fila per sei col resto di due, da low cost dove il cliente è un pacco in offerta su Amazon. E invece no. Ischia ha ancora — e la serata di Villa Luisina lo urla pure a distanza di tempo, se solo qualcuno volesse sentire — quella capacità di attrarre persone di alto spessore, quella risonanza silenziosa che si genera nelle ville che non fanno pubblicità e mostrano quella eleganza che si coltiva e che ha un potere: trasformare tutto ciò che tocca. Gianni e Luisina lo sanno. Si vede soprattutto quando sorridono per darti il benvenuto. E non è questione di soldi: è questione di gusto, di attenzione, di saper accogliere senza stare in cerimonia. Senza togliere nulla a chi si prodiga per il territorio, sono rimasti tra gli ultimi custodi di un’Ischia iconica, quella che faceva sognare e che oggi rischia di essere dimenticata.

La festa dei Donzelli è una di quelle serate che ti ricordi non perché ci sia stato qualcosa di strabiliante, ma perché tutto era al posto giusto. E questo, a Ischia, in questi tempi moderni e medievali, non è poco. Perché se non si fosse capito, Ischia ha un problema. O meglio, ha un’immagine che qualcuno non ha evitato che le si appiccicasse addosso come la colla: quella dell’isola da turismo commerciale, da ombrellone a fila per sei col resto di due, da low cost dove il cliente è un pacco in offerta su Amazon

Se qualcuno chiedesse come si fa a salvare l’isola dal declino del turismo di massa si potrebbe suggerirgli di guardare come fanno Gianni e Luisina, e copiare. Non per snobismo, ma per qualità. La loro festa dovrebbe essere assunta a modello per generarne effetti a cascata. Perché il turismo che allontana la caduta di stile è quello che nasce da serate come questa, in cui l’ospite è un amico che non hai ancora incontrato. E dove l’isola, per una notte, torna a essere viva, elegante, capace di sedurre chi ha gli occhi per vedere e trasformarsi in messaggio pro-positivo. Quando la musica si è spenta e gli ultimi amici hanno sceso la collina verso San Francesco, a Villa Luisina era rimasto l’odore del mare e della brezza raffreddata dagli alberi. E forse – anche se in qualcuno ha prevalso la nostalgia per dover lasciare il presidio-, per qualche ora, anche Ischia era tornata a respirare. Come quando sei a casa. Insomma, come merita.

Pagina FB Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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