LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Il sonnambulismo perfetto di Ischia»

Premessa 1. Come si dice, “A Natale siamo tutti più buoni”. Magari sulla griglia, ben cotti. Fuori di metafora, non escludendo il contorno misto di un’isola in parziale declino, dovremmo metterci d’impegno per esserlo davvero. Chissà, non solo a Natale. Considerando che Ischia “non è” solo turismo i segnali che indicano una decadenza ci sono, in particolare dal punto di vista sociale, sebbene tra questi qualcuno possa definirsi positivo o in contro tendenza. La graticola comunque potrebbe non smettere di bruciare neanche nel 2024. Sarebbe ottima cosa se questo “stato di Grazia” riuscissimo a prolungarlo oltre i cliché di auguri e festività natalizie che rischiano, intanto, di passare sottotono per l’intera collettività.

Come si dice, “A Natale siamo tutti più buoni”. Magari sulla griglia, ben cotti. Fuori di metafora, non escludendo il contorno misto di un’isola in parziale declino, dovremmo metterci d’impegno per esserlo davvero

Eccezion fatta, forse, per il Comune di Forio che nel coprire di eventi le date dal 7 dicembre al 7 gennaio ha lo scopo di attrarre turisti, gettare le basi per una programmazione più ampia e trascinare le altre Amministrazioni, la “Grazia” di diventare più umani ed “esseri” consapevoli pare purtroppo distante anni luce. Del resto, la stessa cosa accade al nostro Paese in quasi tutti i settori. Premessa 2. A Ischia le centinaia di bocche mute e gli occhi ciechi oltre che le migliaia di orecchie sorde, sono il risultato di decenni di comportamenti dominati da una politica che nella maggior parte dei casi, attraverso chi l’ha rappresentata, non ha perseguito “l’interesse isolano”.

Troppo sbracata e superficiale in qualche caso, poco autorevole (che è diverso da “autoritaria”) in altri. A ciò si aggiunge la curiosa gestione del potere (nelle sue tre sfumature: imprenditoriale, economica e sociale), di solito nelle mani di chi già lo possiede da generazioni. Nel tempo questi due strati hanno contribuito alla formazione della causa che ancora oggi opprime l’isola e, sicuramente, ogni suo singolo pezzo. Non sembra, infatti, che ci sia stata una importante modifica di questo lembo galleggiante, tranne nel suo maggiore boom di espansione senza cognizione che dagli anni ’60 ha determinato forse un piccolo ribaltamento: chi non aveva il potere ha cercato di conquistarne – per sé – una fetta maggiore tramite l’economia per scalzare chi, prima di lui, non ha mai perso occasione di dimostrare di avere più potenza finanziaria o politica. Il che richiama, indirettamente, la lotta contro le élite solo che a condurre il gioco in molti casi ischitani c’è la superbia al posto delle competenze.

A Ischia le centinaia di bocche mute e gli occhi ciechi oltre che le migliaia di orecchie sorde, sono il risultato di decenni di comportamenti dominati da una politica che nella maggior parte dei casi, attraverso chi l’ha rappresentata, non ha perseguito “l’interesse isolano”. Troppo sbracata e superficiale in qualche caso, poco autorevole (che è diverso da “autoritaria”) in altri

Ads

Di esempi ne siamo pieni fotografando il periodo attuale, in particolare passando dal “come“ opera chi si dedica alla politica fino ad arrivare al modo di fare imprenditoria o “si è” imprenditori, (chiaramente con le dovute eccezioni). Stesso ragionamento si può fare a qualsiasi livello. Se un “semplice” consigliere comunale, giusto per proseguire sulla scia delle dimostrazioni, oggi soffre della presunzione di occupare uno “stato di Grazia “superiore a quello dei normali cittadini, magari perché ha raccolto un certo numero di voti ma la sua attività resta immobile o il Comune nel quale la presta non supera i 5 mila abitanti, siamo messi un po’ maluccio.

Ads

Per farla breve, a Ischia almeno dalla metà degli anni ’80, non è cambiato né il modello di sviluppo né la mentalità (che sembrerebbe tuttora vincolata alla gestione semestrale del letargo e della posizione). Inoltre a fare compagnia all’ascensore sociale bloccato da decenni e alla mancanza del merito, c’è una strutturale assenza d’indignazione. La gente è incapace di reagire, cosa che ha trasformato gli isolani in sonnambuli. Questo “stato di cose” nel microcosmo di casa nostra si collega e può rappresentarsi in quello comatoso del macrocosmo italiano. Il recente “Rapporto Censis 2023”, descrive i sonnambuli come “ciechi” davanti ai disastri, precipitati in un sonno profondo e perciò lontani dal calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali. Continuando negli esempi, qualche anno fa – era il 2015 – il modello isolano accanto alla nuova indennità di disoccupazione, la NASpI, è stato individuato tra le maggiori “origini” che avrebbero generato in futuro incertezze, diciamo, di equilibrio economico durante il periodo invernale. Le manifestazioni dei dipendenti stagionali, in quel periodo, contro la nuova assicurazione sociale per l’impiego, non produssero alcun effetto soprattutto per la scarsa incidenza della categoria.

Non sembra, infatti, che ci sia stata una importante modifica di questo lembo galleggiante, tranne nel suo maggiore boom di espansione senza cognizione che dagli anni ’60 ha determinato forse un piccolo ribaltamento: chi non aveva il potere ha cercato di conquistarne – per sé – una fetta maggiore tramite l’economia per scalzare chi, prima di lui, non ha mai perso occasione di dimostrare di avere più potenza finanziaria o politica. Il che richiama, indirettamente, la lotta contro le élite solo che a condurre il gioco in molti casi ischitani c’è la superbia al posto delle competenze

Se chiedessimo oggi, a un lavoratore stagionale, di descrivere la propria condizione – economica – nei mesi invernali, se ne potrebbe avere un quadro più preciso. Nondimeno, “Se tutto è emergenza – si legge nel Rapporto del Censis – nessuna lo è veramente”, rappresenta un assioma che si può calare nell’attuale ambiente ischitano. Nel quale le classi dirigenti, colpite anch’esse da questo sonnambulismo perfetto, riescono a fare ben poco. Pure qui gli esempi sovrabbondano, specie se realizzano scenari che o richiamano scarso interesse in termini progettuali, oppure restano nella superficie con la convinzione di non esserlo. Al contrario, paralizzano invece di impegnare risorse umane e finanziarie per la ricerca di soluzioni efficaci. Tutto ciò genera l’inerzia dei sonnambuli dinanzi alla complessità delle sfide che la società contemporanea isolana deve affrontare e si ostina a non voler vedere e sentire, figurarsi leggere.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio