LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Io sono Ischia»

Oltre l’attenzione pruriginosa, avida e ipocrita di molte testate giornalistiche e televisive nazionali, oltre lo sciacallaggio di alcune e la retorica di altre abituate più a trasformare le semplificazioni in cavalli al galoppo per improvvisare l’eventuale processo ai cittadini imputati d’essere abusivisti incalliti che non a dare spazio a narrazioni e soluzioni pratiche per risolvere questa ennesima tragedia, dobbiamo chiedere scusa. Dobbiamo esigerla da noi stessi per la prolungata assenza di richieste alla politica su prevenzione e pianificazione.

Oltre l’attenzione pruriginosa, avida e ipocrita di molte testate giornalistiche e televisive nazionali, oltre lo sciacallaggio di alcune e la retorica di altre abituate più a trasformare le semplificazioni in cavalli al galoppo per improvvisare l’eventuale processo ai cittadini imputati d’essere abusivisti incalliti che non a dare spazio a narrazioni e soluzioni pratiche per risolvere questa ennesima tragedia, dobbiamo chiedere scusa

Per la disattenzione colpevole verso il luogo che viviamo e calpestiamo. Solo dopo, però, aver indossato la toga del giudice dalla coscienza implacabile sotto le cui maglie devono passare anche talune “sviste” dello Stato (la caserma mai realizzata nella pineta di Casamicciola dopo averla sventrata ne è un esempio emblematico).

Mimmo Barra

Dobbiamo chiedere scusa alle vittime e i giornalisti blasonati che in queste ore umiliano memoria e vittime non sono da meno. Alle donne e ai bambini, alle famiglie spezzate e spazzate via da questo tsunami di argilla, massi giganteschi e detriti non dimenticando che un morto è tale qualunque ne sia l’età. Dobbiamo domandare scusa agli sfollati e alle persone che ancora una volta, a Casamicciola, stanno vivendo lo strazio della perdita di un figlio o di una moglie, di un nipote o di un amico come di un padre o di una madre, nel terrore di ritrovarsi soli a contrastare la melma della frana, compreso quella mediatica che si è abbattuta con la stessa portata di una valanga non soltanto su una parte ma sull’intera popolazione dell’ isola d’Ischia. Andare oltre significa che dobbiamo (tornare a) essere “comunità”. Stringerci intorno a chi ne ha bisogno e proteggerli. Fargli sentire non solo la semplice vicinanza umana o dello Stato – ossia di tutti “noi” – ma che il dolore si può trasformare in quello di ognuno dopo averne condiviso il peso. Bisognerà fare i conti con i demeriti, le colpe e le lunghe discussioni sull’abusivismo, domandandoci se in quelle zone c’era oppure no e se la storia ci ha insegnato qualcosa o, invece, abbiamo preferito non attribuirle questo spiacevole ruolo cui coincide il nostro ugualmente fastidioso di imparare.

Ci sarà modo di affrontare le cause che hanno determinato un evento che si ripete in modo quasi ciclico, dopo quello del 1910 che provocò quindici vittime. Bisognerà chiedersi come mai dal 24 ottobre di quell’anno fino al 26 novembre scorso, passando per la colata di fango che il 10 novembre 2009 travolse Anna De Felice mentre andava a scuola, a distanza di 112 anni, al posto dei fatti oggi ha preso corpo la narrazione che cerca il colpevole nell’esercito isolano di abusivi. Bisognerà farlo, ma dopo. Adesso è il momento del silenzio. Quello che urla, grida e senza scampo ci mette di fronte alla domanda se e che cosa avremmo potuto fare in modo migliore negli anni e perché non lo abbiamo fatto

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Ci sarà modo di affrontare le cause che hanno determinato un evento che si ripete in modo quasi ciclico, dopo quello del 1910 che provocò quindici vittime. Bisognerà chiedersi come mai dal 24 ottobre di quell’anno fino al 26 novembre scorso, passando per la colata di fango che il 10 novembre 2009 travolse Anna De Felice mentre andava a scuola, a distanza di 112 anni, al posto dei fatti oggi ha preso corpo la narrazione come per il terremoto del 2017 che cerca il colpevole nell’esercito isolano di abusivi. Bisognerà farlo, ma dopo. Adesso è il momento del silenzio. Sicuramente non di tipo passivo che giace di solito in qualche angolo della coscienza ma al contrario quello che urla, grida e senza scampo ci mette di fronte alla domanda se e che cosa avremmo potuto fare in modo migliore negli anni e perché non lo abbiamo fatto.

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Francesco Del Deo

Come sul perché non ci sono state, nel corso degli ultimi trenta o quaranta, opere di mitigazione del rischio da parte dello Stato Centrale e della Regione in favore della tutela del territorio tranne le “briglie” che hanno interessato quel tratto di montagna che risalgono al 1935 ormai sommerse da anni di dimenticanza. Circondati, dai “perché?”, dobbiamo cercare per quale motivo continuiamo a dare spazio all’abusivismo individuale in luogo di una sola visione territoriale che si riflette in sei amministrazioni e altrettante maniere di governare un suolo fragile, elemento moltiplicatore di pericolo e diversità nel percepire le minacce non solo idrogeologiche. È necessario riflettere, perciò, sulla ragione per la quale non abbiamo un piano regolatore “comune” in grado di coinvolgere le sei frazioni così da eliminare lo spezzatino amministrativo. Solo in questo modo potremmo sopraelevarci attraverso un’opera pubblica di costruzione di coscienza collettiva arrivando alla consapevolezza che la geografia dell’isola se ne infischia delle divisioni comunali. Trasformarla in una ruspa per abbattere i confini mentali di chi ancora crede che Barano si trovi in India e Casamicciola negli Stati Uniti. Sono ancora molti che si permettono il lusso di non riflettere che subiamo le piogge indiane e che se vogliamo contrastarne gli effetti nefasti dobbiamo stare “uniti”. Questa adesso è la priorità imprescindibile. Del rischio idrogeologico, del terreno fragile e dei terremoti la storia isolana ne è piena. Sono gli elementi più critici che aggiunti ad altri evidenziati negli anni. oggi, più di prima, vanno trattati con delicatezza, compattezza e competenza amministrativa.

Andare oltre significa iniziare a compensare queste mancanze, partendo dai numerosi appelli alla composizione di un tavolo permanente tra Sindaci e Amministrazioni. Significa ripartire, questa volta con azioni condivise e progetti organici per il territorio di Ischia. Mimmo Barra, da anni, sollecita i Sindaci a riprendere il “Patto per lo Sviluppo”. Non perché ne è stato l’autore nel 2015, approvato dai sei Comuni e mai reso esecutivo, ma perché, è in grado di legarsi ai Fondi regionali, e oltre al sostegno alle imprese e ai lavoratori, al trasporto e alla mobilità c’è un capitolo dedicato in particolare all’Asse 2 che comprende “Energia, Ambiente e Sostenibilità” per un totale di 2.267.723.587 €

Alla medesima maniera il territorio isolano è pieno di professionisti come Aniello Di Iorio e Filomena Miragliuolo, geologi che ne hanno a cuore la tutela attraverso la comprensione delle cause e i modi d’intervento. Opportuno interessarli in un compito di ripresa e conoscenza come un punto di partenza, stando attenti a non mutarla in deresponsabilizzazione sociale. Ischia è un’isola complessa. Bisognerebbe ripeterlo ai volti rapaci dei canali televisivi. Il suo sistema geomorfologico, forse anche quello economico, lo è allo stesso modo. Eppure nelle “trasmissioni della domenica” o sui giornali dal clic facile più che ad autorevoli scienziati dell’isola che conoscono la storia e la genesi di Ischia, si è data voce a “qualificati” opinionisti e giornalisti per aumentare il cumulo dei luoghi comuni sull’abusivismo. Pratica che non va negata, certo, ma andrebbe manipolata come una provetta di nitroglicerina pronta a esplodere mentre viene calata in decenni di assenza di piani urbanistici e decisioni politiche, locali e nazionali. Andare oltre significa iniziare a compensare queste mancanze, partendo dai numerosi appelli alla composizione di un tavolo permanente tra Sindaci e Amministrazioni. Significa ripartire, questa volta, con azioni condivise e progetti organici per il territorio di Ischia. Mimmo Barra, sollecita da anni i Sindaci a riprendere il “Patto per lo Sviluppo”. Non perché ne è stato l’autore nel 2015, approvato dai sei Comuni e mai reso esecutivo, ma perché, proprio in quel piano strategico che è in grado di legarsi ai Fondi regionali, oltre al sostegno alle imprese e ai lavoratori, al trasporto e alla mobilità, c’è un capitolo dedicato in particolare all’Asse 2 che comprende “Energia, Ambiente e Sostenibilità” per un totale di 2.267.723.587 €. Inutile aggiungere che serve un ufficio di comunicazione unico per le sei Amministrazioni ma di questo se ne potrà parlare solo quando avremo fatto i conti su chi vogliamo essere e come oltre al che cosa desideriamo fare per garantirci un futuro diverso dal fango del presente.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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