«Caffè Scorretto» «Ischia, i fondi dell’emergenza e quell’ambulanza finita altrove»

Ci sono tragedie che producono due raccolti e altrettanti racconti: uno di fango e uno di solidarietà. Il primo arriva subito, senza bisogno di organizzazione e con il caos che gli compete. Il secondo arriva dopo, accompagnato da appelli, IBAN, campagne e promesse di vicinanza. Il problema è che il fango, almeno, si vede. I soldi invece no e, in qualche caso che forse non è questo, diventano aria, qualcosa di fumoso fino a diventare invisibile, celato nelle parole, nelle azioni, nelle aspettative.
Dopo la frana del 26 novembre 2022 che travolse Casamicciola Terme e sconvolse l’isola d’Ischia, la Croce Rossa avviò una raccolta fondi con causale “Emergenza Ischia”. Una formula semplice, quasi notarile: raccogliere per aiutare una terra colpita da una tragedia precisa, con bisogni altrettanto precisi
Dopo la frana del 26 novembre 2022 che travolse Casamicciola Terme e sconvolse l’isola d’Ischia, la Croce Rossa avviò una raccolta fondi con causale “Emergenza Ischia”. Una formula semplice, quasi notarile: raccogliere per aiutare una terra colpita da una tragedia precisa, con bisogni altrettanto precisi. Ed è qui che nasce la domanda che dovrebbe essere la più naturale del mondo: quei soldi dove sono finiti? A porla, attraverso una formale istanza di accesso agli atti, è stato l’avvocato Giovannangelo Patalano per conto di Vincenzo Di Meglio, volontario della Croce Rossa.
Una richiesta che non aveva nulla di rivoluzionario: conoscere la destinazione dei fondi raccolti in occasione dell’emergenza. La risposta del Comitato di Napoli è di quelle che sanno molto di amministrazione italiana in un mix tra il politichese e il burocratese andante: siamo un ente privato, quindi la disciplina dell’accesso agli atti non si applica; inoltre l’interesse non sarebbe stato sufficientemente specificato. In sostanza, per farla breve, la richiesta viene dichiarata inammissibile. Ma la parte interessante arriva dopo, quasi in nota a margine, come spesso accade nelle faccende italiane: il Comitato precisa che la raccolta non era nella disponibilità del Comitato di Napoli bensì della Croce Rossa nazionale, e che alla fine dell’operazione è stato assegnato anche un mezzo: un’ambulanza acquistata proprio grazie a quei fondi. Fin qui nulla di strano, se non fosse per un dettaglio che trasforma la cronaca in una domanda politica: quel mezzo, che reca orgogliosamente sulla portiera la dicitura di essere stato acquistato con i fondi raccolti per l’alluvione di novembre 2022, non è stato avvistato tra le strade di Ischia, o Forio o Casamicciola, ma a Frattaminore, in provincia di Napoli (qualcuno potrebbe affermare, anche con un certo orgoglio, che, in ogni caso, si tratta pur sempre della provincia napoletana). Ora, nessuno sostiene che un’ambulanza debba vivere confinata o in arresti domiciliari nel luogo che ne ha finanziato l’acquisto. Ma la questione – ci assumiamo la licenza di dirlo – non è topografica, è strategica.
Ma la parte interessante arriva dopo, quasi in nota a margine, come spesso accade nelle faccende italiane: il Comitato precisa che la raccolta non era nella disponibilità del Comitato di Napoli bensì della Croce Rossa nazionale, e che alla fine dell’operazione è stato assegnato anche un mezzo: un’ambulanza acquistata proprio grazie a quei fondi. Fin qui nulla di strano, se non fosse per un dettaglio che trasforma la cronaca in una domanda politica: quel mezzo, che reca orgogliosamente sulla portiera la dicitura di essere stato acquistato con i fondi raccolti per l’alluvione di novembre 2022, non è stato avvistato tra le strade di Ischia, o Forio o Casamicciola, ma a Frattaminore, in provincia di Napoli (qualcuno potrebbe affermare, anche con un certo orgoglio, che, in ogni caso, si tratta pur sempre della provincia napoletana)
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Se si raccolgono fondi in nome di una tragedia “isolana”, sarebbe stato logico che quelle somme servissero ad aumentare la capacità operativa della Croce Rossa presente, su un’isola che qualche disorganizzazione, per tenere alto il nome di qualche Ente come di qualsiasi altra cosa, a volte viene celata anche bene. Un territorio che, secondo quanto rappresentato, oggi soffrirebbe ancora di carenze di organico, volontari e risorse economiche. Durante l’emergenza, infatti, furono impiegati volontari che dedicarono giorni e settimane al soccorso e alla gestione della crisi.
Un impegno che, a quanto si sostiene, sarebbe stato compensato in modo quasi simbolico, con gettoni modesti se rapportati all’intensità e alla durata del servizio prestato. Il tutto mentre risulterebbero compensi erogati alla Croce Rossa dal Comune di Casamicciola Terme: sembrerebbe per poco sopra i mille euro e per lo stesso periodo di attività. Il punto, dunque, è un altro: la Croce Rossa nazionale aveva davanti una rara occasione per trasformare una raccolta emergenziale in investimento strutturale. Consolidare mezzi, personale e presenza stabile su un territorio che per conformazione geografica e fragilità non può permettersi il lusso dell’improvvisazione. Invece si ha l’impressione di una visione centralizzata che ha mancato il bersaglio ed è andata fuori pista impantanandosi nel fango. Un errore tattico prima ancora che gestionale: non aver compreso che aiutare Ischia non significava solo intervenire nell’emergenza, ma rafforzare chi su quell’isola opera ogni giorno non per abitudine ma per spirito di servizio e umanità che in molti casi non può essere compensata e se non ammette compensi almeno dovrebbe esser riconosciuta.
Il punto, dunque, è un altro: la Croce Rossa nazionale aveva davanti una rara occasione per trasformare una raccolta emergenziale in investimento strutturale. Consolidare mezzi, personale e presenza stabile su un territorio che per conformazione geografica e fragilità non può permettersi il lusso dell’improvvisazione. Invece si ha l’impressione di una visione centralizzata che ha mancato il bersaglio ed è andata fuori pista impantanandosi nel fango. Un errore tattico prima ancora che gestionale
Perché il volontariato non si alimenta di sole fotografie e comunicati. Ha bisogno di mezzi, uomini, risorse e continuità. Servirebbe oggi una Croce Rossa più vicina al territorio, meno verticale e più radicata. Più capace di leggere le esigenze locali e meno incline a disperdere attenzione e investimenti in una geografia che, almeno sul piano simbolico, rischia di suonare come una beffa. Resta così una conclusione amara: Ischia ha subito la tragedia, ha generato la solidarietà, ma non sembra averne raccolto fino in fondo i frutti non conoscendo nemmeno “la somma” che ha creato l’onda del sostegno “nazionale”. E chi continua a servire il prossimo, sull’isola, con spirito di sacrificio e mezzi spesso insufficienti, resta ancora in attesa che la solidarietà smetta di essere uno slogan e diventi altro, magari anche un’infrastruttura e un’organizzazione non solo riconosciuta da un piano dell’ente privato ma pure in quella dimensione meno artificiosa e più dannatamente umana.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci



