LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La censura del potere e l’amministratore di cartapesta»

L’esercizio del potere, come il suo significato, dovrebbe essere intuitivo: si tratta di una possibilità, di fare o non fare, di intervenire nella vita propria e altrui. Non dovrebbe essere tendenza alla soggezione da parte di chi, in una posizione più forte e di vantaggio, si scaglia sul debole. Neppure dovrebbe essere estrema la tutela della propria posizione, specie se sbagliata, attraverso l’esercizio del potere medesimo a discapito di altri o mediante l’abuso e il predominio sulle persone.

La natura umana, sovente, predilige questo secondo aspetto a svantaggio del riconoscimento di una o più possibilità. Preferisce la prevaricazione dopo averla edulcorata con la necessità o l’impossibilità di un certo comportamento, salvo sostenerne altri. Già, il potere. Quello locale poi, realizzato da certe persone riconoscibili nella veste di amministratori, si potrebbe spiegare in poche semplici battute. Per scacciare però l’angoscia liquida che sgorga dallo stagno dell’idiozia, c’è necessità di raccontarle certe storie di cui alcuni sono attori indiscussi. Questo, però, ci mette di fronte a un fatto: con le dovute eccezioni, i “paladini” a guardia dei comuni isolani avrebbero difficoltà ad amministrare pure un condominio di palme e cactus. Sì, mi tocca parlare di una cosa brutta e allo stesso tempo triste. Una storia che richiama comportamenti insopportabili. Che creano esiti infelici per il territorio e sulle persone, su tutti noi poiché specchio della pochezza civica. Rendere pubbliche le azioni odiose, adottate da chi si è assunto l’onere di fare il “bene” della comunità, significa mettere in chiaro quelle condotte realizzate da una politica bifronte, alimentata in un’ostile progressione. Da un lato c’è chi si auto infonde la carica di statista locale, dall’altro, proprio in questa dimensione illusoria e limitata, si palesa, nascondendosi, l’arroganza e la presunzione di chi la ricopre e dalla quale deriva la sicurezza che il potere feudale è inattaccabile. Perciò qualsiasi cosa è ammessa. Una battaglia quotidiana può esercitarsi solo attraverso la critica e la libertà di pensiero e di espressione. Certo può urtare, provocare l’orticaria in chi la pensa diversamente. Se diretta nei confronti degli amministratori a maggior ragione potrebbe mettere in discussione la loro ipotizzata esattezza messianica che per proteggersi si muoverebbe al contrattacco. Fa parte, però, della democrazia accogliere tutte le idee e uno dei presupposti per il suo funzionamento è che gli esseri umani siano saggi, giudiziosi, o come si dice “savi” – se si tratta di uno solo, va bene al singolare – e ragionevoli e che basti esprimere la propria opinione, attraverso lo scritto e la parola, anche se è contraria o si scontra con il potere. L’analisi di alcuni fatti o situazioni come la loro valutazione (la critica, appunto) è l’ago della bilancia. Serve per correggere, nel confronto dialettico, le storture di certi atti contraddittori e regolamentare varie attività, anche artistiche. Purtroppo, però, tutto questo meccanismo che si traduce in un ruolo ben preciso, spesso non è compreso. Né in generale dalla gente né in particolare dalla sparuta varietà di lettori. La critica, attraverso la manifestazione del pensiero all’opposto – come succede se si combatte con le dinamiche che gozzovigliano nell’humus dell’ignoranza – è vissuta come “attacco personale”. Se prende di mira il simulacro dell’amministratore o il suo piedistallo, provoca reazioni invisibili ma comunque reali. Tutto ciò che colpisce il potere e chi lo rappresenta, insomma deve essere rigettato, occultato, sotterrato, disintegrato, distrutto. In ogni modo, a tutti i costi. Attraverso le sue reazioni, il potere locale e amministrativo, devia e concede a se stesso la giusta causa per sostituire la critica con il pensiero unico, per forza conforme alla narrazione di bellezza che vuole consegnare ai cittadini. La settimana scorsa ho parlato della manifestazione “Andar per sentieri”, organizzata dalla Proloco Panza, dal CAI e dall’associazione Nemo. Sta aumentando in numeri e adesioni. L’ho comparata con i risultati della “Notte Bianca” che, organizzata a Forio, quest’anno, non ha prodotto gli stessi esiti di partecipazione e richiamo delle precedenti edizioni.

Quasi certamente a causa dell’impianto comunicativo zoppicante ma non sarebbero da escludere altri motivi. Tuttavia, qual è la storia? Il Comune di Serrara Fontana, per il servizio offerto (all’isola) da “Andar per Sentieri” (va ricordato poi che gli organizzatori puliscono dalle erbacce i percorsi per prepararli alle visite e diminuire così eventuali pericoli per i partecipanti), aveva promesso un contributo, idem quello di Forio. Si sarebbe trattato di una somma tra i 1500 e i 2 mila euro per ente. Nulla, se pensiamo al lavoro che c’è dietro. Piccola nota. Trattandosi di una manifestazione che riguarda l’isola, il concorso da parte delle altre amministrazioni sarebbe doveroso. Lo scenario del contributo da riconoscere ad “Andar per Sentieri”, da parte dei due comuni, appare però subito contraddittorio. Serrara Fontana, dopo averlo diminuito, lo delibera a favore della manifestazione. Forio in quello stesso momento medita. Insiste, infatti, una battaglia ancora aperta nei confronti della Proloco di Panza a causa di appoggi a candidati nelle scorse elezioni. Ad ogni modo la tendenza pare quella di voler seguire il solco del comune di Rosario Caruso. Ragione per la quale si percepisce l’aria di una riduzione, pure per Forio, ma la somma potrebbe essere stanziata. Intanto esce il pezzo sulla comparazione tra i due eventi. Con ciò che ho scritto, devo aver toccato un nervo scoperto e la superficialità di chi legge, probabilmente, deve aver acuito le tensioni. Pubblicato il “caffè scorretto” sul sito de IL GOLFO, ad accogliere il lettore – al posto della mia immagine che accompagna ciò che scrivo – questa volta c’è il faccione simpatico del presidente della Proloco di Panza, Leonardo Polito. Il pezzo comincia a girare tra le fila del Gran Consiglio foriano, verosimilmente anche tra alcuni esponenti della giunta e la nomenclatura che vi ruota intorno.

Dopo aver decretato con sentenza inappellabile che Polito fosse l’autore di un articolo “contro il sindaco”, la cosa, da quel momento in poi, comincia ad assumere i caratteri del grottesco. I telefoni squillano, forse qualche messaggio solitario fa compagnia al magmatico calore di telefonate incandescenti. Gli attori giudicano il contenuto dell’articolo e si chiedono perché il Presidente della Proloco Panza lo avesse scritto (sic!). Prende corpo, sembrerebbe, l’ipotesi della cospirazione contro l’amministrazione architettata da Leonardo Polito o da qualche altro attore occulto una volta scoperto il vero autore. Nella riunione di giunta, forse dall’esito già programmato prima ancora dell’appuntamento, c’è chi si accorge che l’articolo non lo aveva scritto il presidente Polito ma il sottoscritto. Nulla da fare. Forio ha deciso. Non elargirà alcuna somma ad “Andar per Sentieri”. Almeno così è oggi. Perché va da se che il potere tutela e le rivincite può esigerle o non appoggiando o negando la sua “presenza” economica. È bello sapere che ci sono persone disponibili alla crescita del turismo e del paese. Meno bello è sapere che ad alcuni il senso critico è stato mandato in esilio. Per niente seducente è sapere che c’è chi – e non sappiamo di chi si tratti, ma possiamo intuirlo – si comporta come una voragine di democrazia: assorbe risorse già scarse, e magari le gestisce, senza generarne altre e neppure pensa di investire in salvadanai etici e civili. E per niente confortante è sapere che il potere e chi lo rappresenta, se e quando può, censura e si vendica.  

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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