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LE OPINIONI

«Caffè scorretto» «La dittatura del Marchese del “Grillo”»

Siamo in guerra. Anche l’isola d’Ischia, per assurdo, con ogni parte (politica) avvinghiata al proprio Comune, lo è. Se c’è la guerra (politica) sotto banco, allora c’è anche un altro aspetto con cui dobbiamo fare i conti: la propaganda di chi oggi con l’appoggio delle proprie maggioranze fa a gara per apparire, sui giornali o sul social, e determinare o consolidare il consenso sul proprio formalismo a volte veramente senza sostanza. C’è chi tenta di farlo nelle interviste con la lista dei risultati raggiunti, qualche altro – ricomparso nel panorama isolano dopo un periodo di lungo letargo – lo fa in prossimità delle imminenti elezioni a Ischia proponendosi sulla scena di questo “teatro di guerra” fatto di lotte intestine, saccheggi di parole per regalare ai lettori qualche perla di saggezza, immagini e narrazioni secondo le quali tutto procede come deve andare e segue il nulla cosmico com’è stato programmato.

Siamo in guerra. Anche l’isola d’Ischia, per assurdo, con ogni parte (politica) avvinghiata al proprio Comune, lo è. Se c’è la guerra (politica) sotto banco, allora c’è anche un altro aspetto con cui dobbiamo fare i conti: la propaganda di chi oggi con l’appoggio delle proprie maggioranze fa a gara per apparire, sui giornali o sul social, e determinare o consolidare il consenso sul proprio formalismo a volte veramente senza sostanza. C’è chi tenta di farlo nelle interviste con la lista dei risultati raggiunti, qualche altro – ricomparso nel panorama isolano dopo un periodo di lungo letargo – lo fa in prossimità delle imminenti elezioni a Ischia proponendosi sulla scena di questo “teatro di guerra” fatto di lotte intestine, saccheggi di parole per regalare ai lettori qualche perla di saggezza, immagini e narrazioni secondo le quali tutto procede come deve andare e segue il nulla cosmico com’è stato programmato. In effetti, però, è proprio questa specie d’interregno governato dal caos – mentre c’è chi si espone al tentativo di far passare il messaggio che tutto è in ordine – che contribuisce al disordine isolano

In effetti, però, è proprio questa specie d’interregno governato dal caos – mentre c’è chi si espone al tentativo di far passare il messaggio che tutto è in ordine – che contribuisce al disordine isolano. A sua volta si proietta in una quotidianità piatta e fa spallucce ai problemi mai risolti quali le condizioni di lavoro dei dipendenti nelle imprese, l’economia che rischia la rottura (gli alberghi finiti all’asta ne sono un segnale), le condizioni in cui vive una parte della società che sembra dimenticata dal resto, il turismo bloccato a modelli pre anni ’90.

La lista potrebbe essere lunga. Diciamo, per assurdo, che tutto quello che si può immaginare (e vedere) esiste e ciò che vi si contrappone sono solo tentativi di promuovere punti realizzati attraverso i giornali o le televisioni locali, non certo programmi e pianificazioni per interventi strutturali mediante la ricerca dei fondi pubblici insieme alla possibilità di produrre uno sforzo attraverso il Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia. La scorsa settimana ho elencato gli 11 assi previsti dal Patto Strategico che prevedono la progettazione per zona omogenea, qual è l’isola nella sua totalità. Insomma, per funzionare c’è bisogno della sinergia dei 6 Comuni e per esaudire anche il criterio minimo di 15 mila abitanti previsto dal PNRR, almeno 4 su 6 dovrebbero dargli esecuzione. Ciò consentirebbe l’accesso ai fondi, sia del Piano Nazionale di Ripresa e sia a quelli regionali. Ancora prima ho elencato la quantità di questi ultimi che l’isola d’Ischia – quindi tutti noi – ha perso tra il 2015 e il 2020 (circa 4 miliardi di euro) per scarsa lungimiranza di chi “gestisce” i “sei condomini”, neppure assai bene mentre i regimi locali affermano il contrario. Ho elencato, inoltre, a quanto ammonterà il secondo e ultimo ciclo previsto dal 2021 al 2027, cioè oltre i 5 miliardi di euro da suddividere per progetti in quelle 11 aree d’intervento (in cui, per i più disattenti, è ricompreso anche il sostegno a imprese e lavoratori).

La scorsa settimana ho elencato gli 11 assi previsti dal Patto Strategico che prevedono la progettazione per zona omogenea, qual è l’isola nella sua totalità. Insomma, per funzionare c’è bisogno della sinergia dei 6 Comuni e per esaudire anche il criterio minimo di 15 mila abitanti previsto dal PNRR, almeno 4 su 6 dovrebbero dargli esecuzione. Ciò consentirebbe l’accesso ai fondi, sia del Piano Nazionale di Ripresa e sia a quelli regionali. Ancora prima ho elencato la quantità di questi ultimi che l’isola d’Ischia – quindi tutti noi – ha perso tra il 2015 e il 2020 (circa 4 miliardi di euro) per scarsa lungimiranza di chi “gestisce” i “sei condomini”, neppure assai bene mentre i regimi locali affermano il contrario. Ho elencato, inoltre, a quanto ammonterà il secondo e ultimo ciclo previsto dal 2021 al 2027, cioè oltre i 5 miliardi di euro da suddividere per progetti in quelle 11 aree d’intervento (in cui, per i più disattenti, è ricompreso anche il sostegno a imprese e lavoratori). Tutto ciò, inclusa l’arte di perdere tali finanziamenti – sì, perché ci vuole un’intelligenza “fuori dal Comune” per lasciarseli scappare – potrebbe apparire assurdo invece, purtroppo, è la realtà

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Tutto ciò, inclusa l’arte di perdere tali finanziamenti – sì, perché ci vuole un’intelligenza “fuori dal Comune” per lasciarseli scappare – potrebbe apparire assurdo invece, purtroppo, è la realtà. Uno spaccato che rileva quanto le sei amministrazioni siano divise tra loro, ragione che a sua volta motiva il disordine in cui naviga l’isola. Tutto ciò si svolge nell’assordante silenzio tanto dell’opinione pubblica quanto delle minoranze nei Consigli comunali. Questa parte di “teatro dell’assurdo”, come l’ha meravigliosamente descritto Franco Borgogna domenica scorsa, ha mostrato l’ennesima prova della sua inconsistenza. Nel Consiglio comunale tenuto a Lacco Ameno la scorsa settimana, è stato approvato – all’unanimità – il modello di convenzione con il Comune di Pollena Trocchia, al fine di non farsi scappare i fondi del PNRR relativi alla “rigenerazione urbana”. Inutile ripetere che in regime di “Patto per lo Sviluppo”, e quindi di effettivo regime di collaborazione e dialogo tra le 6 Amministrazioni, non ci sarebbe stata l’esigenza di sbarcare in terraferma per creare nuove cooperazioni (cosa che dovranno fare quelli di dimensioni minori per evitare di perdere “piccole” occasioni e briciole da investire). «Sorvolerò sulla Convenzione stipulata dal Comune di Lacco Ameno col Comune di Pollena Trocchia (nome che per i napoletani evoca una certa ironia) per la gestione associata di progetti di rigenerazione urbana. Secondo il Sindaco Pascale è stato giocoforza associarsi con quel Comune per raggiungere quota 15 mila abitanti e per la ritrosia degli altri Comuni isolani a un’azione congiunta. Ma non erano proprio i sindaci isolani a dire che tra di loro vi è perfetta sintonia? Andiamo, dunque, oltre Pollena Trocchia!».

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Ho elencato, inoltre, a quanto ammonterà il secondo e ultimo ciclo previsto dal 2021 al 2027, cioè oltre i 5 miliardi di euro da suddividere per progetti in quelle 11 aree d’intervento (in cui, per i più disattenti, è ricompreso anche il sostegno a imprese e lavoratori). Tutto ciò, inclusa l’arte di perdere tali finanziamenti – sì, perché ci vuole un’intelligenza “fuori dal Comune” per lasciarseli scappare – potrebbe apparire assurdo invece, purtroppo, è la realtà 

Proprio il numero di abitanti dei Comuni che erano previsti in prima battuta e avrebbero potuto partecipare alla stipulazione di una (nuova) convenzione si può costruire il nodo centrale: Casamicciola 8301, Lacco ameno 4842, Serrara Fontana 3147 in totale sono 16290 abitanti. Borgogna tratteggia una parte di questo comportamento insensato sul quale va fatta una profonda riflessione. «I media locali dovrebbero evidenziare un aspetto politico più importante: tutti i canali di finanziamento sul Pnrr presuppongono un’omogeneità di progetti e un accordo tra enti», ha detto Pascale al quale va ricordato che è stato più volte posto l’accento proprio dai media, una tale assenza di collaborazione tra gli Enti locali. Poi ha aggiunto «È quindi paradossale dire che Lacco Ameno sta chiudendo un accordo con Pollena per affari, e non stigmatizzare invece quanto successo la settimana scorsa, dove l’isola d’Ischia è finita totalmente fuori dai fondi a valere sulla rigenerazione urbana a vantaggio di territori che comunque hanno avuto la lungimiranza e la maturità politica di associarsi nonostante non abbiano, a mio modesto parere, l’omogeneità territoriale per presentare un progetto secondo le prescrizioni del bando». E ancora «io credo che queste siano le opportunità affinché la politica locale possa dimostrare se ha una visione e se ha la voglia di lavorare e di intendere l’isola come un unicum, e quindi a provare a cogliere queste opportunità che il Pnrr offre. Oggi ci accordiamo con Pollena, e siamo orgogliosi di farlo. Avremmo preferito farlo con i comuni isolani in un progetto d’interesse generale, ma registriamo con sommo rammarico per l’ennesima volta, evidentemente ha una visione un po’ diversa da quella del vicesindaco Carla Tufano e dell’amministrazione di Lacco Ameno». Ferma restando la buona volontà di intercettare fondi per realizzare qualcosa di serio, bisognerebbe farsi qualche domanda. Se cioè non sia proprio la presenza di Lacco Ameno con il suo porsi rispetto agli altri come propaggine del Marchese del Grillo con quel “Mi dispiace, ma io so ioe voi non siete un cazzo!” e dall’altro, se non sia proprio la sua politica che finora ha navigato a vista, tanto a livello locale quanto proiettata alla ricerca di pellegrinaggi indipendenti tra cui Bacoli, Volla e Pollena Trocchia saltellando tra M5S e altri partiti insieme alla sua voglia di giocare da solista senza un vero confronto al quale si sostituisce una spocchia fastidiosa, una possibile causa della (non) risposta delle Amministrazioni. Questo è un fenomeno presente in tutti i Comuni e forse andrebbe discusso seriamente.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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