LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La (mela) marcia della politica alla conquista della cultura»

Un evento vale più di mille parole. Le fotografie scattate in quell’occasione più di tremila, forse anche di più. In questi mesi c’è la tendenza a servirsi di concerti o popolari occasioni – molte realizzate con soldi pubblici – che per la politica locale si traducono in momenti per creare la propria comunicazione personale. Non perché ci sia qualcosa di male nel farsi fotografare o scattarsi un selfie, ci mancherebbe. Andare a caccia di like, insomma, con foto buone per il social o prestando il fianco e il volto a interviste e telecamere elevando quell’istante a evento eccezionale, come se ci fosse stato l’accordo con il Vaticano per ospitare il Papa a Ischia, è diventata però la nuova moda.

Un mantra in alcuni casi, un modo di reinterpretare la politica che da un lato è capace di coprire il silenzio delle Amministrazioni su temi importanti – come la sanità o il trasporto pubblico o imbacucca la mancanza di collegamento tra chi amministra e chi è amministrato -; dall’altro rende evidente l’assenza di ciò che potrebbe definire l’universo di azioni che ricadono nell’ambito della “politica di rilancio di condizioni sociali, economia, luoghi e tradizioni”. A pensarci, e a vederlo, questo messaggio è abbastanza chiaro. Se rispecchia in tutto o in parte la realtà attuale, con le sue tendenze esclusive verso la forma dopo aver abbandonato la sostanza, una seria riflessione andrebbe fatta su chi la politica la interpreta così e sulle condizioni effettive dell’isola. Concerti, eventi, mostre, e situazioni simili che compongono il panorama culturale isolano, anche quelle organizzate da privati, non di rado si trasformano in chance per mettere in mostra un “esibizionismo amministrativo”. Virgolettiamo poiché non si può che essere d’accordo con il professor Raffaele Mirelli, patron del Festival Internazionale di Filosofia. Le fotografie in altre parole ritraggono e compongono i quadri di amministratori nelle piazze, con la folla alle spalle accalcata in pubblico ludibrio, e li trasformano in star da palcoscenico, sfondo della nuova versione delle sagre. Che una loro utilità l’hanno sempre avuta, beninteso.

Siamo di fronte però all’upgrade ovvero a quell’aggiornamento del sistema che continua a preferire il buon “panem et circenses” da gettare in pasto alla massa, rimanendo inerti (non sempre, c’è qualche eccezione) di fronte all’esigenza di rinnovare i parametri e assetti d’identità, accoglienza e vivibilità. Lungi da noi contemplare e riflettere se un declino mentale stimolato dal social sia in atto. Trattandosi di upgrade, in tutte le sue forme, bisognerebbe escluderlo a priori. Neppure ci si potrebbe appellare all’impero di un narcisismo in grado di esaltarsi nei momenti celebrativi di qualsiasi natura, anche perché a gradi e livelli diversi ne soffriamo un po’ tutti. La domanda che ne viene, però, pensiamo sia perfettamente legittima: che cosa resta della politica, quella che si lancia nei problemi, nell’economia, o di quella che ha necessità di un osservatorio di dati per stabilire una piattaforma di azioni per pensare al presente (in funzione del futuro)? Dov’è, in altre parole, la politica che considera un evento o un concerto solo un mezzo per agevolare la comunità però in un disegno – e percorso – di ampio spettro nella sua capacità di “produrre un’economia duratura e misurabile” (con i dati)? Ma alla fine nel porre questo tipo di quesiti la colpa potrebbe essere nostra. Pure nel nutrire, eventualmente, una discussione sterile che potrebbe non arrivare a nulla nel suo vano tentativo di trovare una ragione. In fondo, meglio così. Forse meglio avere torto. Tanto si sa che la ragione va sempre riconosciuta a quelle persone che con la furbizia non hanno mai avuto che una scarsa e incompiuta dimestichezza.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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