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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La variabile Pascale, da ideale a pragmatica»

Che si voglia mantenere in piedi certi meccanismi e connessioni positive col pubblico, come ha fatto Giacomo Pascale nel dare la sua versione alla faccenda che ha investito il gruppo che governa Lacco Ameno in crisi a distanza di poco tempo dalle scorse elezioni, rientra nel gioco della politica comprensibilmente ancorata a vecchi standard e incapace di ammettere che qualcosa che non va c’è e andrebbe risolta forse anche tenendo conto dell’eterogeneità delle parti.

«Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno», ha detto il Sindaco riguardo all’abbandono di Giacinto Calise dal ruolo di assessore in uno dei passaggi disconoscendo, di fatto, l’armonia affiatata del “gruppo” che aveva affermato come esistente – sempre in un’intervista qualche mese prima – e confermando allo stesso tempo che il clima era teso e l’attrito presente, già da un po’

«Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno», ha detto il Sindaco riguardo all’abbandono di Giacinto Calise dal ruolo di assessore in uno dei passaggi disconoscendo, di fatto, l’armonia affiatata del “gruppo” che aveva affermato come esistente – sempre in un’intervista qualche mese prima – e confermando allo stesso tempo che il clima era teso e l’attrito presente, già da un po’. Pascale in questa sua ultima serie di risposte, muovendosi tra la forma e non badando poi tanto alla sostanza, ha lasciato intendere che probabilmente si tratta di una crisi risolvibile.

Non resta che credergli. Che tuttavia distribuisca sguardi da piacione nelle repliche mentre sottotraccia lascia intendere che è in grado di fare le cose e gli altri meno, è pateticamente normale e non si può far altro che entrare nel gioco (di parole) di chi, tra i suoi compiti, si è assunto l’onere di “formare” una nuova classe dirigente. Interessa poco, insomma, se la facoltà di meravigliarsi di fronte a certe dichiarazioni se ne va in giro dispersa nella giungla a seguire un corso di sopravvivenza. L’infighimento di Pascale, in particolare attraverso l’uso del social, utilizzato più per postare frasi a “affetto” e passione che non a comunicare una direzione serrata e ordinata del governo comunale a tanti osservatori non è passato inosservato, come non lo è l’evoluzione (o involuzione?) con cui rinforza se stesso sul podio dell’attività amministrativa. Qualcuno dice che a mancare sia proprio questa, finora evanescente e incapace di distinguersi per “novità” e creare un polo di attrazione di eccellenza e non la periferia di una baraccopoli brasiliana. In effetti, se molti hanno dato credito all’idea «di istituire nuovi scenari di ripartenza» tanto da polverizzare e abbonargli perfino i suoi cinque anni precedenti, in cui hanno giocato un ruolo importante la mancanza di programmazione e strategia lasciando che gli spazi fossero colmati dai tipici contorsionismi politici, è un fatto di cui bisogna prendere atto. Allo stesso modo, però, va preso atto che in campagna elettorale, soprattutto, si paventò in caso di vittoria la creazione di una lunga serie di progetti con il Presidente della Camera di Commercio -in rappresentanza dell’Italia- in Medio Oriente di cui a oggi non si ha traccia.

In effetti, se molti hanno dato credito all’idea «di istituire nuovi scenari di ripartenza» tanto da polverizzare e abbonargli perfino i suoi cinque anni precedenti, in cui hanno giocato un ruolo importante la mancanza di programmazione e strategia lasciando che gli spazi fossero colmati dai tipici contorsionismi politici, è un fatto di cui bisogna prendere atto. Allo stesso modo, però, va preso atto che in campagna elettorale, soprattutto, si paventò in caso di vittoria la creazione di una lunga serie di progetti con il Presidente della Camera di Commercio -in rappresentanza dell’Italia- in Medio Oriente di cui a oggi non si ha traccia. Ciò che tuttavia crea disturbo in chi guarda con attenzione quel che accade in un Comune che con gli altri cinque condivide lo stato confusionale in attesa della bella stagione, con cose fatte ma slegate tra loro incapaci di incidere positivamente nel tessuto sociale ed economico del paese, non è l’abuso sfrenato dell’immagine dell’uomo solo al comando mentre gli altri sono destinati a stargli dietro

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Ciò che tuttavia crea disturbo in chi guarda con attenzione quel che accade in un Comune che con gli altri cinque condivide lo stato confusionale in attesa della bella stagione, con cose fatte ma slegate tra loro incapaci di incidere positivamente nel tessuto sociale ed economico del paese, non è l’abuso sfrenato dell’immagine dell’uomo solo al comando mentre gli altri sono destinati a stargli dietro. Al contrario è la completa sordità alle proposte da parte di chi forse ne può sapere qualcosa in più, oltre alla cecità sul come riuscire a risolvere i problemi che riguardano l’amministrazione. A vario livello, infatti, sono proprio tali difficoltà che simili ad altre, si espandono all’isola intera tanto che il discorso si allarga al territorio nella sua complessità.

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Un passaggio dell’intervista che Francesco Ferrandino ha fatto a Pascale è degno di nota tanto da meritare una riflessione. Di fronte alla richiesta di una sua valutazione rispetto alla mancanza di possibili opposizioni, a Ischia come a Barano, Comuni che andranno al voto tra qualche mese tanto «che si fa fatica a intravvedere un’opposizione in grado di contendere la vittoria elettorale alle due formazioni in carica, che sembrano viaggiare verso una facile riconferma» il sindaco di Lacco Ameno ha evidenziato una crepa di cui spesso si fa finta di non accorgersi. «Non è un problema di opposizioni – ha risposto Pascale -, ma piuttosto del fallimento totale della politica. E più precisamente del depauperamento totale di valori e di progettualità, di impegno, di entusiasmo, di passione nel centro-destra. In un paese di ipocriti come è l’Italia e anche l’isola d’Ischia, dove le colpe sono sempre di qualcun altro e dove nessuno si mette in discussione, non si ha il coraggio di dire le cose come stanno. Questo è il fallimento totale di chi aveva il dovere morale e politico negli anni di strutturare il partito e i partiti di centro-destra, e invece si è pensato ai giochi di palazzo, ai cambi di casacca e al salto della quaglia, senza mai dare spazio alla visione di un progetto politico più ampio. In tal modo si è personalizzato lo scontro, e se si fa questo ragionamento si rischia di diventare antipatico ad alcuni, che amano mettere etichette alle persone. Io sono appassionato di politica e cerco di guardare le cose con uno sguardo più ampio: nel momento in cui in un paese come Ischia non c’è alternativa e non c’è dibattito per immaginare tale alternativa, è evidente che una parte politica, e quindi uno schieramento politico, ha fallito.

Lasciando la riflessione la più aperta possibile sulla mancanza di progettazione viene da augurarsi che Pascale, uscendo dal discorso “maggioranza e minoranza”, uno sguardo più ampio lo abbia acquisito davvero negli anni e voglia seminarlo a cominciare dal suo Comune che soffre di critiche non proprio positive. Magari attraverso la ripresa e spingendo quel “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia” proposto da Mimmo Barra per muovere un tipo di pianificazione condivisa e che lui stesso firmò nel 2015 insieme agli altri Sindaci

Ovviamente nei piccoli centri ci presentiamo anche tramite liste civiche, tuttavia anch’esse hanno una certa connotazione e alla fine della competizione elettorale sono portate a darsela, a darsi un colore, ad avere dei riferimenti. Purtroppo, se tutto questo non c’è, bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi, e avere il coraggio di dire che è il fallimento totale e l’assenza della politica, che a catena fa mancare il dibattito e il confronto democratico sulle idee, e si arriva magari alle elezioni dove tutti stanno dalla stessa parte».Lasciando la riflessione la più aperta possibile sulla mancanza di progettazione viene da augurarsi che Pascale, uscendo dal discorso “maggioranza e minoranza”, uno sguardo più ampio lo abbia acquisito davvero negli anni e voglia seminarlo a cominciare dal suo Comune che soffre di critiche non proprio positive. Magari attraverso la ripresa e spingendo quel “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia” proposto da Mimmo Barra per muovere un tipo di pianificazione condivisa e che lui stesso firmò nel 2015 insieme agli altri Sindaci. Il motivo? Per dare una risposta a questa domanda, si possono usare proprio le parole del sindaco Pascale: «L’auspicio è di limitare i danni. Ischia non è una nicchia esclusiva del lusso, e oltre a quanto sta accadendo nel conflitto, penso anche alle famiglie isolane, e alle loro possibilità di tirare avanti: se non si trova un modo per evitare gli abnormi aumenti del prezzo di carburante, delle utenze domestiche, è a rischio la stessa tenuta sociale». I modi ci sono, basta solo saper «guardare le cose con uno sguardo più ampio» e dare, ancora una volta, alla politica l’occasione di evitare di fallire a causa della personalizzazione estrema.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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