«Caffè Scorretto» «L’alchimia di “Mare Nostrum”, nella mostra di Gino Di Meglio»

Nella Cabala, dodici non è semplicemente un numero ma corrisponde alla grazia e alla perfezione oltre che al perfetto equilibrio tra le forze. Dodici sono gli Apostoli e i mesi dell’anno, dodici sono i segni dello zodiaco. È un’indicazione che troviamo un po’ ovunque. Personalmente, aggiungiamo, anche nelle opere di Gino Di Meglio in mostra ai Giardini Ravino fino al 5 novembre. Per quanto valga il giudizio di chi scrive, “Mare Nostrum” con le dodici stampe che la compongono non è solo l’esposizione della sua ultima fatica realizzata nel tempo. Più compiutamente è un viaggio “In mezzo alle Terre”, una storia nel mare dell’esperienza che tocca i porti del racconto sinestetico, il cui fil rouge s’intreccia con la biografia personale dell’autore.
Tra il pop e l’ermetico stacanovista ma profondamente snob ed elegante, avvocato – certo – ma intimamente artista (non che questi segmenti debbano esser per forza separati!), la sua vita è un composto di anni di osservazione, di studio e sperimentazione artistica. Gino Di Meglio è un lupo di mare che ha compiuto lunghe navigazioni, allenato alla vita di bordo e alla lotta con gli elementi. Addirittura è in grado di padroneggiarli, modellandoli con la tecnica artistica del “chimigramma”, forse tra i pochissimi a usarla in Italia e in Europa. Composta dalle parole «chimica» e «gramma», ossia scrittura o segno scritto, Gino “scrive con la chimica”. La tecnica consiste nell’applicare sostanze chimiche a una superficie fotosensibile, di norma un foglio contenente un composto di argento e un alogeno, (l’alogenuro d’argento).
Nella Cabala, dodici corrisponde alla grazia e alla perfezione oltre che al perfetto equilibrio tra le forze. Dodici sono gli Apostoli e i mesi dell’anno, dodici sono i segni dello zodiaco. È un’indicazione che troviamo un po’ ovunque. Personalmente, aggiungiamo, anche nelle opere di Gino Di Meglio in mostra ai Giardini Ravino fino al 5 novembre. Per quanto valga il giudizio di chi scrive, “Mare Nostrum” con le dodici stampe che la compongono è un viaggio “In mezzo alle Terre”, una storia nel mare dell’esperienza che tocca i porti del racconto sinestetico
Appese a sostenere il ventre ordinato dei muri nella saletta Moby Dick dei Giardini Ravino, scorrono le immagini di polpi, totani, alici, tonnetti e guarracini, ranci felloni, meduse, stelle marine, murene, delfini, capitoni e cavallucci marini. Con la contemplazione giusta, le creature che popolano il Mediterraneo riaffiorano dal fondo “oscuro” di ogni stampa e sembrano prendere vita in una dimensione variopinta di suoni e colori.
Una via non semplice quella scelta da Gino Di Meglio. Dopo avere estratto il foglio in camera oscura, per esporlo e impressionarlo in seguito con una luce a bassa intensità, lo riveste con un disegno su cui cosparge una sostanza, il “resist”. Dopo, s’immerge nel movimento continuo dal rilevatore contenuto in una vaschetta (che poco alla volta scioglie la “copertura”, restituendo le prime bozze di un’immagine) al contenitore del fissaggio per bloccare il processo di oscuramento, e viceversa. Un’azione di “passaggi” che può durare tra le 4 e le 5 ore, ininterrottamente. Le stampe centimetro dopo centimetro restituiscono un poco alla volta nitide parti di un (di)segno scritto. Nell’osservarle esposte fissate alle pareti, a prima vista il messaggio può restare “sommerso dal mare”. Con la giusta predisposizione però se ne può cogliere il pescato dal caos per convertirlo in cibo per l’anima. Ogni immagine racconta del lavoro dell’artista, a tratti ipnotico e profondamente meditativo ed espone la sua maestria nell’uso non già di alambicchi e ampolle ma di elementi chimici e solventi.
Nonostante l’Alchimia e i Chimigrammi possano sembrare due concetti non correlati, esistono somiglianze intriganti tra i gradi dell’operazione alchemica (Opera al Nero –Nigredo, Opera al Rosso – Rubedo e Opera al Bianco – Rubedo) e la tecnica del “Chimigramma Eroico” usata da Gino Di Meglio (che differisce dal chimigramma tradizionale dal quale si realizzano forme astratte)
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Con movimenti non casuali (il transito dal contenitore rilevatore a quello del fissaggio e viceversa) governati tuttavia dal caso per “fissare” l’immagine, Gino ha scelto di camminare tra la fotografia e la pittura che allo stesso tempo è luogo distinto sia dalla prima quanto dalla seconda. Ogni opera è un esperimento alchemico ben riuscito.
Nonostante l’Alchimia e i Chimigrammi possano sembrare due concetti non correlati, esistono somiglianze intriganti tra i gradi dell’operazione alchemica (Opera al Nero –Nigredo, Opera al Rosso – Rubedo e Opera al Bianco – Rubedo) e la tecnica del “Chimigramma Eroico” usata da Gino Di Meglio (che differisce dal chimigramma tradizionale dal quale si realizzano forme astratte). Se l’obiettivo finale dell’Alchimia è trasformare i metalli in oro, dal fondo scuro si passa attraverso il colore per giungere alla luce, i Chimigrammi allora sono un mezzo per mutare le immagini in qualcosa d’inaspettato e sorprendente. Per svelare – come l’Alchimia che rivela la natura nascosta delle cose – nuovi pattern, relazioni e significati all’interno delle figure. Con l’Alchimia si combinano elementi diversi per creare qualcosa di vivificato e unificato, i Chimigrammi rappresentano visivamente questo processo in cui i diversi tratti vengono “saldati” con sostanze chimiche per creare un’immagine nuova.
Gino scava nelle profondità del “Mare Nostrum”. Dal “ventre di Moby Dick” della camera oscura, laboratorio simbolo del caos, del buio e dell’incertezza, ma anche del potenziale creativo e della rigenerazione, fa riemergere forme e figure. Come un moderno avventuriero a metà tra il capitano Achab e un Geppetto “alchimista”, valorizza i propri luoghi interiori dal ventre della balena verso la ricerca dell’Identità, della propria anima e della propria essenza. La mostra “Mare Nostrum” è simile a un viaggio iniziatico
Gino scava nelle profondità del “Mare Nostrum”. Dal “ventre di Moby Dick” della camera oscura, laboratorio simbolo del caos, del buio e dell’incertezza, ma anche del potenziale creativo e della rigenerazione, fa riemergere forme e figure. Come un moderno avventuriero a metà tra il capitano Achab e un Geppetto “alchimista”, valorizza i propri luoghi interiori dal ventre della balena verso la ricerca dell’Identità, della propria anima e della propria essenza. La mostra “Mare Nostrum” è simile a un viaggio iniziatico. Cela significati metaforici profondi mettendo ognuno di fronte al suo mare, alla propria ombra da osservare. Dalla materia grezza, un po’ più in là e oltre l’astratto, appaiono esseri che nuotano e si arrampicano verso la luce dell’attenzione. Gino Di meglio con sacrificio e dedizione, metafora di passione totale e amore per la via dell’arte, mostra se stesso. Per farsi leggere e consentirci con saggezza e consapevolezza di sprofondare in noi stessi, rivelandoci un’essenza altrimenti difficile da scoprire.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci





