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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «L’azzurro passato vuole lo stesso presente. Poi c’è chi dal presente apre una finestra sul futuro» 

Le idee, quando mancano, per fortuna arrivano dalla società civile e occupano il posto lasciato vacante dalla politica cloroformizzata da celebrazioni, inaugurazioni, annunci e fanfare. Nicola De Siano, avvocato e imprenditore, da mesi invia comunicazioni – via Pec – alle istituzioni locali e regionali. Proposte, che poi pubblica sul suo profilo social o qualunque altro modo per farne conoscere il contenuto. Utili suggerimenti, si potrebbe dire, di cui è facile immaginare la fine una volta arrivate nella posta elettronica dei sindaci. In realtà sta facendo una cosa da cui dovremmo imparare tutti, per replicarla.

Le idee, quando mancano, per fortuna arrivano dalla società civile e occupano il posto lasciato vacante dalla politica cloroformizzata da celebrazioni, inaugurazioni, annunci e fanfare. Nicola De Siano, avvocato e imprenditore, da mesi invia comunicazioni – via Pec – alle istituzioni locali e regionali. Proposte, che poi pubblica sul suo profilo social o qualunque altro modo per farne conoscere il contenuto. Utili suggerimenti, si potrebbe dire, di cui è facile immaginare la fine una volta arrivate nella posta elettronica dei sindaci. In realtà sta facendo una cosa da cui dovremmo imparare tutti, per replicarla. Uno, perché gli effetti delle storture della politica e delle sue disattenzioni dolose, come quelle del mondo imprenditoriale, ci riguardano da vicino come i tappi che creano: a volte sono vere e proprie lapidi allo sviluppo e alla crescita. Due, perché la società, non solo in questo modo, ha il dovere di riappropriarsi di uno spazio che in molti sono abituati a delegare ed essere più attenta per spingere una ripartenza spesso soltanto dichiarata 

Uno, perché gli effetti delle storture della politica e delle sue disattenzioni dolose, come quelle del mondo imprenditoriale, ci riguardano da vicino come i tappi che creano: a volte sono vere e proprie lapidi allo sviluppo e alla crescita. Due, perché la società, non solo in questo modo, ha il dovere di riappropriarsi di uno spazio che in molti sono abituati a delegare ed essere più attenta per spingere una ripartenza spesso soltanto dichiarata. Inoltre deve capire come contrapporre grazie alle disgrazie e dedicarsi alla ricerca di correzioni per limitare gli effetti negativi della passività che colpisce molte persone le quali non ci pensano proprio a cambiare certi comportamenti e gli amministratori tendono a non intaccare lo status quo. Una responsabilità particolare, di sicuro, va attribuita a questi ultimi che in mancanza di altro fanno leva sulla sindrome del podestà locale.

Le ultime dichiarazioni rese al Prefetto Valentini e, prima, all’Assessore al Turismo Casucci durante la sua visita di qualche mese fa, circa l’esistenza di una collaborazione consolidata tra le amministrazioni, se in parte sono vere per l’altra, sono il sintomo dell’incapacità dei sindaci di affermare la verità, ossia di non saper guardare alle potenzialità dell’isola per accrescerle lavorando in modo sinergico. L’emergenza poi – quella economica, sta per arrivare – intanto si annuncia nella cecità collettiva e trova sfogo nelle dichiarazioni sui profili social dei tanti che inneggiano alla “libertà riconquistata” dopo la campagna vaccinale. Che ancora nutre, purtroppo, il clima da stadio tra chi si è vaccinato che a sua volta accusa chi preferisce aspettare. Se qualcuno ci liberasse da convinzioni deteriorate e dalle cataratte del pensiero unico per infonderci la consapevolezza che il rispetto per i punti di vista diversi va sempre riconosciuto, sarebbe un buon punto di partenza. C’è anche un altro motivo che forse sovrasta i primi due: tornare a vivere, dopo essersi accorti che qualcosa va – e deve essere – cambiato è una specie di ritorno a casa. Perché nel frattempo ci siamo un poco perduti, ammettiamolo, e nell’entusiasmo di ripartire il rischio di dimenticarci di due parole fondamentali – programmazione e pianificazione – è elevato. Per evitare di smarrire altri pezzi dell’identità isolana, andrebbe interrotta la nostalgia del passato (la maggioranza percorre le glorie di Ischia, celebrando gli ultimi cinquanta anni), fare i conti con ciò che abbiamo e può essere migliorato e riconquistare la capacità di riuscire a governare il futuro. Sarebbe la migliore libertà cui ambire.

D’accordo oppure no, è una proposta che andrebbe presa in seria considerazione, studiata e approfondita. In particolare nella parte in cui prevede l’istituzione di una corsa ad hoc con “prezzi convenienti”, andata e ritorno pure una volta al giorno, per quanti nel periodo invernale volessero raggiungere e visitare Ischia e, a questo punto, Procida nuova capitale della cultura per il 2022. Se il costo “non residente” per una famiglia di quattro persone che volesse viaggiare in aliscafo sfiora i 160 euro, all’incirca sarebbero 80 gli euro per il traghetto, più facili da diluire nel periodo estivo per sua natura prolungato, durante i mesi invernali potrebbe diventare insostenibile e perciò orientare il visitatore verso luoghi facilmente raggiungibili e inoltre a un costo minore. Ciò – aggiunge l’avvocato De Siano – con il fine di sviluppare il turismo di prossimità e calarlo nel circuito dei musei, di bellezze e culturale dell’isola, in inverno. Siamo davanti a una proposta che irrompe nella quiete caotica ischitana, abitudinaria e drogata nel separare l’estate dal periodo invernale, causa di un disequilibrio tra stagioni che non è più giustificabile 

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L’ultima delle proposte dell’avvocato De Siano che ha inviato per conoscenza pure al Presidente dell’associazione delle isole minori, si potrebbe sintetizzare nella riprogrammazione del flusso turistico nel periodo invernale. O almeno nel creare a un piccolo laboratorio per un turismo senza soluzione di continuità. Ha suggerito di abbattere per i viaggiatori, da ottobre al marzo successivo, il costo dei biglietti relativo ad aliscafi e traghetti, riducendolo allo stesso livello di quello sostenuto dai residenti. D’accordo oppure no, è una proposta che andrebbe presa in seria considerazione, studiata e approfondita. In particolare nella parte in cui prevede l’istituzione di una corsa ad hoc con “prezzi convenienti”, andata e ritorno pure una volta al giorno, per quanti nel periodo invernale volessero raggiungere e visitare Ischia e, a questo punto, Procida nuova capitale della cultura per il 2022. Se il costo “non residente” per una famiglia di quattro persone che volesse viaggiare in aliscafo sfiora i 160 euro, all’incirca sarebbero 80 gli euro per il traghetto, più facili da diluire nel periodo estivo per sua natura prolungato, durante i mesi invernali potrebbe diventare insostenibile e perciò orientare il visitatore verso luoghi facilmente raggiungibili e inoltre a un costo minore. Ciò – aggiunge l’avvocato De Siano – con il fine di sviluppare il turismo di prossimità e calarlo nel circuito dei musei, di bellezze e culturale dell’isola, in inverno. Siamo davanti a una proposta che irrompe nella quiete caotica ischitana, abitudinaria e drogata nel separare l’estate dal periodo invernale, causa di un disequilibrio tra stagioni che non è più giustificabile. De Siano, invece, con la sua riflessione apre una crepa, possibile, per creare un corridoio di longevità turistica. Una proposta semplice, cristallina, che avrebbe bisogno di poco, pochissimo, per essere realizzata allo stesso modo di quelle lanciate da Franco Borgogna che ultimamente ha fatto a brandelli l’idea vuota di un “brand isolano” – che ancora circola come un virus, mostrando che chi ne è colpito non ha compreso una mazza – senza contenuto, proponendo ciò che abbiamo e che andrebbe coltivato. Ed è qui che sta un enorme paradosso.

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Le ultime dichiarazioni rese al Prefetto Valentini e, prima, all’Assessore al Turismo Casucci durante la sua visita di qualche mese fa, circa l’esistenza di una collaborazione consolidata tra le amministrazioni, se in parte sono vere per l’altra, sono il sintomo dell’incapacità dei sindaci di affermare la verità, ossia di non saper guardare alle potenzialità dell’isola per accrescerle lavorando in modo sinergico. L’emergenza poi – quella economica, sta per arrivare – intanto si annuncia nella cecità collettiva e trova sfogo nelle dichiarazioni sui profili social dei tanti che inneggiano alla “libertà riconquistata” dopo la campagna vaccinale. Che ancora nutre, purtroppo, il clima da stadio tra chi si è vaccinato che a sua volta accusa chi preferisce aspettare. Se qualcuno ci liberasse da convinzioni deteriorate e dalle cataratte del pensiero unico per infonderci la consapevolezza che il rispetto per i punti di vista diversi va sempre riconosciuto, sarebbe un buon punto di partenza 

La proposta dell’avvocato e imprenditore, s’inserisce nella capacità della sostanza di espandersi cercando di correggere un’anomalia urticante come lo è la separazione tra estate e inverno, mentre la maggior parte della classe politica e imprenditoriale pesta il piede sull’acceleratore che nel periodo da giugno a settembre vuole raccogliere quanto è possibile per poi tornare in letargo fino all’anno successivo. Con la riflessione di Nicola De Siano, se applicata, si realizzerebbe un ingresso turistico permanente e l’incremento di una rete tra musei, magari allargata alla terraferma. Si potrebbe legarla a pacchetti di viaggio culturali, oltre alla ripresa di quegli edifici che aspettano in silenzio che qualcuno si accorga di loro. Come la Colombaia di Luchino Visconti, tanto per citare un caso, che rischia di andare in pezzi sotto i colpi dell’indifferenza pubblica mentre giacciono nei cassetti di qualche scrivania una serie di proposte per trasformarla in un polo attrattore di un segmento del turismo mondiale, o a Villa Arbusto nel comune di Lacco Ameno. Più di tutto, potrebbe sostenere l’idea, ormai certezza, che c’è bisogno di fare un passo in avanti anche nell’accoglienza, puntando su un turismo più maturo e non più dipendente dall’interruttore “estate-inverno”, colmando le voragini materiali dei disservizi di alcune strutture, nei trasporti, nelle strade come nella mobilità, e smetterla di ricordare il passato per usarlo come giustificazione dell’immobilismo. Perché se prima si stava meglio adesso se non ci si sveglia, si rischia di andare peggio. 

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci 

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