«Caffè Scorretto» «L’isola delle capre (dei cavoli) e delle pecore»

«Chi nasce latrina non diventa mai wc», è un verso della canzone di un gruppo uruguaiano “El cuarteto de nos” che ci ha suggerito una riflessione. Piccola premessa. Ci sono popolazioni che sono immodificabili, resistenti a ogni tipo di cambiamento e si oppongono a chiunque dovesse consigliare una modifica di passo e prospettiva. Svolgimento.
L’isola d’Ischia, con la gente frammentata in Comuni, mentalità e velocità differenti, pare correre da tempo in questo solco dal quale non vuole venir fuori determinando, così, la nascita di un gregge che ripete sempre le stesse azioni. C’è uno studio pubblicato su The Royal Society che può fare al caso nostro. Il team ha voluto mettere alla prova 21 capre e 28 pecore per capire se la preferenza delle capre per fonti di cibo distribuite in modo frammentario prevedesse una maggiore flessibilità comportamentale rispetto alle pecore (perciò più rigide nei loro atteggiamenti). I ricercatori hanno osservato gli animali nel modo di muoversi per trovare la strategia più adatta e giungere al cibo e ne hanno cronometrato il tempo di riuscita. La prova è stata ripetuta più volte cambiando lo scenario e la posizione degli ostacoli per arrivare all’obiettivo. Le capre già al primo round hanno saputo superare le difficoltà più rapidamente e in modo semplice.
«Chi nasce latrina non diventa mai wc», è un verso della canzone di un gruppo uruguaiano “El cuarteto de nos” che ci ha suggerito una riflessione. Piccola premessa. Ci sono popolazioni che sono immodificabili, resistenti a ogni tipo di cambiamento e si oppongono a chiunque dovesse consigliare una modifica di passo e prospettiva
Al cambio di situazione sia le capre sia le pecore hanno mostrato perplessità di fronte al nuovo scenario ed entrambi i gruppi hanno realizzato tentativi per adattarsi al contesto.
Nei round successivi, però, le capre si sono adattate meglio alla condizione cambiata con maggiore elasticità, trovando soluzioni (si chiama problem solving!) rispetto a come non hanno fatto le pecore che invece sono risultate meno elastiche. Risultato: le capre sono cognitivamente più flessibili delle pecore! L’abilità di adattarsi a un ambiente in evoluzione rapida e continua appare il nodo cruciale per la sopravvivenza dell’intera specie e dell’individuo. Il ragionamento possiamo calarlo sull’isola. Sulla quale, non è una novità, le pecore sono aumentate a dismisura trovandosi dentro una grande famiglia, o, se vogliamo, una “comunità” anche se spezzettata, di cui i nonni hanno costituito il gregge mentre i padri l’hanno mantenuto evitando ogni tipo di dispersione (in questo caso di competenza dei figli) anche “costruttiva” contribuendo a conservare una società da un lato poco o per nulla flessibile, dall’altro incapace di trovare (nuove) soluzioni.
C’è uno studio pubblicato su The Royal Society che può fare al caso nostro. Il team ha voluto mettere alla prova 21 capre e 28 pecore per capire se la preferenza delle capre per fonti di cibo distribuite in modo frammentario prevedesse una maggiore flessibilità comportamentale rispetto alle pecore (perciò più rigide nei loro atteggiamenti). I ricercatori hanno osservato gli animali nel modo di muoversi per trovare la strategia più adatta e giungere al cibo e ne hanno cronometrato il tempo di riuscita
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Alla politica, che naturalmente ha contribuito in ogni territorio a realizzare un pezzo di questo gregge enorme, tutto ciò sembra piacere. Ognuno col suo gregge, con il proprio consenso e con l’illusione di coordinarsi ai tempi.
Con buona pace di chi dice, di essere favorevole al cambiamento per poi trovarsi di fronte all’incapacità di adattarsi e cercare soluzioni ai nuovi scenari. Una storia che va avanti da decenni. Non c’è neppure mai stato un tentativo di salvare i cavoli – che sono tanti sia nel turismo, sia nei trasporti e nell’ambiente -, insieme alla capre. Ci sorge una domanda: come si passa dall’essere pecora al trasformarsi in capra e permettere anche ai cavoli di essere salvati? Forse prima bisogna prendere coscienza che restando pecore gli interessi continueranno a essere opposti e inconciliabili.
L’abilità di adattarsi a un ambiente in evoluzione rapida e continua appare il nodo cruciale per la sopravvivenza dell’intera specie e dell’individuo. Il ragionamento possiamo calarlo sull’isola. Sulla quale, non è una novità, le pecore sono aumentate a dismisura trovandosi dentro una grande famiglia, o, se vogliamo, una “comunità” anche se spezzettata, di cui i nonni hanno costituito il gregge mentre i padri l’hanno mantenuto evitando ogni tipo di dispersione (in questo caso di competenza dei figli) anche “costruttiva” contribuendo a conservare una società da un lato poco o per nulla flessibile, dall’altro incapace di trovare (nuove) soluzioni
Se in un Comune, ad esempio, si organizzerà un evento, un concerto o più in generale una manifestazione, possiamo stare sicuri che un altro vorrà fare lo stesso e meglio del primo, generando una competizione che di sano potrebbe non mostrare nulla e nemmeno favorire una reale condivisione d’interessi. Il ragionamento è replicabile in ogni settore, economico e turistico compresi. Il tema, alla fine, è solo e semplicemente questo.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci






Ischia è l’isola dei cazzi miei.
Tutti sono fuorché. Pecore ,capre o cavolfiori.