LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «L’isola in vetrina e i governi dietro le quinte»

Se c’è una cosa che abbiamo imparato frequentando quest’isola – e i suoi municipi – è che l’amministrazione pubblica ama molto specchiarsi negli eventi, nei selfie dai palchi che ospitano cantanti famosi e nelle luci. Le luci delle feste, delle inaugurazioni, dei brindisi. Illuminano, scaldano, fanno scena. Ma, come tutte le luci di Natale, hanno un difetto strutturale: si spengono. Leggiamo le dichiarazioni difensive sull’orgia di eventi natalizi a Forio con l’attenzione che si deve a chi governa e con il sospetto che si deve a chi governa raccontandosi.


Qui il punto non è negare l’utilità delle feste. Guai. In inverno, su un’isola come la nostra – nostra? – , ogni segno di vita va salutato come una buona novella accompagnata dalla musica degli amati zampognari. Meglio un coro gospel che il silenzio di una piazza spenta, meglio una candela al Soccorso che il buio dell’abbandono. Ma un’amministrazione comunale non è un comitato per organizzare feste e gli amministratori non dovrebbero uscire dal proprio ruolo per assumere quello dell’addetto alle pubbliche relazioni

La questione non riguarda soltanto l’amministrazione di Stani Verde – per intenderci e prevenire “assalti alla diligenza” della critica – ma l’intero territorio isolano. Anche perché Forio non è in Svizzera, Almeno non ancora. Semmai è l’isola che fa di tutto per ottenere un passaporto per uno dei paesi del Terzo mondo. Qui il punto non è negare l’utilità delle feste. Guai. In inverno, su un’isola come la nostra – nostra? – , ogni segno di vita va salutato come una buona novella accompagnata dalla musica degli amati zampognari.

Meglio un coro gospel che il silenzio di una piazza spenta, meglio una candela al Soccorso che il buio dell’abbandono. Ma un’amministrazione comunale non è un comitato per organizzare feste e gli amministratori non dovrebbero uscire dal proprio ruolo per assumere quello dell’addetto alle pubbliche relazioni. Non è nemmeno un’agenzia di marketing territoriale, per quanto creativa e fortunata negli algoritmi. I numeri delle visualizzazioni di eventi e simili– 100 milioni, si dice – sono imponenti, quasi commoventi. Ma governare non è fare audience. La politica non è TikTok e un sindaco non è – o comunque non dovrebbe essere – solo un influencer. Poi magari qualcuno disponibile a spiegarci la differenza tra “posizionamento” e conversione (delle visualizzazioni in clienti effettivi) potremmo trovarlo. La vita di una comunità non si misura solo a colpi di like, presenze serali o brunch ben fotografati. Altrimenti basterebbe un buon social media manager per sostituire un consiglio comunale. Pure con il sostegno degli applausi e con tutte le argomentazioni a favore di Forio e dei Comuni che hanno organizzato una flebo di feste per Natale, qui sta l’equivoco di fondo: scambiare il mezzo per il fine.

La vita di una comunità non si misura solo a colpi di like, presenze serali o brunch ben fotografati. Altrimenti basterebbe un buon social media manager per sostituire un consiglio comunale. Pure con il sostegno degli applausi e con tutte le argomentazioni a favore di Forio e dei Comuni che hanno organizzato una flebo di feste per Natale, qui sta l’equivoco di fondo: scambiare il mezzo per il fine. Gli eventi sono un mezzo. Il fine è la qualità della vita, la tenuta sociale, la tutela dei diritti, gli ospedali

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Gli eventi sono un mezzo. Il fine è la qualità della vita, la tenuta sociale, la tutela dei diritti, gli ospedali e i presidi medici all’altezza dell’utenza, la visione del futuro, l’assistenza a chi resta indietro mentre altri brindano o si tuffano nelle fontane durante gli aperitivi. Perché mentre le piazze si animano, c’è un’altra Ischia – più silenziosa e meno “instagrammabile” – che chiede risposte: il tessuto economico e commerciale quasi con entrambi i piedi su un precipizio di cui nessuno vuole parlare, i servizi sociali sotto pressione, le famiglie fragili, i disabili, i giovani senza prospettive oltre la stagione estiva, i lavoratori sottopagati o quelli intermittenti che non vivono di eventi ma di continuità. E via, la lista potrebbe essere poderosa. È lì che un’amministrazione misura sé stessa. Non solo nella Festa, ma nella struttura. Come lo sarebbe stato il Patto per lo Sviluppo che avrebbe messo insieme i sei Comuni e i 650 milioni di euro connessi per realizzare progetti, infrastrutture, prospettive differenti. Entrambi andati in fumo. Di cui, ripetiamo fino alla noia, Forio è – ancora – capofila.

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Almeno dal punto di vista formale mentre i fondi sono erosi da chi, in Campania, è più bravo a prenderli perché è intenzionato a seguire una strada differente e che non sia solo lastricata di feste. Non solo nella farina delle promesse, ma nel pane dei diritti garantiti. E, se serve, anche nella capacità di rinunciare alla forca del consenso facile per affrontare scelte impopolari ma utili e necessarie a costruire un quadro differente oltre la cornice – o l’orizzonte- degli eventi. Dire che “in piazza ci sono soprattutto isolani” non è un fallimento, certo. Ma non è neppure una vittoria definitiva. È una fotografia di cui ci piacerebbe conoscere di numeri, di sbarchi, di nuovi clienti negli – e quanti – hotel aperti. E le fotografie, si sa, fermano l’attimo ma non raccontano il domani. Il turismo invernale non si consolida solo con le luci e i video suggestivi: si consolida con i trasporti funzionanti, con un servizio taxi moderno e funzionante anche d’inverno, con i servizi aperti, con un sistema sanitario che rassicura, con una rete sociale che sostiene. Senza questo, le feste restano un bell’allestimento sopra fondamenta fragili. Apprezziamo e lo diciamo senza sarcasmo, la disponibilità dichiarata a “fare un passo indietro” se si sta sbagliando.

Come lo sarebbe stato il Patto per lo Sviluppo che avrebbe messo insieme i sei Comuni e i 650 milioni di euro connessi per realizzare progetti, infrastrutture, prospettive differenti. Entrambi andati in fumo. Di cui, ripetiamo fino alla noia, Forio è – ancora – capofila. Almeno dal punto di vista formale mentre i fondi sono erosi da chi, in Campania, è più bravo a prenderli perché è intenzionato a seguire una strada differente e che non sia solo lastricata di feste

È una frase rara nella politica italiana, inesistente in quella locale. Ma più che un passo indietro, qui servirebbe un passo di lato: uscire dalla comfort zone dell’evento e guardare ciò che non fa rumore, non fa scena, non fa visualizzazioni. Perché un’isola non si governa solo accendendola a Natale, spostare l’interruttore su “off” nei due mesi successivi e riaccenderla a Pasqua perché sta arrivando la stagione estiva. Si governa soprattutto quando le luci si spengono, le piazze si svuotano e restano i problemi. Quelli veri. Di cui nessuno, tra amministratori e tifosi, vuole discutere. Forse perché qualcuno potrebbe chiedergli se c’è un programma strutturale di interventi per rilanciare e posizionare l’isola nella scaletta delle civiltà avanzate del Terzo millennio. Se ci fosse, sarebbe di buon auspicio per il nuovo anno. Perciò: auguri, buon 2026. Che sia un buon anno. Per tutti.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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