LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «L’isola non è un albergo»

Al posto del gossip che spesso insegue la politica o certi aspetti della società isolana come i rapporti che ne derivano si dovrebbero scegliere i fatti. Certo, i pettegolezzi hanno la capacità di istigare l’attenzione del lettore e magari sono pure meglio leggere cose un po’ strampalate– e soddisfare una curiosità a tratti pruriginosa che ci piace molto, ammettiamolo – al posto di sequenze ed episodi stantii e senza pepe.

Questo va con quello, l’altra scappa e si rifugia nella casa dell’amministratore tizio e altre “notizie” simili, hanno il pregio di colmare gli spazi delle testate locali e tenere incollata l’opinione pubblica, isolana (quella che vuole tenersi informata lo fa anche per mezzo di pettegolezzi, esistendo un’altra parte alla quale non interessa un albero di cippas). Ciò che dovrebbe avere però il merito di assumere rilievo, invece, è come si fanno certe cose (o come e perché non si realizzano) in ogni settore della collettività, avendo la capacità di stabilire una sfumatura diversa della quotidianità in cui siamo immersi. Per esempio l’aumento di circa 700 mila euro di TARI – per il 2019 – nel comune di Barano e l’immancabile sciatteria della gestione delle sue società cui il servizio è collegato, è un fatto.

Allo stesso modo lo è il codazzo da super svendita alla ricerca di clienti “mordi e fuggi” da parte di un albergo 4 stelle che per il mese di aprile, qualche giorno fa, pubblicizzava le sue camere al prezzo di 31 euro, «all inclusive». Ferma restando la necessità di rivedere la corrispondenza tra stelle riconosciute, soddisfazione dei requisiti e assegnazione, e servizi resi sulla base del decreto del 21 ottobre 2008 che ne stabilisce gli standard nazionali – ciò potrebbe essere un filone della battaglia iniziata dal presidente di Feder Alberghi, Luca D’Ambra -, l’imprenditore Sandro Florenzo ha spiegato in modo chiaro qualcuna delle ragioni che a volte costringono, altre no, alcuni imprenditori a galleggiare nel mercato delle offerte. Il Ministro del Turismo, in un’intervista che risale a giugno 2018 sul Corriere della Sera, annunciò di voler rivedere – appunto – i criteri di classificazione per gli alberghi pur comprendendo le limitazioni, in alcuni casi veramente ostative, con cui gli imprenditori devono fare i conti: la crisi economica, il turismo che in Italia ha perso clienti a favore di Spagna e Grecia o altre località, tasse elevate e costi fissi di gestione, sono recinti con cui c’è necessità di fare i conti.

Se a ciò, per quanto ci riguarda, aggiungiamo la scarsa lungimiranza di certi operatori, cui corrisponde la chiusura della propria visuale imprenditoriale, abbiamo definito il perimetro dei motivi che non ci consentono né di essere competitivi (aumentando i servizi, magari attribuendo grosso valore alla vacanza attraverso l’esperienza) né di capire che cosa sta succedendo nel resto del mondo e nel mercato e, neppure, quali corsi di formazione (magari, perché no, di tipo manageriale) bisogna frequentare per aumentare la competitività strategica della propria struttura, attraverso la sua gestione. La politica, e nello specifico chi ha il compito di governare un paese, dovrebbe imparare a fare lo stesso con l’ampliamento della prospettiva. Naturalmente se ne ha la capacità, pure quella di assorbire le sfumature che gli rimandano le critiche. Si può dire che all’assenza di gestione a livelli ottimali di una struttura ricettiva corrisponde una visione delimitata in ambito amministrativo. Se l’amministratore continua nella modalità di amministrazione recintata alle sue conoscenze, senza voglia o possibilità di ampliarle, specie nel governo della cosa pubblica, il rischio di non andare troppo lontano o nel peggiore dei casi di non muoversi per niente, è dietro l’angolo. Per fare un esempio banale: se siamo abituati a pedalare (cioè pensare!) su un triciclo, faremo lo stesso o peggio alla guida di una Ferrari. Non saremo in grado di uscire dalla convinzione che finalmente siamo seduti al volante di una bicicletta diversa, che però non è una bicicletta.

D’accordo, allora, e va bene, distribuire cittadinanze onorarie a destra e manca, l’ultima in ordine di tempo è stata attribuita al capo della Protezione Civile, Borrelli, a Casamicciola sabato scorso. Si fa di tutto, insomma, per mostrarsi graziosi e riconoscenti, sviluppare rapporti e tentare di risolvere i problemi che dovessero presentarsi in futuro – risolverli davvero, però, è altra cosa – ma il punto è un altro. Vale a dire che sulla collettività isolana incidono ragioni che continuano a definirci come società che non è in grado, e in alcuni casi mostra la sua incapacità proprio per mezzo di alcuni suoi rappresentanti che ne sono la prova, di gestire processi e governarli in modo costruttivo e propositivo. Intanto si moltiplicano gli applausi per gli annunci, ovazioni per un po’ di secondi ai microfoni di qualche emittente e supercazzole a questo e a quell’altro. E possiamo solo immaginare perché in parte lo vediamo che cosa accadrà, per noi, con questa gente che continua a dormire.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

Tags

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker