«Caffè Scorretto» «Mimmo Barra (torna perché) non ha mai smesso di essere al servizio di Ischia»

C’è una categoria che in Italia, in contrapposizione a quella di chi non ambisce ad altro – giustamente – che smettere di lavorare, non conosce pensione. Quella degli uomini che, appena smettono di timbrare il cartellino per dovere e responsabilità, cominciano a timbrare le porte dei palazzi istituzionali per gli stessi motivi, fortunatamente, ancora preda del loro spirito di servizio. Non chiedono stipendi. Chiedono fiducia. Chiedono comportamenti fattivi e intelligenti per mettere a frutto la loro esperienza per la comunità e realizzare risultati tangibili. Mimmo Barra appartiene a questa razza amministrativa.
Uomini che, appena smettono di timbrare il cartellino per dovere e responsabilità, cominciano a timbrare le porte dei palazzi istituzionali per gli stessi motivi, fortunatamente, ancora preda del loro spirito di servizio. Non chiedono stipendi. Chiedono fiducia. Chiedono comportamenti fattivi e intelligenti per mettere a frutto la loro esperienza per la comunità e realizzare risultati tangibili. Mimmo Barra appartiene a questa razza amministrativa
L’ultimo decreto della Struttura Commissariale per la ricostruzione post-sisma gli ha affidato un nuovo incarico. Gratuito. Il Professore e avvocato Marcello Feola gli ha riconosciuto il supporto ai rapporti istituzionali per il Piano di mitigazione del rischio idrogeologico dell’isola d’Ischia. Nessuno stipendio. Nessun gettone. Nessun emolumento. Lo dice il decreto, nero su bianco. Applausi al Commissario alla Ricostruzione per aver scelto una figura competente.
Applausi a Mimmo Barra che non smette di avere fiducia in quello che potrebbe definirsi – e ne ha tutta l’aria positiva – un piano di ripresa, per i capelli, dell’isola. Per Barra è il secondo incarico gratuito in poco tempo. Prima la ZES del Golfo di Napoli, con lo specifico ruolo di occuparsi delle isole del Golfo. Adesso quello della Struttura Commissariale guidata dal Professor Feola. Due incarichi. Zero compensi. Milioni di aspettative – naturalmente anche nostre. Nessuno può mettere in discussione il curriculum di Barra. Anzi. È proprio quel curriculum a spiegare tutto. Il decreto richiama i suoi anni trascorsi ai vertici della Regione Campania, e gli riconosce la conoscenza delle sue relazioni istituzionali, la tendenza al coordinamento tra amministrazioni, la promozione del turismo e dello sviluppo dell’isola. È esattamente per questo patrimonio di esperienza che Barra viene chiamato a svolgere un ruolo di raccordo tra enti, ministeri e soggetti attuatori. In fondo, certi patrimoni non si accumulano in banca. Si accumulano in rubrica e gli Enti locali farebbero bene ad approfittarne. Perché le infrastrutture più solide non sono quelle di cemento armato. Sono quelle costruite con telefonate, relazioni, conoscenze, strette di mano, anni di contatti, credibilità e fiducia personale.
Il nuovo incarico riguarda la mitigazione del rischio idrogeologico, uno dei mali di cui soffre il territorio isolano. Tradotto dal burocratese andante: capire dove questo sia fragile e vulnerabile, quali versanti necessitano di interventi, dove la manutenzione non è stata sufficiente e quali opere non possono più essere rinviate
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Quelle non le scuote né un terremoto né una frana. Resistono ai governi, cambiano i ministri o gli amministratori ma restano i numeri in agenda. Ed è proprio questo il mestiere chiesto – indirettamente – a Barra: tenere insieme i rapporti tra amministrazioni centrali, regionali e locali, coordinare i soggetti coinvolti, favorire e partecipare ai tavoli istituzionali, agevolare il dialogo tra gli enti e reperire fondi, come ha già dimostrato di saper fare negli anni. Del resto, non è una storia che comincia oggi. Nel 2015 fu proprio Mimmo Barra a contribuire alla nascita del Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia, sottoscritto dalle sei amministrazioni isolane con Forio capofila. L’ambizione era quella di mettere intorno allo stesso tavolo i sei Comuni per programmare – insieme – il futuro di Ischia e intercettare risorse destinate alle opere e infrastrutture strategiche.
Oggi la storia sembra fare un giro completo. Perché il nuovo incarico riguarda la mitigazione del rischio idrogeologico, uno dei mali di cui soffre il territorio isolano. Tradotto dal burocratese andante: capire dove questo sia fragile e vulnerabile, quali versanti necessitano di interventi, dove la manutenzione non è stata sufficiente e quali opere non possono più essere rinviate. È quasi un paradosso. I finanziamenti immaginati anni fa per programmare lo sviluppo potrebbero oggi diventare anche uno strumento per individuare ciò che dello sviluppo è rimasto incompiuto. Perciò questa volta il protagonista non dovrebbe essere Mimmo Barra. Dovrebbero esserlo i sei Comuni dell’isola, magari sotto l’egida della Struttura Commissariale che – sappiamo – ha già (di)mostrato una delicatezza professionale non seconda a quella del precedente Commissario. Perché un’occasione del genere non può essere archiviata come l’ennesimo desiderio di costituzione di tavolo tecnico. Il rischio idrogeologico non è più materia da convegni. È cronaca. Come l’ultima bomba d’acqua caduta su Ischia che ha lasciato dietro di sé danni, disagi e la conferma di una verità che ormai gli esperti ripetono da anni: il clima è cambiato. Semmai sono gli uomini a non voler cambiare metodi sviluppando un approccio più inclusivo, mentre le piogge ordinarie stanno lasciando il posto a eventi brevi e violenti. Quelle che una volta chiamavamo eccezioni, stanno diventando la normalità. Anche d’estate. E l’inverno, con ogni probabilità, continuerà a presentare il conto.
Perciò questa volta il protagonista non dovrebbe essere Mimmo Barra. Dovrebbero esserlo i sei Comuni dell’isola, magari sotto l’egida della Struttura Commissariale che – sappiamo – ha già (di)mostrato una delicatezza professionale non seconda a quella del precedente Commissario. Perché un’occasione del genere non può essere archiviata come l’ennesimo desiderio di costituzione di tavolo tecnico
Per questo la vera sfida non è soltanto ricostruire. È prevenire. Se davvero il lavoro della Struttura Commissariale riuscirà a individuare le criticità del territorio anche con un tecnologia innovativa – magari anche con l’’ausilio dell’intelligenza artificiale – e a mettere ordine nelle priorità degli interventi, allora le amministrazioni isolane avranno il dovere, oltre che la responsabilità, di cogliere questa occasione e mantenere la Barra dritta (il gioco di parole, è voluto). Per dimostrare che una nuova sicurezza del territorio non è soltanto uno slogan da conferenza stampa ma un obiettivo concreto. Perché le frane e gli alluvioni torrenziali non leggono i decreti. Le cascate d’acqua non conoscono i confini comunali ma riconoscono quando al territorio mancano infrastrutture o quando le griglie nelle strade sono otturate da foglie e maltenute. E la natura, quando presenta il conto da pagare, non distingue tra maggioranza e opposizione. Si distingue invece – a onor del vero – quando sul suo cammino incontra le cose fatte e quelle solo dette.
Pagina FB Caffè Scorretto di Graziano Petrucci



