LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Per imparare (a vivere) dobbiamo morire?»

Dobbiamo fare i conti con la realtà. Ognuno per se, ed è la cosa più difficile. Potremmo augurarci questo come regalo per Natale. L’isola intera, poi, dovrebbe fare i conti con se stessa. E forse quest’operazione è più complicata della prima. Possiamo provarci perlomeno attraverso poche considerazioni. La prima è che siamo isolani. Probabilmente è la più ovvia e semplice. Da ciò però discende che rispetto ad altre zone della terraferma, se vogliamo raggiungere Napoli o altre parti d’Italia, abbiamo una serie di difficoltà oggettive: il mare è una di queste.

Il costo per attraversarlo, per altro verso, ci fa passare in secondo piano quel “diritto alla continuità territoriale” tanto è vero che non combattiamo più per affermarlo, almeno non come prima. Altre problematicità insistono e si aggiungono senza che negli ultimi 30 anni vi sia stato un guizzo, l’ombra di un’intelligenza (aliena o artificiale che sia) o di qualcuno capace di farsi spingere dalla volontà di risolverle, sebbene gli stimoli siano continui e arrivino da più parti. Da questa valutazione ne discendono altre come l’analisi circa i vantaggi e gli svantaggi che usiamo per pesare i dodici mesi l’anno. Per esempio al privilegio della tranquillità, a volte troppa, anche se non siamo certo una zona ad alto tasso di degrado sociale, si contrappone l’handicap come il traffico intenso, o l’indifferenza particolarmente sviluppata verso il territorio e all’ambiente o il ripetersi ogni anno delle questioni, perciò sappiamo esattamente quali richiedono una soluzione. Altra nota dolente sono i trasporti, marittimi e terrestri. Verso cui nessuna delle amministrazioni attuali mostra la sensibilità e il coraggio e rivendicare un cambio, insieme, del modello.

La stessa mancanza di propulsione umana, per intenderci, si nota quando è il momento di chiedere un’efficienza maggiore alla Regione Campania per l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno che nei piani regionali una certa sanità “malata” tesa per lo più a ottimizzare i costi, si dimentica che il nosocomio invece “serve” a circa 70 mila persone. Non a una o a due o a tre ma a 70 mila persone. Perciò avrebbe bisogno di essere ampliato. Sia in termini di strutture e macchinari, con reparti all’avanguardia, e sia in termini di professionalità e risorse umane. Non invece ridotto all’osso nelle sue funzioni operative mentre i vertici regionali fanno appello, per compensare queste assenze, all’umanità di medici e infermieri ancora sotto organico. Sembra lontana anni luce la notizia di giugno 2019 in cui il Direttore dell’ASL D’amore in conferenza stampa annunciò un ampliamento di 30 posti letto, la realizzazione di un nuovo padiglione di 1300 mq, l’assunzione di nuovi medici e via discorrendo, grazie a un investimento di 3,5 milioni di euro. Intanto ci sono medici che continuano a operare e non smontano da oltre quattro giorni, perché i medici che dovrebbero arrivare da Napoli non riescono a partire. Questo dimostra anche che alcune conferenze stampa sono usate per annunciare proclami, e fino all’efficacia di provvedimenti e azioni possono passare anni, o addirittura generazioni. Val la pena ricordare allora che, in definitiva, in quei “piani” della sanità “aziendale” malata di bilanci, fatturati e piani industriali, si sono dimenticati di noi. Trascurando le persone ci hanno reso “numeri”. Ci hanno snaturato e continuano ancora oggi, perché glielo abbiamo permesso noi. Siamo perciò noi i primi ad aver dimenticato noi stessi. Da semplici isolani siamo diventati isolati, dipendenti dalle decisioni di altri, senza facoltà di incidere su piani “aziendali” già stabiliti verso la probabile cancellazione dell’Ospedale Rizzoli. E qui, la seconda considerazione. Forse è questo il motivo per cui non abbiamo sviluppato nel tempo, eccezione fatta per qualcuno, né la capacità di pensare, né di accrescere la capacità di aggrapparci a una vera e propria coscienza civica.

Non siamo in grado di immaginare, perciò, un territorio diverso o attribuirgli lo status di scopo principale da raggiungere. A qualunque costo. Ci manca quell’attitudine che preme a desiderare il meglio, per se e per gli altri. Lasciamo che tutto accada da se, apaticamente. Lo dimostra la (mancata) reazione alla storia dell’uomo che nei giorni scorsi ha rischiato di morire per un malore – presumibilmente un infarto. Non era possibile trasportarlo a Napoli a causa delle cattive condizioni meteo marine. Isolati, di nuovo. Se non fosse stato per l’elicottero dell’Aereonautica Militare sbloccato dopo 4 ore per l’assenza di un preciso protocollo da adottare e comunque privo di personale medico per questi casi, e della professionalità dei medici del Rizzoli, avremmo contato un altro decesso proprio perché mancano strutture adeguate al problema. Oppure lo dimostra la (assenza di) reattività verso il signor Alfonso Sollazzo. Diabetico, dopo soli due giorni dall’intervento chirurgico cui è stato sottoposto, è in sciopero della fame davanti all’ospedale Rizzoli. Testimone della storia di prima, manifesta ai vertici dell’azienda (dire “sanitaria” sembra un’esagerazione) e agli Organi della regione che non esistono i giusti livelli di assistenza che può produrre solo un sistema sanitario efficiente. E a parte pochi sostenitori è da solo. Invece dovremmo concentraci sull’esistenza del prossimo e di noi stessi e darci la possibilità di scegliere di guardare la vita sotto un’altra prospettiva. Auguri nel frattempo, buon Natale. Magari lasciarli qui servirà a qualcosa.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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