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«Caffè Scorretto» «Quanta fervida ritrovata beata ignoranza»

Nessuno ha il diritto di calare epoche diverse nella contemporaneità. Se lo fa, deve ritenersi un po’ stupido e limitato nelle funzioni encefaliche in cui si può inserire quella che è alla base del processo di elaborazione delle informazioni ossia il ragionamento. Allo stesso modo è ottuso chi con una mentalità ristretta di tipo provinciale foderata di superbia, con la pretesa di saper guardare in maniera previdente al futuro e perciò alle sorti di un’azienda o di un comune, soffoca le possibilità di crescita dei suoi dipendenti o dei cittadini e di chi gli sta intorno. Sottoponendo i primi a turni di lavoro estenuanti, oltre la norma, e perciò non retribuiti per la fascia di lavoro straordinario che non è contemplato (il pensiero fondante è che siamo in un luogo turistico e poiché il lavoro già scarseggia qualche pizzicotto sulla pancia e ora in più “per il bene dell’azienda” non fa mai male); i secondi subiscono tra le altre cose disservizi o cattive manutenzioni del territorio (strade, parchi, pinete etc.), traffico, vuoti amministrativi che non contemplano soluzioni logiche e idonee alle esigenze delle attività commerciali (pensiamo alla strada che arriva a Sant’Angelo, prima zona pedonale mentre oggi è una pista da corsa per carrelli elettrici e qualche auto). Alla vista di tutto ciò ti viene voglia di trasferirti su Marte e chiedere la cittadinanza. Perché qui, ormai, la gente che afferma di saper guardare a ciò che accadrà domani (in realtà l’attenzione è rivolta soltanto al proprio tornaconto), ma non fa niente se non girare intorno alle cose e fermi nel passato, fa attrito e oltre che logorare, non serve alla crescita dell’isola. I terzi, infine, subiscono opposizioni elementari con la dinamica oppressiva che si rivela alle scuole medie tra adolescenti. Mostra la sua scarsa utilità anche chi sbandiera competenze formali e poi, in soldoni, ha difficoltà a capire i concetti più elementari come collaborazione, visione prospettica sul futuro, voglia di crescere “insieme”. L’isola d’Ischia è un mondo ed ha al suo interno, per l’acquario organico e variegato che lo compone, micro universi bloccati alle “reti vassalle”. Che di positivo, oggi, hanno pochissimo. In tale situazione il “signore di turno” (può essere un sindaco o un imprenditore, o un responsabile di settore, fate un po’ voi anche con le dovute eccezioni), perché convinto della propria accortezza non ammette (non può ammettere!) critiche al proprio comportamento di qualsiasi genere esso sia. Da ciò non solo limita la funzione di “ascolto”, diventa sordo per intenderci, e spesso chiude quella riguardante l’empatia, caratteristica che completa la sfera dell’intelligenza, e comprime con ogni mezzo la possibilità di riuscire a far meglio. Perché già soltanto l’ipotesi che possa esserci qualcuno che può realizzare qualcosa di diverso rispetto a ciò che (non) ha realizzato lo manda in confusione. Abbandonando un modello fallace per applicarne un altro più funzionale in certi casi sarebbe la soluzione ma bisognerebbe ammettere che fino a quel momento abbiamo sbagliato qualcosa. Se questo è lo scenario in cui siamo abituati a nuotare, triste molto triste, in cui sguazzano imprenditori poco attenti e albergatori che propongono i saldi nella vendita del prodotto “Ischia” (diciamo la verità: a metà luglio 135 euro per tre giorni in pensione completa oppure 199 euro per una settimana, sono una miseria che si ripercuote sull’economia), non ci sarà mai una progressione sulla scala dell’evoluzione collettiva. Specie se una tale incapacità alla comprensione dei fenomeni ce la ritroviamo in personaggi, legittimamente votati, con la delega ad amministrare un paese. Se a ciò aggiungiamo la strafottenza della gran parte degli quasi settantamila abitanti (già interessarsi delle questioni problematiche, e conoscerne, può essere un piccolo inizio) la frittata si cuoce da sola. Per altro verso, in una tale apocalisse d’inettitudine c’è chi non si perde d’animo e, a suo modo, contrasta un sistema malsano nel tentativo si svegliare dall’intorpidimento generale. In tanti provano a interrompere la prospettiva di crash verso cui siamo diretti. Penso a Gigi Lista i cui modi, secondo qualcuno, sono carichi di esaltazione e livore ma che, all’opposto, è compensata dall’indifferenza diffusa o dalle offese pratiche e dall’umiliazione che riceve; oppure a Giovani Cricco che sulla sua pagina Fb “Ischia cosa non funziona” segnala ciò che potrebbe esser migliorato, in ogni parte dell’isola. Come loro esiste un esercito composto di fantasmi attivi che prova a perfezionare l’isola. A differenza di chi possiede gli strumenti amministrativi e spesso non rende concreto tranne che l’ordinario e la tutela del proprio campo d’azione. Pretendiamo il meglio ma aspettiamo che qualche altro faccia ciò che toccherebbe anche a noi. Nel frattempo sappiamo soltanto guardare, nemmeno poi tanto, la poltiglia creata da qualche altro negli anni riscoprendoci bravi nell’arte del lamento, ogni anno, e sempre per le stesse cose mentre l’economia isolana, di cui il turismo è una parte essenziale, collassa su se stessa. Buona estate a tutti noi.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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