LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Questa è Ischia, bellezza»

Non si capisce come si possa dar seguito alla facile ironia di chi dice “ieri stavamo meglio di oggi”. Gli ischitani, non avrebbero mai potuto imparare da soli il modo di sviluppare il turismo se Rizzoli non avesse deciso insieme con altri come lui, di trasferirsi sull’isolotto, ormeggiare le sue barche e portare una parte della sua conoscenza scegliendo di investire in alberghi, magari farne di nuovi, produrre cultura e film con la Cineriz mettendo al centro Ischia dopo averla intrecciata con la sua capacità di accogliere e far star bene le persone. È banale rimarcare che l’avanzamento in quegli anni è stato – anche – opera di uno “straniero di Milano”, forse tra i più incisivi, che è riuscito a polarizzare l’attenzione di un vasto pubblico su Ischia spingendola verso una florida evoluzione che sarebbe poi scoppiata negli anni seguenti.

Non si capisce come si possa dar seguito alla facile ironia di chi dice “ieri stavamo meglio di oggi”. Gli ischitani, non avrebbero mai potuto imparare da soli il modo di sviluppare il turismo se Rizzoli non avesse deciso insieme con altri come lui, di trasferirsi sull’isolotto, ormeggiare le sue barche e portare una parte della sua conoscenza scegliendo di investire in alberghi, magari farne di nuovi, produrre cultura e film con la Cineriz mettendo al centro Ischia dopo averla intrecciata con la sua capacità di accogliere e far star bene le persone. È banale rimarcare che l’avanzamento in quegli anni è stato – anche – opera di uno “straniero di Milano”, forse tra i più incisivi

Il progresso che ha avuto il centro propulsivo in quegli anni è stato una sterzata repentina che ha permesso al nostro tessuto produttivo e turistico di cambiare direzione. Allo stesso modo di un conducente che, armato del solo foglio rosa, di punto in bianco, si è ritrovato a guidare l’auto in autostrada da cui avrebbe potuto raggiungere più direzioni. Il miglioramento, se cosi si può chiamare, ha avuto pure i suoi svantaggi.

Con l’aumento del getto di viaggi alle terme o verso le spiagge e il Sole isolano, molti si sono ritrovati – come ha affermato il dottore commercialista di Lacco Ameno Pietro Monti in più occasioni – a gestire “pacchi” di soldi e notorietà – del luogo – senza la necessaria esperienza. Il potere, economico in questo caso, e la sua gestione. Come mettere un assegno in bianco nelle mani di un adolescente. Inebriati dal guadagno facile, c’è stato chi riusciva a intascare più dei genitori contribuendo in qualche caso al sostegno della famiglia, cosa che ha prodotto un certo entusiasmo nei giovani dell’epoca. Tutto, o quasi, diventò possibile. La convinzione che non era il mondo ad aver conquistato Ischia ma era questa ad averlo invaso si diffuse in pochi anni. Nel boom, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 prevalse la rotativa dell’intelligenza dei mattoni a scapito della ragione ponderata. In molti s’immersero anima e corpo nelle attività turistiche che avrebbero accolto in prevalenza flussi teutonici riuscendo a sostenere la lunga stagione degli arrivi che per alcune realtà era solita prolungarsi tra i nove e i dieci mesi con il “riposo invernale” coperto dall’indennità di disoccupazione. L’America. In quest’intelligenza ripetitiva, tuttavia si trattava di un tempo fiorente.

Con l’aumento del getto di viaggi alle terme o verso le spiagge e il Sole isolano, molti si sono ritrovati – come ha affermato il dottore commercialista di Lacco Ameno Pietro Monti in più occasioni – a gestire “pacchi” di soldi e notorietà – del luogo – senza la necessaria esperienza. Il potere, economico in questo caso, e la sua gestione

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Mai nessuno avrebbe immaginato che oltre il vigore dello sviluppo e la collina degli alberghi occupati, le vallate di case affittate d’estate con il ricavo facile e l’ampia prateria di lavoro e commercio elevati a sistema ben oleato sarebbe arrivato il declino, oggi accompagnato dalla presunzione che non si può migliorare ciò che si sta facendo. L’esperienza di quegli anni, in altre parole, non è riuscita a sciogliere la superbia che invece ha ristretto la visione provocando danni alla vista, imprenditoriale e politica.

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“Siamo a Ischia, se vuoi investire, devi pagare”, si sente spesso ripetere da chi, ad esempio, o vuol vendere una casa oppure l’azienda di famiglia, a volte più del doppio o al triplo del prezzo assegnato dal mercato “reale”. A ciò si sommano, compresi nel prezzo, debiti, problemi di proprietà indivise, abusivismo o questioni aperte col demanio (sì, c’è anche chi nell’edificare ristoranti e hotel s’è preso una fetta di proprietà dello Stato). Evitando di spingersi nel terreno del demerito, la fotografia “di ieri” dovrebbe far riflettere su come siamo rimasti ancorati al passato e quanto l’oggi sia interessato da un processo di trasformazione in deserto nell’innovazione sociale ed economica e come quell’assegno in bianco sia rimasto nelle mani di quell’adolescente. Dovrebbe indurci a pensare che chi si nutre dell’idea di essere un Messia, ossessionato più dalla rivoluzione personale al posto di svilupparla e trasformarla in una di tipo collettivo e sociale (facendo passare la prima per la seconda e l’interesse privato per quello pubblico) è un tantino fuori contesto. Basta guardare lo stato di alcuni Comuni (oltre la sicurezza siglata dai bilanci) per entrare nella sostanza della critica che – per chi ne capisce – rileva azioni stonate e fuori tempo, mancanze strutturali tanto in politica economica quanto nella gestione della politica locale che intanto ha irrobustito la propria incapacità di correggere le sue visioni alterate.

Evitando di spingersi nel terreno del demerito, la fotografia “di ieri” dovrebbe far riflettere su come siamo rimasti ancorati al passato e quanto l’oggi sia interessato da un processo di trasformazione in deserto nell’innovazione sociale ed economica e come quell’assegno in bianco sia rimasto nelle mani di quell’adolescente. Dovrebbe indurci a pensare che chi si nutre dell’idea di essere un Messia, ossessionato più dalla rivoluzione personale al posto di svilupparla e trasformarla in una di tipo collettivo e sociale (facendo passare la prima per la seconda e l’interesse privato per quello pubblico) è un tantino fuori contesto

In un’intervista pubblicata qualche giorno fa, il sindaco di Lacco Ameno riguardo alla questione della progressione verticale nell’ambito della Polizia municipale, il cui ricorso al TAR sarà discusso il prossimo 5 giugno, ha detto di “non cedere ai ricatti”. Bisogna dire che non si è compreso bene per quale ragione chi pensa di essere stato leso nei propri diritti, rivolgendosi al tribunale, stia invece ricattando un’amministrazione. Inoltre Pascale non si spiega il motivo di tanto clamore e ha difeso il lavoro dei funzionari. C’è un passaggio poi che riguarda l’approdo turistico, la sua gestione per l’esattezza, che in questi anni avrebbe provocato una falla secondo il primo cittadino il quale ha aggiunto: “Questo non è più sostenibile anche perché i conti non tornano, ma soprattutto bisogna considerare che sotto l’aspetto della portualità il paese è di fatto morto a causa di una gestione che nell’ultimo decennio di certo non ha funzionato”. Alla fine sarà anche vero ma forse bisognerebbe chiedere non solo ai commercianti chi ha contribuito a stendere il velo sul malato che invece appare, sfiorando il marketing, come un florido decennio.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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