LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Sanità, questa sconosciuta»

Tra le tante cose che ha detto Matteo Renzi, domenica scorsa a Ischia presso il Bar Calise, durante la presentazione del suo libro “Il Mostro”, c’è anche un brevissimo: “abituiamoci a essere più gentili e più civili”. La chiosa, alla fine della risposta a una domanda del Direttore di Rai 3 Franco Di Mare, riguarda la gestione della giustizia nel nostro Paese. Tema delicato, mai effettivamente affrontato e forse quasi per niente esaminato quanto invece meriterebbe, in cui rientra per buona parte la diffusa propensione dell’opinione pubblica a ritenere Tizio o Caio (già) colpevoli solo per essere finiti sotto la lente della Magistratura. Magari per una serie di vicende o addirittura formalmente indagati, cui segue l’esser catapultati sulle pagine dei giornali, senza possibilità di difendersi se non nel processo dopo un rinvio a giudizio, molte volte giornali e opinionisti “emettono” una sentenza che precede quella dei Tribunali raggiungendo la pubblica opinione che non si sottrae a trasformarsi in giudice “popolare” e, all’occorrenza, “braccio giustizialista”.

Silvio Carcaterra

La questione, come detto, è molto delicata. Andrebbe rimessa sul tavolo della discussione politica, anche oltre i tempi di una campagna elettorale. Il breve cenno di Renzi, tuttavia, si può trasformare in una sorta di Principio da calare nella quotidianità per diffonderlo nelle Amministrazioni e in ogni aspetto delle relazioni umane, frantumate non poche volte dall’indifferenza come dalla superficialità e dal “mostro” del disinteresse almeno fino a quando un problema serio non tocca direttamente ciascuno di noi. Qualche settimana fa Silvio Carcaterra, vice presidente dell’associazione A.P.O che ha lo scopo di sostenere – a proprie spese – i malati terminali (di cui non esisterebbe una “classifica” per tipologia, tuttavia verosimilmente il numero supererebbe le centinaia di malati), ha sollevato una critica e una criticità del sistema sanitario denunciando la ”poca attenzione” di questo nei confronti dei malati di tumore. Carcaterra e altri nelle stesse condizioni sono costretti a sottoporsi a terapia chemioterapica secondo un rigido protocollo e per farlo almeno tre volte la settimana devono recarsi a Napoli mancando un centro specifico sull’isola. Ha descritto quasi minuziosamente ciò che gli era accaduto presso l’ASL di Forio qualche giorno prima. Finita la scorta di stomia prima del tempo, e se ne possono immaginare i motivi per chi ha una patologia grave, ossia delle “sacche” sterilizzate che deve attaccare all’addome, ha denunciato pubblicamente quello che appare un malfunzionamento del “sistema”. Ha provocato la risposta – per la verità equilibrata e parzialmente positiva – della Direzione ASL NA 2 che poneva l’accento sull’umanità dei medici, quasi fosse sufficiente già solo questa ad accogliere le richieste dei malati di cancro per trovare soluzioni all’altezza del problema. Il punto è che la dimensione della Sanità sull’isola e il suo stato ci riguardano da vicino. Inutile descrivere lo stress dei malati oncologici che invece di trovarsi nelle condizioni psicologiche adatte per affrontare il proprio calvario personale si scontrano spesso con una burocrazia poco “gentile” e per lo più “incivile” rotta solo dall’intervento dell’umanità di medici e di chi “comprende” le difficoltà di chi vive “il mostro” della malattia. È chiaro che l’umanità che dovrebbe caratterizzare sempre il servizio sanitario, ma, ovviamente, da sola non può bastare. Di sanità almeno accennata, ne ha parlato il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino dal piccolo palco realizzato al Calise, nel dare il “benvenuto” a Matteo Renzi. L’occasione della presentazione di un libro, si comprende benissimo, anche se c’è chi potrebbe trovarsi in disaccordo, non era adatta per individuare risposte o altre vie e sbrogliare la matassa creata dalle numerose criticità che a varia misura e intensità interessano l’isola e tutti noi. Val la pena, allora, riflettere – e accendere un riflettore – su questioni che vedono uno scarso dibattito a livello locale e un’assenza di sensibilità amministrativa, da parte dei Comuni come della Regione.

Enzo Ferrandino

La prima, forse la più importante, chiama in causa l’obbligo di migliorare l’ascolto da parte di chi ha la responsabilità di governare un Comune e ciò comprende il dovere di mettersi insieme agli altri sindaci sia per amplificare tanto il sostegno ai malati quanto l’esigenza di realizzare un’unica voce capace di sollecitare in tempi brevi la Regione Campania. Interrompere il percorso distopico che è obbligato a vivere un malato di tumore costretto a recarsi in terraferma con trenta gradi all’ombra d’estate o d’inverno col mare in tempesta, poiché è l’unico modo per aggrapparsi alla terapia che potrebbe salvargli la vita, dovrebbe trasformarsi in un dovere civico e morale delle sei Amministrazioni. Magari per mettersi insieme, tirar fuori un atto di delibera dei Consigli Comunali e creare una Commissione per verificare quali sono le mancanze del sistema sanitario locale e come colmarle oltre ad attribuirle vari compiti tra cui il lavoro di ricerca di soluzioni praticabili nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Inoltre va sollecitata l’urgenza di un dialogo permanente tra i Comuni e le associazioni, come quella presieduta da Carcaterra che si occupa del sostegno a malati terminali e di cancro. Alla seconda questione, collegata alla prima, appartiene la necessità di pretendere un servizio sanitario più moderno. Infatti, ripristinare la pet-tac o limitare i tempi di attesa per prenotazioni ed esami che riguardano i malati oncologici ed eliminare restrizioni e limitazioni a danno dei pazienti con patologie gravi, non rappresentano temi meno importanti e appartengono alla dimensione della necessità di “essere più civili”, oltre la considerazione che l’ASL – di norma – deve essere considerata (solo) un’azienda. La questione finale, poi, si riflette sulla “dimensione politica “isolana. Forse qualcuno ha notato che nelle interviste a sindaci e consiglieri (dei sei Comuni) nessuno solleva l’argomento sanità e dei malati di tumore e, più in generale, inesistente è l’attenzione al Terzo Settore come alle associazioni che spesso “si sostituiscono” al servizio sanitario. C’è una empatia amministrativa scadente, del tutto assente da parte dei politici nei confronti di coloro che combattono il proprio dolore personale. Spesso lasciati soli ad affrontare le incognite insieme alle armate della depressione e dell’ansia nei confronti del “mostro” invisibile, basterebbe, come ha detto Renzi, mettere più gentilezza e più civiltà nelle Istituzioni per costruire una solidarietà diversa, meno distante da chi ne ha bisogno.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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