LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Tiriamo fuori il cervello dalla vasca?»

Per uscire il più velocemente da questa situazione ci vuole più che la semplice forza di volontà. Ci vuole azione. Mentre c’è chi sta pensando di avviare la Fase 2, come a Ischia in cui le voci (delle amministrazioni) continuano ad aspettare che qualche maestro d’orchestra lanci un segnale, c’è chi invece sta cercando il modo, e in alcuni casi l’ha trovato, di cavalcarla. In alcune località addirittura c’è chi sta già programmando la Fase 3 per rilanciare l’economia, segno che mostra di volersi svincolare da un certo indebolimento a seguito di un impatto inaspettato.

Ischia, non è un segreto, è sempre stata lenta rispetto alla vicina Capri per esempio ma potremmo dire “pigra”, in generale. Spesso si è seduta sulla mancanza di ambizione, in cui – per farla breve – ha prevalso la scissione atomistica insieme alla magra voglia di accontentarsi del poco che, nell’illusione, sarebbe arrivato lo stesso. E, state certi, quest’atteggiamento ci caratterizza sotto i più sfaccettati punti di vista, anche oggi. Escludendo dalla dimensione una piccola parte d’imprenditori che si sta mostrando pro-positiva nel riprendere il lavoro cambiandone i modelli, il clima che detta le regole sull’isola d’Ischia è sintetizzabile nell’attesa che lo Stato si muova e distribuisca soldi. Certo, gli “aiuti” statali ci servono ma non dovrebbero focalizzarci l’attenzione, almeno non completamente. Oltre alla desolazione nelle idee e nei comportamenti, ciò che fa riflettere è l’assenza d’iniziativa che è invece il comune denominatore tra i sei comuni. Almeno su una cosa sono uniti. È chiaro che in questo modo non andremo da nessuna parte. Anzi, da qualche parte andremo. Sul fondo, magari, per scavare ancora. Men che meno ci sarà movimento, se si continua ad aspettare.

Tra le amministrazioni spesso non corre buon sangue e, il che è peggio, manca perciò anche l’idea di mettersi insieme per prendere coscienza di ciò che va fatto e su che cosa si potrebbe incidere per migliorarlo. Neppure il coronavirus e il clima di emergenza sono stati in grado di svegliarci le natiche dal torpore, poggiate da anni su comode poltrone. Il vice sindaco di Anacapri, Francesco Cerrotta, per anni sindaco del comune, ha avanzato due proposte prese in carico dalla Giunta Comunale ed inviate alla Regione Campania. L’istituzione di una cabina di regia, con specifiche professionalità e competenze, per il riavvio delle attività economiche, tenendo bene in conto, mediante un protocollo specifico, della salute dei residenti; e permettere ai comuni di utilizzare interamente l’avanzo di amministrazione vincolato per dare al comune la possibilità di mantenere i servizi legati all’emergenza e permettere la ripresa delle attività locali. Il sindaco del comune di Capri, Marino Lembo, invece, dopo aver delegato l’assessore al bilancio Salvatore Ciuccio, ha stabilito un pacchetto d’interventi per la riduzione delle imposte comunali. Come riporta l’Ansa, “il piano prevede la riduzione della tassa dei rifiuti (TARI) a partire dal 30% per tutti gli esercizi commerciali che sono stati costretti al lockdown a causa del covid-19, ed ancora una ulteriore riduzione sull’imposta sarà fatta a favore di quei commercianti ed operatori turistici che favoriranno l’occupazione dei lavoratori stagionali. Sgravi anche per gli esercizi pubblici per i quali è prevista la riduzione del canone per l’occupazione del suolo a loro assegnato per un importo minimo del 30%.

Riduzione di almeno il 50% per i proprietari che siano anche gestori dei negozi. Per gli albergatori sarà abolita la quota IMU che spetta al Comune, resta in piedi solo quella dovuta allo stato. Anche per gli inquilini dei negozi non di loro proprietà il Comune ha previsto una riduzione dell’IMU e della TARI rapportata allo sconto che avranno sul canone di fitto”. Altre misure sono al vaglio dell’amministrazione caprese ma il fine è sempre la necessità di sostenere l’economia locale e rilanciarla, anche pensando ai lavoratori stagionali. E a Ischia, che cosa accade? Le uniche misure di cui si sente parlare sono quelle del distanziamento sociale. In qualche caso ad incidere è anche la presenza diffusa di quello che caratterizza anche il processo di formazione del pensiero. Com’è possibile? Perché, forse, non abbiamo compreso che la basilare importanza e il desiderio del confronto e dell’apertura, del dialogo e della contaminazione tra abilità e saperi, come la cooperazione per fare rete, nella consapevolezza dei propri limiti, sono ancora un mix che può produrre effetti concreti, non solo per le amministrazioni. L’abitudine a ragionare nella maniera ottocentesca, è chiaro, non ci fa molto bene. Poi ci meravigliamo se con le foto di tramonti dalla chiesa del Soccorso o pane e mortadella con il Castello Aragonese sullo sfondo non riusciamo a sollevare le sorti del turismo e di un’isola intera. Che, a questo punto, non avrebbe più bisogno dell’invasione da parte degli arabi o dei cinesi. Ci basterebbe un caprese.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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