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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto»«Ego, non te absolvo»

Don Carlo Candido, nella sua recente intervista, accende un riflettore in mezzo a tanti altri sullo “stato” della politica isolana. Non che ce ne fosse bisogno. Conosciamo bene le dinamiche che s’intrecciano sull’isola, spacchettata in sei frazioni. Tuttavia ha fatto bene a ripeterlo usando il lumicino per evidenziare quegli argomenti, per molti impronunciabili, causa di una cecità diffusa sui veri intrecci che tengono la società isolana piombata al suolo delle stesse dinamiche da molti anni, senza modo di potersene liberare.

Mimmo Barra

Cominciamo a dire che gli attuali amministratori qualcuno deve averli votati. Ragione che fa ancora propendere verso l’esistenza di una parvenza di democrazia, seppur attenuata nella cerchia geografica ristretta di Ischia retta da clientele e favori e dall’esistenza di piccoli clan – familiari – che di volta in volta, in base agli interessi in gioco, spostano voti sia su un comune e sia su un altro, sia su un candidato o su altri. Per questo parlare di voto di “opinione”, a Ischia, è quasi un imbroglio. Al di la del ”romanzo” politico non si può saltare la premessa fondamentale. Ossia che gli amministratori di solito sono lo specchio della società e dei cittadini che li hanno votati, salvo qualche rara eccezione che è capace di distinguersi. Di questi tempi in cui è assente – o in crisi?- la “classe politica” a tutti i livelli, Ischia più di prima avrebbe bisogno di persone all’altezza di riconoscere le potenzialità del territorio, oltre che capaci di sostenere un adeguato progetto di rilancio in tutti i settori.

Cominciamo a dire che gli attuali amministratori qualcuno deve averli votati. Ragione che fa ancora propendere verso l’esistenza di una parvenza di democrazia, seppur attenuata nella cerchia geografica ristretta di Ischia retta da clientele e favori e dall’esistenza di piccoli clan – familiari – che di volta in volta, in base agli interessi in gioco, spostano voti sia su un comune e sia su un altro, sia su un candidato o su altri. Per questo parlare di voto di “opinione”, a Ischia, è quasi un imbroglio. Al di la del ”romanzo” politico non si può saltare la premessa fondamentale. Ossia che gli amministratori di solito sono lo specchio della società e dei cittadini che li hanno votati, salvo qualche rara eccezione che è capace di distinguersi

Quando Don Carlo afferma che «la politica fa clientelismo e i giovani scappano da Ischia», allarga una ferita che brucia, ma ci permette di indagare che cosa accade quando c’è una “classe” mediocre, quali effetti si è costretti a subire e quali occasioni si rischia di perdere, sia in senso collettivo sia individuale, tanto nel breve quanto nel medio e nel lungo periodo. All’opposto, con un’inversione di tendenza, moltiplicando con investimenti la forza centripeta che l’isola già possiede, invece di far scappare le nostre risorse umane, attraverso nuove condizioni favorevoli se ne potrebbe attrarre altre, dal Paese come dall’estero.

Come si fa a risvegliare quella coscienza sociale, di cui il sacerdote accenna nella sue risposte? Semplicemente dicendo le cose come stanno e come potrebbero cambiare se si afferrassero le occasioni che bussano alla porta dell’isola. E di opportunità, in effetti, ce ne sono. E anche parecchie. Più volte si è accennato al “Piano strategico per lo sviluppo socio economico dell’Isola d’Ischia” elaborato nel 2015 dall’allora Commissario dell’azienda di Cura e Soggiorno, Mimmo Barra

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In quest’ambiente retrogrado prima ancora culturale e dopo politico in cui si continua a riprodurre demotivazione nelle persone e nel tessuto imprenditoriale, non c’entra la pandemia: ciò che non c’è mai stato, tanto a livello politico quanto amministrativo, continuerà a non esserci. Il Covid ha solo inasprito lo spirito egocentrico e reso evidente un’incapacità di aggregazione e gestione collettiva dei problemi che interessano le amministrazioni. Per risolvere i quali, a un livello di concertazione permanente, si è fatto poco, per non dire niente. «Ho scoperto all’improvviso che tanti nostri giovani, anche ragazzi in gamba, sono andati via da Ischia perché purtroppo l’isola non offre nulla, nemmeno un minimo. Credo che in questo la politica in generale sta molto in ritardo, è una politica che in molte circostanze riesce al massimo a sistemare i marciapiedi e un po’ di aiuole. Per il resto fa fatica a guardare lontano, ho l’impressione che davvero non ci siamo: e poi purtroppo sapete benissimo che il problema delle piccole realtà è che spesso la politica può rischiare di ridursi a una forma clientelare, tesa ad accontentare questo o quello, perché magari siamo in piccole realtà e ci si conosce.

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Don Carlo Candido

Poi c’è il fatto che per essere eletti tante volte bastano pochi voti e quindi si finisce con l’essere espressione di una grossa famiglia o di un clan, con il risultato che certo non si ha interesse a tutelare il bene comune», afferma un Don Carlo tagliente, chirurgico, che conosce quale nervo è rimasto perennemente scoperto in un corpo sociale che fa di tutto per isolarsi dal mondo. Come si fa a risvegliare quella coscienza sociale, di cui il sacerdote accenna nelle sue risposte? Semplicemente dicendo le cose come stanno e come potrebbero cambiare se si afferrassero le occasioni che bussano alla porta dell’isola. E di opportunità, in effetti, ce ne sono. E anche parecchie. Più volte si è accennato al “Piano strategico per lo sviluppo socio economico dell’Isola d’Ischia” elaborato nel 2015 dall’allora Commissario dell’azienda di Cura e Soggiorno, Mimmo Barra. Di che cosa potrebbe interessarsi e quali sarebbero le sue finalità? Cominciamo dalla fine. Lo scopo è di dotare l’intero territorio isolano di un piano strategico di sviluppo, approfittando del ciclo di finanziamenti – previa presentazione di progetti comuni da parte delle sei amministrazioni – che va dal 2021 fino al 2027. Per evitare iniziative “singole” scollegate tra loro e che perciò si muovono senza un coordinamento, in assenza di obiettivi condivisi e concertati e per aumentare il livello di efficacia degli interventi. Già solo questo potrebbe limitare i danni della crisi economica e di una recessione che bussa alle nostre porte e accrescere il benessere della comunità isolana, senza distinguo, e, inoltre, attraverso progetti cantierabili favorire lo sviluppo sostenibile, la competitività e la crescita socio economica dell’isola.

Di che cosa potrebbe interessarsi e quali sarebbero le sue finalità? Cominciamo dalla fine. Lo scopo è di dotare l’intero territorio isolano di un piano strategico di sviluppo, approfittando del ciclo di finanziamenti – previa presentazione di progetti comuni da parte delle sei amministrazioni – che va dal 2021 fino al 2027. Per evitare iniziative “singole” scollegate tra loro e che perciò si muovono senza un coordinamento, in assenza di obiettivi condivisi e concertati e per aumentare il livello di efficacia degli interventi. Già solo questo potrebbe limitare i danni della crisi economica e di una recessione che bussa alle nostre porte e accrescere il benessere della comunità isolana, senza distinguo, e, inoltre, attraverso progetti cantierabili favorire lo sviluppo sostenibile, la competitività e la crescita socio economica dell’isola

Tutto ciò si basa su indirizzo già predisposto dalla Commissione Europea. La quale in relazione alle politiche di coesione ha ritenuto sottolineare che per vincere le molteplici sfide nei temi economici, ambientali e sociali, è necessario un approccio locale, strategico e territoriale mediante strumenti per l’implementazione di strategie sul campo. Sviluppo locale di tipo partecipato; investimenti territoriali integrati; piani di azione comune e sviluppo urbano integrato possono funzionare – dice la Commissione – solo se si possiede una strategia territoriale integrata e multisettoriale di progresso locale per l’accesso ai fondi strutturali della Regione Campania, i così detti POR. È in questo caso, perciò, che s’inserisce il piano strategico elaborato da Mimmo Barra. I Programmi Operativi Regionali, nel ciclo 2014-2020 prevedevano una dotazione finanziaria pari a 4.113.545.843 € da poter investire in una serie di assi d’intervento: A) Innovazione e sostegno alla competitività, con 1) sostegno a ricerca e innovazione, 2) ICT e agenda digitale, 3) competitività al sistema produttivo; B) Ambiente, patrimonio culturale e trasporti, con 4) energia sostenibile; 5) prevenzione rischi naturali e antropici; 6) tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale; 7) trasporti; C) Welfare; D) Sviluppo urbano sostenibile. Occasioni di finanziamento collettivo che non sarebbero andate perdute se i comuni avessero reso operativa la delibera del 2015, che tra l’altro individuava, sulla base di una concertazione condivisa, il comune di Forio quale ente capofila. Poiché alcuni hanno sofferto della sindrome da “first lady”, indirettamente, negli anni trascorsi, hanno mosso “critiche” al comune capofila che ha acconsentito a essere sostituito dall’Agenzia Regionale del Turismo per il nuovo ciclo di finanziamenti (2021-2027) che partirà da quest’anno. Oltre che per un maggiore coordinamento, magari questa volta senza frizioni tra i comuni. Tuttavia non è così. Il piano per l’accesso ai fondi strutturali per interventi sul territorio dell’isola però rischia di arenarsi, ancora una volta. A qualche “sindaco” la partecipazione dell’Agenzia del Turismo della Campania quale ente capofila fa storcere il naso, anteponendo perciò la “simpatia politica” all’occasione rappresentata da una progettazione collettiva nell’interesse “locale” e favorire l’ingresso in quelle linee di credito che riversate sul territorio lo potrebbero trasformare in un polo magnetico attrattore di ulteriori risorse. A questo punto le ipotesi sono due. O si procede all’adesione dei comuni favorevoli alla prosecuzione del piano, per sfuggire alla ipotesi di perdere di nuovo le occasioni di nuove linee di finanziamento, oppure il comune di Forio resta capofila e, di fronte alle supposte frizioni tra amministrazioni, ognuno dovrà limare qualcosa e cedere per far prevalere l’interesse dell’isola per realizzare magnifiche sorti progressive. A ben pensarci, però, potrebbe anche essercene una terza. Lasciare inattuato il piano, restare immobili di fronte ad antipatie e frizioni, e decretare – ancora una volta – l’inadeguatezza di persone che, ricoprendo ruoli di primo piano, dovrebbero pensare, e bene, al benessere comune. Se si realizzasse questo scenario, saprete a chi attribuire la colpa e i motivi per cui Ischia è destinata a diventare sempre più il fanalino di coda del Golfo di Napoli, e della Campania, con la conseguente perdita di spazio nella competizione internazionale.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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