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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto»«I ratti adorano le cloache» 

I dettagli spesso passano sotto traccia ma hanno sempre una propria importanza. La capacità di metterli in relazione, ci consente di leggere la realtà o costruirla per mezzo delle piccole cose. Quest’operazione passa necessariamente per un grado diverso di osservazione e, così, solo per esaltare la gioia collettiva, il titolo di studio in questo caso come in altri c’entra come il cavolo a merenda. A gradi differenti i dettagli ci dicono che dentro questo enorme tutto che è l’isola d’Ischia ci siamo allontanati ancora da qualità e visione, caratteristiche fondamentali se si vuol riprodurre le fibre con le quali fortificare una società nuova, diversa.

I dettagli spesso passano sotto traccia ma hanno sempre una propria importanza. La capacità di metterli in relazione, ci consente di leggere la realtà o costruirla per mezzo delle piccole cose. Quest’operazione passa necessariamente per un grado diverso di osservazione e, così, solo per esaltare la gioia collettiva, il titolo di studio in questo caso come in altri c’entra come il cavolo a merenda. A gradi differenti i dettagli ci dicono che dentro questo enorme tutto che è l’isola d’Ischia ci siamo allontanati ancora da qualità e visione, caratteristiche fondamentali se si vuol riprodurre le fibre con le quali fortificare una società nuova, diversa. Delicatezza, sensibilità e dignità, in questi tempi in cui la superficialità nelle sue sfaccettature ci travolge a varia intensità, non perdiamo occasione di sostituirle con l’indifferenza post Covid e con comportamenti rozzi, autoritari e poco autorevoli. In un clima simile pure il lavoro va a farsi benedire, insieme al rispetto per l’altro: un portiere di notte in albergo se gli va bene può ambire a scarsi 1000 euro di retribuzione senza giorno di festa, per poco più di due mesi

Delicatezza, sensibilità e dignità, in questi tempi in cui la superficialità nelle sue sfaccettature ci travolge a varia intensità, non perdiamo occasione di sostituirle con l’indifferenza post Covid e con comportamenti rozzi, autoritari e poco autorevoli. In un clima simile pure il lavoro va a farsi benedire, insieme al rispetto per l’altro: un portiere di notte in albergo se gli va bene può ambire a scarsi 1000 euro di retribuzione senza giorno di festa, per poco più di due mesi; gli stagionali non se la passano meglio, mentre la narrazione imperante attribuisce la responsabilità di non voler lavorare, o sottomettersi a certi meccanismi, al reddito di cittadinanza.

Fatte le dovute eccezioni, non ci sono solo imprenditori disonesti o lavoratori dello stesso tenore dei primi, tuttavia bisogna tener conto che esistono condizioni obiettive e imprescindibili dalle quali non ci si può allontanare. Il rischio di sfiorare – diciamolo una buona volta – una specie di moderno schiavismo è alto. Questo pericolo si può ridurre soltanto proponendo contratti in grado di garantire il livello minimo stabilito, in cui almeno la decenza non è disintegrata del tutto. Per la verità questa dimensione del lavoro, nel lavoro e nel suo concetto che in Italia abbiamo mutuato a nostro uso e consumo, c’era già sull’isola prima della pandemia. Solo che adesso abbiamo l’occasione di non far più far finta di niente, come di affermare che le tasse “sul lavoro” sono troppo alte e andrebbero eliminate completamente. Si potrebbe scattare una fotografia pure al turismo, al modo – obsoleto – di accogliere gli ospiti. Siamo imbambolati dai numeri sparati oltre le migliaia di arrivi nei fine settimana, tanto da convincerci che basti il Sole, un po’ di mare, la voglia di tintarella e qualche tarantella la sera, coprifuoco permettendo, dopo aver sollevato il telone dalla spiaggia, per affermare che Ischia è di nuovo meta turistica ambita e preferita.

In questo sogno ad occhi aperti dimentichiamo che – l’ho già detto in altre occasioni ma è sempre utile ripeterlo – il “nostro” competitor non è Capri o la Costiera Amalfitana ma noi stessi e il mondo. Che l’importante non sono i numeri – di arrivi – e non saranno questi a fare la differenza ma i servizi insieme alla qualità dell’offerta e alla capacità di trasferire un’esperienza al visitatore. Immaginate, al contrario, che poi è la realtà, quella che potrebbe avere il poveretto alle fermate senza una pensilina, mentre attende l’autobus con quaranta gradi all’ombra. Ne parliamo da anni, senza che nessuna delle sei amministrazioni sia stata capace, finora, di sviluppare un’empatia col territorio e le sue esigenze 

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In questo sogno ad occhi aperti dimentichiamo che – l’ho già detto in altre occasioni ma è sempre utile ripeterlo – il “nostro” competitor non è Capri o la Costiera Amalfitana ma noi stessi e il mondo. Che l’importante non sono i numeri – di arrivi – e non saranno questi a fare la differenza ma i servizi insieme alla qualità dell’offerta e alla capacità di trasferire un’esperienza al visitatore. Immaginate, al contrario, che poi è la realtà, quella che potrebbe avere il poveretto alle fermate senza una pensilina, mentre attende l’autobus con quaranta gradi all’ombra. Ne parliamo da anni, senza che nessuna delle sei amministrazioni sia stata capace, finora, di sviluppare un’empatia col territorio e le sue esigenze.

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O pensate sempre al poveretto che se ne va in giro per viottoli e percorsi affascinato dal panorama suggestivo e dai cumuli d’immondizia, innovative installazioni del disinteresse isolano contemporaneo. O che al posto di percorrere la distanza tra Sant’Angelo e Ischia, soffrire di stenti a causa delle auto quanto di tassisti pronti a spillargli 60 euro per la corsa (è accaduto la scorsa settimana), avrebbe fatto meglio paracadutarsi sull’obiettivo e non sorbirsi la coltre di fumo, fossi e semafori in questo rally ischitano. Non riusciamo a sognare un’Ischia eccellente e non riusciamo a usare la realtà per migliorarci con l’impareggiabile effetto di distruggere il poco – ma bello – che abbiamo in cui trova spazio la pretesa critica a qualunque idea in grado di instillare l’illusione che è possibile cambiare. Siamo un popolo di ciechi navigatori, pronti ad addossare la responsabilità e la colpa al reddito di cittadinanza o ai turisti che “non sanno che cosa si perdono” se andranno da un’altra parte, mentre in fondo sogniamo che arrivino come cavallette, fatta salva la loro capacità di capire che noi siamo disponibili a lavorare solo d’estate, dopo rivendichiamo il nostro diritto di andare il letargo. In altre parole, al diavolo “destagionalizzare”.

In altre parole, al diavolo “destagionalizzare”. Una parola che andrebbe messa insieme a “servizi, qualità e formazione” sia del personale come degli imprenditori ma che resta aliena come le altre. Perché è meglio cantare e suonarsela quest’isola, farsi abbagliare dalle foto in spiaggia e dal mito del raggio verde, ammaliati dalla piacevole patologia del pavone prodotto dall’ormai commerciale “noi siamo Ischia”. Già solo questo dovrebbe difenderci dalle invasioni barbariche in arrivo dalla terraferma, pronte a depredarci a causa di locandieri invisibili e a buon mercato 

Una parola che andrebbe messa insieme a “servizi, qualità e formazione” sia del personale come degli imprenditori ma che resta aliena come le altre. Perché è meglio cantare e suonarsela quest’isola, farsi abbagliare dalle foto in spiaggia e dal mito del raggio verde, ammaliati dalla piacevole patologia del pavone prodotto dall’ormai commerciale “noi siamo Ischia”. Già solo questo dovrebbe difenderci dalle invasioni barbariche in arrivo dalla terraferma, pronte a depredarci a causa di locandieri invisibili e a buon mercato. Se il diavolo alberga nei dettagli, se la realtà è questa sebbene il “bello” nonostante la nostra inconcludenza cui si aggiunge l’incapacità, ad ogni livello, di rispondere alla solita e stantia domanda “chi vogliamo essere e dove vogliamo andare?” sia ancora in grado di difendersi. Se l’isola in fin dei conti è una fogna in cui per molti s’intreccia sempre e solo il positivo mentre tentiamo continuamente e in larga parte di nascondere il suo contrario, e lamentarcene quando lo vediamo; se insomma Ischia non rifonda se stessa, partendo da Ischia non sarà certo il Covid ad ammazzarci perché il virus, intelligente, non farà fatica a rendersi conto che siamo ormai a buon punto.  

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